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Riforma intercettazioni spiegata dal magistrato Dettori: “Servono mezzi per applicarla”

"Con la scarsità di mezzi e di uomini delle Procure italiane attuale, rischiamo di non ottenere il risultato sperato"

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Nei giorni scorsi il Governo ha attuato la delega di cui alla legge 103/2017 e ha varato  definitivamente la riforma delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni. L’obiettivo è di contemperarne l’importanza strategica a interessi tutelati dalla Costituzione. Entrerà in vigore dopo sei mesi dalla pubblicazione. La parte che sancisce il diritto dei giornalisti ad avere copia dell’ordinanza di custodia cautelare, una volta resa nota alle parti, sarà invece efficace tra un anno.

Ne abbiamo parlato con il magistrato Gianluigi Dettori, temporaneamente in servizio alla procura di Tempio, ma prossimo al ritorno a Bergamo.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alla riforma delle intercettazioni, che entrerà in vigore dopo sei mesi dalla sua pubblicazione, prevista per gennaio. Cosa cambia?

“In sostanza, i punti più rilevanti possono essere riassunti nel modo che segue:

a) Maggiore riservatezza delle comunicazioni tra avvocato difensore e il proprio assistito; se le intercettazioni, anche per caso, captassero conversazioni tra difensore e assistito, esse sono inutilizzabili e non possono essere neppure trascritte; onestamente, sul punto la riforma non è molto innovativa, perchè già oggi le conversazioni difensive non sono utilizzabili nel procedimento;

b) Si innalzano da 5 a 10 giorni i termini per il difensore per esaminare il materiale intercettato, una volta che è stato depositato; il termine è sostanzialmente inutile, perchè già oggi è consentito un “ritardato deposito” (che è la norma) che posticipa la conoscibilità delle intercettazioni al momento in cui vengono pubblicati gli atti, normalmente coincidente con l’arresto del soggetto o con la chiusura delle indagini preliminari;

c) Viene introdotto il divieto di trascrizione, anche sommaria, di comunicazioni o conversazioni irrilevanti per le indagini (sia per oggetto che per soggetti coinvolti), nonchè quelle che sono relative a dati sensibili salvo che non siano ritenute rilevati a fini di prova. In sostanza quindi sarà la Polizia Giudiziaria a scegliere le conversazioni che riterrà rilevanti per l’indagine, sebbene rimanga la facoltà per il pm di disporre con decreto motivato che le comunicazioni e le conversazioni scartate siano comunque trascritte, quando ritenute rilevanti; questa è la vera novità della riforma, e sostanzialmente attribuisce alla polizia giudiziaria i potere di decidere cosa far leggere subito al pubblico ministero e cosa invece debba essere espressamente richiesto da quest’ultimo;

d) Viene introdotta una doppia fase per il deposito degli atti delle intercettazioni: in una prima fase vengono depositate le conversazioni e gli atti relativi, e in una seconda fase avviene la “scelta” e lo stralcio di quelle ritenute irrilevanti e quindi inutilizzabili, davanti al GIP; la doppia fase da un lato garantisce davvero solo se l’esame delle conversazioni (anche quelle scartate) sarà stata effettiva, e dall’altro attribuisce al giudice l’ennesima incombenza che finirà per ingolfare definitivamente gli uffici GIP;

e) Spetta al PM il ruolo di garante della riservatezza della documentazione, giacchè a lui compete la custodia nell’archivio del materiale ritenuto irrilevante, con facoltà di ascolto ed esame, ma non di copia, da parte dei difensori, nonchè del giudice; da un lato quindi il pubblico ministero dovrà fidarsi ciecamente di quanto a lui riferito dalla Polizia Giudiziaria, e dall’altro però è nominato custode di conversazioni che neppure conosce;”

Il lavoro di magistrati e avvocati sarà più complicato o più agevole?

“Beh, è intuitivo che quando si “procedimentalizza” qualcosa, il lavoro diviene più complicato, più lungo, e foriero di errori procedurali che possono portare alla inutilizzabilità di conversazioni anche rilevantissime, magari per un errore nella procedura. Nel concreto, bisogna capire che quando si intercetta una conversazione telefonica (e ancora di più una conversazione tra presenti), i minuti di conversazione sono veramente una quantità enorme. Ebbene, provate a pensare cosa significhi per per il difensore ascoltare – in ufficio e senza diritto di copia – centinaia di giornate di conversazioni per decine di imputati. Significa come minimo approntare un ufficio dove il difensore, personalmente o a mezzo di suoi collaboratori, possa stazionare per giorni interni per ascoltare le conversazioni scartate dalla polizia giudiziaria per verificare che non ce ne siano alcune che – irrilevanti nella prospettiva della polizia giudiziaria – siano invece assai rilevanti per l’indagato. Ciò comporterà la necessità che gli studi legali siano attrezzati (di risorse e di personale) per riuscire ad effettuare questo ascolto, con conseguente aumento dei costi di difesa.

E anche per il pubblico ministero il lavoro si aggrava esponenzialmente: ogni pubblico ministero oggi può gestire numerose linee telefoniche intercettate contemporaneamente, specialmente nei processi rilevanti: pensate davvero che – nella gestione quotidiana di migliaia di indagini – possa riuscire ad ascoltare personalmente tutte le conversazioni , per valutare magari di decidere con decreto motivato di recuperarne qualcuna tra quelle “scartate” dalla Polizia Giudiziaria?

Oppure ancora, sebbene in un deprecabile ragionamento di patologia (che però la cronaca italiana talvolta ci ha propinato), pensate a quanto il sistema si presti possibili abusi nella scelta (e lo scarto) di conversazioni rilevanti, che non essendo controllabili dal pubblico ministero, vengono perdute nell’oblio dell’archivio. Insomma, il lavoro si complica notevolmente, e probabilmente non fa un buon servizio alla Giustizia”

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha parlato di una privacy più protetta grazie a questa riforma. È d’accordo?

“Si tratta di intenderci. Le intercettazioni telefoniche sono SEMPRE una violazione della privacy, sebbene una violazione consentita dalla Costituzione per prevenire e reprimere reati. Ovviamente, poichè gli interessi costituzionalente garantiti sono due – la privacy ma anche la legalità – e sono in conflitto, si tratta di bilanciare adeguatamente il rapporto tra i due, in modo che si tutelino entrambi con il minore sacrificio necessario per ciascuno di essi, secondo gli insegnamenti della Corte Costituzionale.

La riforma potrebbe anche essere apprezzabile (è una scelta politica e non spetta alla Giurisdizione contestarla), ma dovrebbe essere accompagnata da adeguate risorse di uomini e di mezzi che consentano di applicarla compiutamente, per esempio con la concreta possibilità per il pubblico ministero e per il difensore di ascoltare e controllare il contenuto delle conversazioni, anche di quelle scartate dalla polizia giudiziaria. Oggi, con la scarsità di mezzi e di uomini delle Procure italiane, si otterrà il risultato opposto: si lascerà in sostanza la scelta alla Polizia Giudiziaria, sulla quale il Pubblico Ministero, il difensore e il GIP non potranno fare altro che appiattirsi”.

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