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Bimbo morì schiacciato dal trattore nel 2003, la Cassazione riapre il processo - BergamoNews
Il caso

Bimbo morì schiacciato dal trattore nel 2003, la Cassazione riapre il processo

I fatti risalgono a quindici anni fa: durante la visita ad una cascina della bassa un bambino è rimasto schiacciato sotto la ruota di un trattore. La Corte Suprema, accogliendo il ricorso presentato dai genitori, motivato dalla distanza tra il corpo del bambino e la ruota, ha riaperto il caso.

Non è stata presa in considerazione “la circostanza che, all’esito dell’incidente, il corpo esamine della piccola vittima giaceva fuori dall’area circoscritta destinata allo stoccaggio del cereale, ad una distanza di almeno otto metri dallo scivolo d’uscita della zona “franca” di manovra del trattore”.

Negli ultimi mesi dello scorso anno, con questo motivo, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una famiglia bergamasca per la morte del figlio.

Quindici anni fa, il giorno di Ferragosto, durante la visita ad una cascina agricola, un bambino sfuggito all’attenzione dei genitori è stato travolto e ucciso dal trattore condotto da un fattore impegnato a manovrare nell’aia, durante le operazioni di pressatura del mais, accumulato per lo stoccaggio.

Nei precedenti gradi di giudizio, la domanda della famiglia bergamasca che ha chiesto il risarcimento danni in base all’art. 2054 del codice civile, articolo che disciplina la colpevolezza nella responsabilità per danni conseguenti alla circolazione dei veicoli, non è stata accolta. Il tribunale, nel motivare il rifiuto, ha spiegato che “allorché la circolazione avvenga su aree diverse da quelle stradali pubbliche e da quelle ad esse equiparate (intendendosi per tali le aree in cui può circolare un numero indeterminato di persone, come, ad es., i parcheggi dei supermercati o le aree di servizio dei distributori), la norma non poteva essere invocata”. Entrando nel merito, i giudici hanno spiegato che “l’incidente era avvenuto nell’aia di una cascina, area da ritenersi «strettamente» privata, dovendosi pertanto fare applicazione delle regole generali”.

Secondo la Cassazione “La Corte di appello ha escluso che la morte di A.L. fosse imputabile a L. A. in quanto ha ritenuto non dimostrate le circostanze di fatto secondo cui l’incidente si sarebbe verificato al di fuori della circoscritta area di stoccaggio, all’esito di una manovra imprudente del guidatore del trattore, il quale, dopo aver sospeso il lavoro di pressatura del mais, sarebbe uscito in retromarcia dalla predetta area per andare a parcheggiare il mezzo senza prestare la dovuta attenzione, nonostante fosse consapevole della vicina presenza dei visitatori, nonché del fatto che tra di loro c’erano dei bambini”.

“La Corte territoriale, al contrario, ha ritenuto piuttosto verosimile che l’incidente si fosse verificato all’interno dell’area di stoccaggio, nella quale la piccola vittima, sfuggita al controllo dei genitori, era imprevedibilmente entrata in modo “insidioso” e “repentino” mentre l’incolpevole L.A. stava proseguendo, senza soluzione di continuità, l’attività di pressatura del mais (che comportava continue manovre di avanzamento e di retrocessione del mezzo) nella ragionevole convinzione di operare in piena sicurezza, peraltro ad una considerevole distanza dal luogo in cui erano assembrati i visitatori”.

Con un ricorso, articolato in otto motivi, i genitori si sono appellati alla Corte Suprema. Dichiarati inammissibili sette motivi circa “la valutazione delle prove e il diniego di disporre l’invocata consulenza tecnica cinematica”, la Cassazione ha accolto il primo: il “mancato esame, da parte della Corte territoriale, del fatto storico relativo alla posizione del cadavere di A. L”.

“L’esame di tale circostanza – secondo i genitori – sarebbe stato decisivo in funzione di una diversa ricostruzione dei fatti dalla quale emergesse il carattere colposo della condotta tenuta da L.A., atteso che la vittima era deceduta per “arrotamento” da parte della ruota posteriore dell’imponente mezzo agricolo, sicché doveva escludersi che essa fosse stata sbalzata oltre il luogo dell’investimento e doveva invece reputarsi che questo si fosse verificato proprio nel punto preciso in cui il cadavere era stato successivamente rinvenuto”.

Circostanza per cui “l’incidente non si era verificato durante l’ininterrotto svolgimento delle continue manovre di avanzamento e retrocessione del mezzo funzionali alla pressatura del cereale, a seguito dell’imprevedibile e repentina invasione dell’area di stoccaggio da parte della piccola vittima, ma si era verificato al di fuori di tale area, dopo che l’A. aveva concluso le predette operazioni ed aveva imprudentemente intrapreso una manovra di retromarcia per raggiungere la zona di parcheggio del mezzo, senza curarsi della vicina presenza dei visitatori e della possibilità che essi potessero trovarsi nella sua traiettoria”.

Quindi “la sentenza deve pertanto essere cassata con rinvio alla Corte di appello di Brescia, in diversa composizione, che provvederà ad una nuova ricostruzione dei fatti e ad un nuovo giudizio di merito, tenendo nella debita considerazione il fatto storico il cui esame era stato omesso nel giudizio precedente”.

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