Storie e leggende

Chi è la Befana e perché non solca i cieli di Bergamo

Vi siete mai chiesti come nasce la tradizione della Befana e come ha potuto raggiungere una così grande popolarità?

La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, con il vestito alla romana… “, così recita una celebre filastrocca dedicata alla simpatica vecchietta che allieta la festa dell’Epifania alla maggior parte dei bambini italiani. Una tradizione che accompagna il nostro Paese da secoli, che vede in occasione del 6 gennaio l’arrivo di una donna anziana dall’aspetto a tratti ripugnante, ma anche dai risvolti misteriosi. Per esempio non vi siete mai chiesti come nasce la tradizione della Befana e come ha potuto raggiungere una così grande popolarità?

Per scoprirlo bisogna tornare nell’Antica Roma quando, a cavallo fra dicembre e gennaio, si celebravano alcune festività tese a inaugurare l’arrivo del nuovo anno, fra le quali quelle dei Sigillaria, ricorrenza dedicata alla dea Strenua e che vedeva i Romani scambiarsi doni ed auguri in occasione del 23 dicembre. Fra i regali offerti dai Romani erano presenti ramoscelli sacri di alloro o di olivo, fichi, miele e datteri, oggetti che ricordano quelli portati dalla Befana in occasione dell’Epifania, mentre ai bambini spettavano biscottini chiamati “sigillia” con forme di bamboline o animaletti.

La tradizione, introdotta dal re romano Tito Tazio con l’intento di propiziare il nuovo anno con i rami del bosco sacro alla divinità sabina, è proseguita nel corso dei secoli fino al Duecento, quando la Befana ha sostituito Strenua, una donna propizia che ha coronato l’Epifania, fino al IV secolo d.C. anniversario della Nascita di Gesù, in seguito celebrazione dei tre segni rivelatori di Cristo (l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù adulto nel fiume Giordano, e il primo miracolo di Gesù avvenuto a Cana), in grado di sostituire le precedenti tradizioni pagane.

Nel corso dei secoli la vecchietta munita di sacco e di scopa dal nome particolare (il nome Befana corrisponderebbe a una rilettura dialettale di “Epifania”, divenuta “Befana”) ha preso le sembianze di connubio di entità magiche di origine antica, fra le quali spicca la dea greca Diana. Divinità dell’agricoltura, Diana è sempre stata considerata la regina dei boschi, della caccia e della luce lunare, tant’è che a lei Greci e Romani attribuivano il passaggio delle stagioni e la fertilità della natura, poteri che con l’arrivo del Medioevo sono stati considerati magici dai Cristiani e che, con il binomio Luna – cacciatrice, l’hanno trasformata nella regina dei Sabbah, con tanto di voli notturni contornata da spiriti di defunti. La trasformazione della dea della fertilità ha dato il via alla nascita di numerose figure demoniache sparse in tutta Europa come Satia, Abundia, Erodiade, Holda e molte altre, tutte accomunate da doti magiche, tutte in grado di offrire un piccolo contributo alla figura moderna della Befana, una donna magra e lungilinea, sdentata, dal naso lungo e con un cappello a punta che ricorda tanto le antenate streghe.

Ha radici lontane anche la tradizione che vede la Befana giungere sui tetti in scopa e passare attraverso i camini: il mezzo di locomozione magico dal manico di viburno (legno dalle virtù soprannaturali) richiamerebbe ancora una volta alle origini medievali che vedevano la protagonista dell’Epifania nei panni di una strega, mentre il passaggio dal comignolo riproporrebbe la porta che porterebbe al trascendente, una porta che permetterebbe agli spiriti dei defunti di tornare sulla Terra in notti particolari come quella del 6 gennaio.

In epoca più recente, nel ventennio fascista in una Italia povera in canna, tra i paesi più arretrati e contadini d’Europa, Mussolini si rivolge alla Befana al fine di creare consenso: dare un regalo ai bambini, fare contente le mamme e fare sua anche l’unica donna d’Italia al cui fascino egli avrebbe resistito volentieri: la Befana, che a Roma da secoli dormiva nella Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona. Vecchia e piena di verruche, ma amatissima.  L’idea gli venne da un giornalista, Augusto Turati, bene integrato nel regime, destinato alla direzione de “La Stampa” e grande viaggiatore. Turati, allora segretario del Pnf, lanciò l’idea su scala nazionale. Era il 6 gennaio 1928, l’Italia aveva la sua Befana Fascista.

In conclusione, dopo aver descritto ogni aspetto legato alla Befana, sorge spontaneo un ultimo quesito: perché la Befana non solca i cieli di Bergamo? La risposta risale ancora una volta nei meandri della storia: Bergamo come tutto il territorio nelle mani della Repubblica di Venezia, ha visto la presenza di Santa Lucia, martire tanto cara alla Serenissima, una figura simile a quella della Befana in grado di riuscire a soppiantare nel corso dei secoli quest’ultima figura.

Non ci resta altro che augurarvi una buona Epifania e sperare che la Befana riempa le vostre calze con doni e dolciumi.

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