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Picchi di influenza, scontro tra Regione e Ordine dei Medici sulle visite a domicilio

L'invito del Pirellone ai medici di base, circa 600 in Bergamasca: "Più visite a casa dei pazienti". Il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia, Marinoni: "Dov'è il senso?"

Aumentare le visite a casa dei pazienti per evitare che i pronto soccorso si intasino sempre più. È l’invito che Regione Lombardia ha rivolto agli oltre 6 mila medici di famiglia operativi sul territorio, circa 600 in provincia di Bergamo.

Secondo gli esperti, il picco effettivo dell’influenza è previsto per la prossima settimana. Il Pirellone ha inviato una circolare sia agli ospedali – nei quali si invita ad attuare il blocco dei ricoveri e degli interventi non urgenti per permettere ai pronto soccorso di smaltire i pazienti urgenti – sia una comunicazione ai medici di base: “Attraverso le Ats, soprattutto quelle interessate dai maggiori afflussi, abbiamo sensibilizzato i medici di medicina generale a favorire le visite domiciliari – spiega l’assessore Giulio Gallera -. Siamo consapevoli che la situazione sia figlia di una presa in carico sul territorio poco efficace, soprattutto dei pazienti con più di 65 anni. È un problema che contiamo di risolvere attraverso una maggiore sensibilizzazione nei confronti della vaccinazione antinfluenzale e con l’attuazione della riforma sanitaria”.

L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha fatto sapere che durante le feste i giorni più intensi sono stati quelli del 26-27 dicembre, tra Natale e Capodanno, con oltre 700 accessi al Pronto Soccorso nel giro di 24 ore.

L’invito della Regione, tuttavia, non sembra essere granché condiviso dall’Ordine dei Medici, come testimoniano anche le parole del presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Bergamo, Guido Marinoni: “Quella di Regione Lombardia è una richiesta che non ha alcun senso, non capisco che relazione ci sia tra le visite a domicilio e gli accessi al pronto soccorso”. Sempre secondo Marinoni “l’accesso al pronto soccorso per i casi gravi può diventare un problema nel momento in cui reparti ospedalieri non sono in grado di accogliere i pazienti, che per tanto sono costretti a rimanere bloccati. Questa, però – precisa il presidente dell’Ordine – è una realtà che non riguarda tanto la Lombardia, quanto le regioni che soffrono maggiori criticità nel sistema sanitario”.

La criticità è poi aggravata dal “sempre minor numero di medici di medicina generale” e dal “sempre minor numero di medici ospedalieri e di pronto soccorso dovuto alla mancanza di turn over – conclude il numero uno dell’Ordine -. Paradossalmente, per un errore gravissimo di programmazione, a fronte di un numero sufficiente di laureati in medicina, mancano gli specialisti e i medici di medicina generale, essendo insufficienti i posti nei corsi di specializzazione. Un problema strutturale complesso, dunque. Le code al pronto soccorso non sono le code in autostrada a ferragosto”.

I dati degli ultimi giorni raccontano di quasi 7 milioni di pazienti visitati negli ambulatori dei medici di famiglia – il 30% in più rispetto all’anno passato – e di un +20% di accessi stimati in Pronto soccorso, con un particolare peso degli ingressi pediatrici, che salirebbero del +15-20 per cento. I dati arrivano dalla Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) e dalla Simeu, la società scientifica dell’emergenza-urgenza. Che, come ogni anno, tracciano un bilancio del malanno di stagione. Il virus 2017/2018 sembra essere davvero un osso duro se è vero, come spiegano dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che stiamo assistendo al picco più alto mai registrato dal 2009 a oggi.

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