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I saldi della politica, i sogni non sono mai troppo cari - BergamoNews
Lo sguardo di beppe

I saldi della politica, i sogni non sono mai troppo cari

Mi auguro davvero che nessuna delle facezie elettorali diventi realtà. Il prezzo che dovremmo pagare in tempi non molto futuri rispetto all'adozione di questi provvedimenti annunciati, sarebbe ben più alto dei temporanei benefici acquisiti

“Accorrete signore e signori, avvicinatevi a questa vendita all’asta. Un sogno non è mai troppo caro”.

Ora continuo io, non più Bècaud. “Primo lotto: la grande illusione della diminuzione del carico fiscale, ricchi doni e cotillons per tutti”.

Così iniziava una nota canzone di Gilbert Bècaud, intitolata proprio : la vendita all’asta, “ la vente aux enchères”. Ovviamente, offriva altri beni.
I partiti italiani non han perso l’occasione di rispolverarla e ci stanno proponendo tanto appetibili quanto inattuabili promesse. Che burloni. E dire che carnevale è ancora lontano.

“Aboliremo il canone Rai”, si grida da una parte. “Daremo una pensione minima di 1000 Euro a tutti coloro che percepiscono meno di questo importo”, si rincara dall’altra. “Daremo a tutti coloro che ne avranno diritto un reddito di dignità o di cittadinanza che dir si voglia”, è il terzo ritornello che gira al quale ogni giorno, le contrade che partecipano al palio elettorale aggiungono qualche sorpresa sempre più pittoresca. Son come i cavalli quando sono alla corda e scalpitano, nervosi, per il desiderio di correre. La gara è a chi le spara più grosse sapendo che, data la situazione del nostro debito pubblico, voragine che aumenta a dismisura, poco o nulla si potrà fare.

“Aboliremo le tasse universitarie”, ecco l’ultima trovata in ordine di tempo. Ma non disperate, prima di marzo è probabile che qualche altro annuncio venga immesso sul mercato del voto.
Sono profondamente convinto che si sia andati oltre il fondo e che non ci resti che la “sconsolazione” alla quale aggrapparci, pronti a subire i contraccolpi o le disillusioni di quanto in realtà ci capiterà. Se la credibilità internazionale di una nazione si dovesse fondare sulla serietà dei programmi elettorali dei suoi uomini politici, grazie ai nostri esimi ed illuminati parlamentari parcheggiati nel castello del potere, a noi spetterebbe una misera appendice nella quale essere menzionati come ideatori di spiritosaggini.

L’Italia ha un problema gigantesco, il suo colossale debito pubblico. Su come ridurlo per dare l’impressione di affidabilità agli altri paesi, nessuno osa dare indicazioni. Su come aumentarlo fino al default, tutti ci stanno provando, proponendo scemenze di notevole calibro, buttate sul mercato elettorale al solo scopo di far abboccare un certo numero di improvvidi cittadini.
Scendiamo nel dettaglio di alcune di queste scemenze. Per obbligare tutti a pagare il canone Rai, il governo Renzi ce lo infila nella bolletta dell’energia elettrica. Lo stesso attore di questo provvedimento, improvvisamente, folgorato da diversa illuminazione, ci dice che se andrà al potere, non al governo che è cosa seria, lo cancellerà. Era in mala fede prima o lo è ora?

E poi, per poter mandare avanti quel carrozzone indefinibile che è la Rai, si dovranno stanziare le risorse necessarie a tenerlo in piedi. La Rai non vive solo di proventi pubblicitari come le reti private quindi, capite bene che per dare valanghe di soldi ai vari Fazio perché confezionino interviste già ascoltate in altre trasmissioni, o alle sorelle Parodi per occupare un pomeriggio noiosissimo e invedibile, o ad altre figure da gerontocomio, dovranno pur cacciare del denaro che sarà finanziato, com’è ovvio, con il ritocco di qualche imposta o di nuove tasse più o meno occulte che, a detta loro, stanno diminuendo.

Il paese dei balocchi si fa sempre più grande. I costi aumenteranno ed il debito pubblico continuerà ad aumentare fino a che raggiungerà la linea di non ritorno verso il default.

