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“Contraccezione libera e gratuita”: la petizione raggiunge 50mila firme

Un gruppo di ginecologi ha lanciato l’iniziativa sulla piattaforma Change.org, tu cosa ne pensi?

“I profilattici? Costano troppo. La pillola? Troppo cara e fa male”. Sono queste le classiche frasi che i giovani d’oggi dicono quando si parla di contraccezione. Risultato? Gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale in aumento, Aids compreso.

L’HIV è un’infezione silente, che colpisce le fasce d’età più giovani: spesso capita che, all’interno di una coppia, il maschio non confessi di averla – o magari nemmeno lo sa – e la donna viene poi infettata. Il ministero della Salute, che nel 2016 ha registrato l’85,6% di nuovi contagi da HIV e la Lombardia è la regione in cui è stata riscontrata la maggior incidenza di positività riguardo l’HIV, e proprio Bergamo è una delle città in cui c’è la maggior concentrazione.

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I metodi contraccettivi sicuri, quindi, risultano ad essere poco utilizzati, perché costosi, perché sconosciuti o addirittura avvolti da falsi pregiudizi sui loro effetti collaterali. Così, nel gran silenzio di campagne informative sulla sessualità sicura, un gruppo di ginecologi ha deciso di riaccendere i riflettori sull’importanza fondamentale della prevenzione, lanciando una grande petizione nazionale per la “contraccezione gratuita” sulla piattaforma Change.org (clicca qui per andare alla petizione). In Italia, infatti, a differenza di altri Paesi europei, come la Francia, il Belgio e la Germania, la contraccezione è interamente a carico delle cittadine e dei cittadini, salvo rare iniziative locali.

Il “Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole”, i cui portavoce sono Marina Toschi, vicepresidente di “Agite”, associazione ginecologi territoriali, e Pietro Puzzi, ginecologo ospedaliero per 33 anni e oggi attivo nei consultori lombardi. Quello che il Comitato chiede (oltre a Toschi e Puzzi tra i 25 firmatari dell’appello ci sono epidemiologi, ostetriche e giornaliste) è una contraccezione “libera e gratuita”. E cioè che preservativi, spirali, pillole, anelli vaginali diventino, o tornino a essere, come nel caso della pillola, gratuiti: la disponibilità di contraccettivi gratuiti, erogati a carico del Servizio Sanitario Nazionale, è condizione necessaria per garantire il diritto alla procreazione responsabile, con ricadute importanti sulla salute delle donne.

“Chiediamo a tutta la società civile, cittadine e cittadini, di far sentire la propria voce firmando il nostro appello”, dice Marina Toschi. “Le campagne pubbliche di informazione sulla fertilità lanciate negli ultimi anni si basano sul fondamento comune della procreazione responsabile, diritto che nel 2017 nessuno metterebbe mai in discussione in un Paese democratico. Tuttavia oggi in Italia il costo della contraccezione risulta troppo oneroso per tante donne, coppie e famiglie in condizioni di disagio economico, acuite dalla crisi. La concreta difficoltà di regolare la propria fertilità, programmando e distanziando adeguatamente le gravidanze, ma anche la scelta obbligata del contraccettivo meno adatto, hanno un evidente impatto negativo sulla salute fisica e psicologica di queste donne, accentuando ulteriormente i loro problemi economici e sociali”.

L’obiettivo delle 50mila firma è stato raggiunto in meno di un mese, ora il prossimo step è arrivare a 75mila firme e consegnare la petizione alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin.