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“Passerella-terminal sopra l'A4: così Oriocenter può diventare l'accesso all'aeroporto” - BergamoNews
La proposta

“Passerella-terminal sopra l’A4: così Oriocenter può diventare l’accesso all’aeroporto” fotogallery

Una proposta che farà discutere quella dell'architetto Oliviero Godi: “Così lo scalo de il Caravaggio sarà una struttura all'avanguardia”

Una immensa passerella che supera l’autostrada e collega Oriocenter con l’aeroporto Il Caravaggio. Un terminal sospeso sull’A4 che abbia per copertura un parco verde dove salire e ammirare le Prealpi. È questa in sintesi la proposta dell’architetto Oliviero G. Godi*.

Partiamo dall’aeroporto. Perché ha deciso di concentrarsi su questa struttura?
“L’aeroporto di Bergamo Il Caravaggio è un grande successo o un grande problema, dipende se lo si guarda con gli occhi di chi ne usufruisce (passeggeri, dipendenti diretti, indiretti e l’indotto), o con quelli di chi lo subisce (abitanti delle zone limitrofe e dei comuni sorvolati). Se invece lo si osserva in maniera distaccata, si vede un aeroporto al limite della capienza, stretto tra la pista di decollo e l’autostrada, con enormi problemi di circolazione dentro e fuori i confini aeroportuali, con il traffico stradale difficoltoso e parcheggi poco efficienti. Nato nell’unica area non occupata dai reparti militari, si è sviluppato in una lingua di terra troppo ridotta per i numeri (passeggeri e voli) che ora vanta”.

Sposterebbe lo scalo da dove si trova ora per portarlo verso il paese di Orio?
“Nonostante molti progetti e proposte di spostarlo dal lato del aeroclub, dove lo spazio a disposizione, la vicinanza con la fiera, la tangenziale e la linea ferroviaria sarebbero stati grandi vantaggi, l’aerostazione si è ingrandita poco a poco – ed in maniera disomogenea – nella striscia di 100 metri circa che va dai parcheggi degli aeromobili all’autostrada”.

Come risolverebbe quindi questi problemi strutturali?
“Bisogna, di nuovo, guardare al contesto più da lontano, per vedere cosa c’è attorno all’aeroporto e come si può trasformare uno scalo aeroportuale, nato secondario, in un centro di interscambio urbano a livello europeo. Dall’altra parte dell’autostrada c’è l’Oriocenter, altra struttura importante e di grande richiamo”.

Che cosa proporrebbe?
“Proviamo a formulare una ipotesi originale, senza preoccuparsi delle conseguenze politiche e delle possibili reazioni dei vari attori implicati, ma semplicemente immaginando che, come in tanti altri Paesi, si guardi alle potenzialità di quanto esiste nel territorio e lo si trasformi in qualcosa di più efficiente, di più grande respiro, con una visione legata al miglioramento delle problematiche di cui abbiamo accennato sopra. Quindi perché non far diventare l’Oriocenter l’accesso all’aeroporto? Perché invece che costruire la passerella tanto richiesta non costruiamo una specie di autogrill allargato, che diventa espansione dell’Oriocenter, nuovo grande terminal dell’aeroporto e magari grande giardino pensile che dal tetto permette una vista fantastica sulle nostre alpi Orobiche?”.

Una proposta molto audace, non crede?
“Sì, ma così facendo si sposterebbe il traffico stradale per e da l’aeroporto a sud dell’Oriocenter, dove ci sarebbe lo spazio per fare svincoli, parcheggi a breve, media e lunga durata, strade di accesso per scaricare e caricare i passeggeri senza passare dal parcheggio, grandi spazi per i pullman e le navette. I quattro attori principali – passeggeri, aeroporto, Ryanair e Orio Center – ne trarrebbero grandi vantaggi. I passeggeri avrebbero finalmente facilità di accesso alla stazione aeroportuale con spazi tecnici, commerciali e d’attesa di dimensionati correttamente, l’aeroporto risolverebbe il cronico problema della circolazione e si ingrandirebbe per arrivare alla dimensione desiderata per gestire i milioni di passeggeri che transitano da Bergamo. Ryanair potrebbe avere un terminal suo, dedicato ai propri passeggeri. Infine, Oriocenter vedrebbe passare al suo interno i dodici milioni di passeggeri del Caravaggio. Inoltre il progettato collegamento ferroviario con la stazione di Bergamo avrebbe un solo, efficiente capolinea. Questa proposta, come ho anticipato, non affronta il problema del numero dei voli, l’inquinamento atmosferico e sonoro, le problematiche legate all’impatto sul territorio (di cui parleremo più avanti), ma intende trasformare una realtà che già esiste, ma strutturalmente non all’altezza, in qualcosa potenzialmente all’avanguardia”.

* Oliviero G. Godi è laureato alla Columbia University di New York, insegna al Politecnico di Milano e ha tenuto corsi alla Naba di Milano, alla Bezalel Academy of Art ad Architecture di Gerusalemme e all’Istituto Internazione di architettura di Lugano. Ha ricevuto due medaglie dei Presidenti della Repubblica Italiana per meriti accademici e didattici.
È collaboratore di BergamoNews su problematiche architettoniche/urbanistiche. 

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