Qualcuno, per accaparrarsi le simpatie dei ceti meno abbienti, promette di elevare la soglia di tutte le pensioni minime a mille euro, scontentando ovviamente tutti coloro, e non sono pochi, che hanno versato contributi per avere una pensione più alta ed infrangendo il concetto di giustizia riferibile al fatto che la proporzionalità dei provvedimenti di questo genere deve ricadere su tutti i cittadini. Chi ha pagato contributi a valanga si vede bloccato ogni possibile aumento, mentre chi non ne ha versati o ne ha versati in misura minore, viene privilegiato.
Che strano senso della giustizia affligge le menti di chi elabora questi provvedimenti/promesse?

Ripeto fino alla noia che nessuno ci dice dove troveranno i fondi necessari per attuare tutte queste promesse indecenti. Quindi, da persone serie quali vogliamo essere, non lasciamoci ammaliare dal canto di queste vecchie e giovani sirene. Eviteremo di imprecare quando capiremo che non usufruiremo dei benefici promessi dai vincitori di questa ridicola singolar tenzone. Da sempre si parla di tagli alla spesa pubblica, al numero delle auto blu, alla soppressione di enti inutili, della revisione delle pensioni d’oro e della soppressione dei vitalizi, anche di quelli pregressi. Si continua a parlarne perché il modo più astuto di non prendere provvedimenti è di continuare a parlarne senza mai arrivare a nessuna decisione. Insomma, ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, la scarsa affidabilità e credibilità di questa gente che dice di rappresentarci ma che in realtà rappresenta solo se stessa, sta dando un miserando spettacolo.

Dimenticavo l’appello ai giovani: ragazzi, iscrivetevi tutti all”università se verranno abolite le tasse universitarie. Poi, con calma, dopo qualche anno di frequenza senza andare oltre la copertina dei testi da studiare, tornate nel mondo normale, quello che non chiede lauree ma competenze. Ci sarete costati solo qualche centinaia di milioni, a meno che si aggiunga una postilla alla proposta e che questa reciti: “In caso di abbandono del corso universitario o di profitto deludente, lo studente, o chi per esso, dovrà rifondere le spese sostenute dallo stato per offrire questa opportunità gratuita”.

Mi auguro davvero che nessuna delle facezie elettorali diventi realtà. Il prezzo che dovremmo pagare in tempi non molto futuri rispetto all’adozione di questi provvedimenti annunciati, sarebbe ben più alto dei temporanei benefici acquisiti. Sì, perché tra i provvedimenti di dubbia costituzionalità applicabili solo a coloro che nulla possono per opporvisi, vedremo piombarci tra capo e collo provvedimenti con effetti retroattivi, proprio perché solo sui deboli ed indifesi questi possono essere applicati per compensare i buchi creati dalle dissennate decisioni che dovrebbero essere adottate. Credo che i nostri politici dovrebbero pensare più al “panem” che ai “circenses”.

E che dire dell’ultima trovata sui sacchetti di materiale riciclabile? Non vi siete mai accorti che già li pagavamo allo stesso prezzo della frutta e della verdura che contenevano?

Ora, al costo delle mele e delle pere contenute nel sacchetto pagato al prezzo del contenuto, aggiungete l’ulteriore balzello che l’intelligenza governativa ha caricato. Ovviamente, sostengono i promotori di tale geniale trovata, è a scopo educativo che si impone questo irrisorio balzello. È questa la fiducia nel senso di responsabilità che ci attribuiscono i politici! Il riciclo mi da l’impressione di essere un messaggio subliminale che riguarda la loro condizione. Se non li ricicliamo facendoli rinascere ancora lì dove da sempre stanno, che farebbero costoro che hanno scelto la professione del politico a vita?

Per inciso, l’inchiostro e le etichette di carta che contaminano i sacchetti le facciamo tagliare da gruppi di disoccupati dotati di forbici, una ad una?
E allora, lasciatemi di nuovo rispolverare Cicerone con il monito lanciato contro Catilina, avvertimento che io rivolgo ai politici nostrani, sì, quelli che siedono sui colli Romani: “Fino a quando abuserete della nostra pazienza?”.

Intanto, gli aumenti che il 2018 porterà con sé, costeranno alle famiglie esborsi per 920 euro. Ma di questo, in campagna elettorale, non si può parlare, è tabù.

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