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Bisnonna Giovanna e quel presepe fatto a mano: “Sia un augurio di pace”

Giovanna Berlendis, per tutti Anna, ha 85 anni ed è bisnonna. Ci mostra il suo presepe con personaggi fatti a maglia e uncinetto. "Bisogna tornare ai sentimenti, essere meno indifferenti. Il mio presepio vuole essere un augurio di pace tra tutte le popolazioni del mondo".

La mani si agitano anche mentre parla. Leggere come ali di farfalla. Operose come api. Sono le mani di Giovanna Berlendis, da tutti conosciuta come Anna. Ha 85 anni ed è bisnonna di un pronipote che ogni mattina accompagna alla scuola materna.

Giovanna Berlendis

L’abbiamo incontrata nella sua bella casa di Zogno, su invito del nipote Lorenzo (clicca qui), dove ha realizzato un presepe fantastico. Sferruzzando a maglia ha realizzato tutte le statuine del presepe, dalla Sacra Famiglia, ai personaggi che in fila rendono omaggio a Gesù Bambini. Personaggi che sono esistiti realmente, il primo marito Mariano Valduga è lo zampognaro trentino, la signorina inglese che le portava spesso i fiori sta al secondo posto accompagnata da un cagnolino, c’è poi l’olandesina (un omaggio alla figlia insegnante) che mima ai piccoli le storie, c’è la coppia di peruviani, un’altra da Tenerife e in fondo, quasi ad indicare la fine del mondo, un pellerossa guardato a vista da un angelo che gli indica la strada per betlemme.

“Da piccola desideravo per Santa Lucia o per Natale dei filati per poi sferruzzare e creare qualcosa di mio – racconta Giovanna -. Anche adesso, mentre cucino le mani sono sempre impegnate a creare qualcosa, che sia l’uncinetto o a maglia”. E così come da un cassetto delle meraviglie ecco emergere maglioni che farebbero invidia alle grandi case di moda, copriletti elaborati, delicatissimi centri o fazzoletti ricamati. Ha confezionato gli abiti per la statua della madonna di Sedrina, ma le sue abili mani hanno anche recuperato preziosi antichi pizzi e ricami.

“Mio padre era restauratore e scultore, la passione per l’arte l’ho sempre respirata in casa – confida – poi facevo i lavoretti per le suore e da loro ho imparato molto”.
Il suo sapere lo ha messo a disposizione anche della sua comunità dove è stata guida per il museo della Valle e del museo San Lorenzo.

Emigrante in Svizzera oltre mezzo secolo fa, ha conosciuto colui che fu poi sui marito. La vita non gli ha risparmiato dolori, come la prima vedovanza e un figlio che, infortunato sul lavoro, ha subito oltre 40 delicati interventi prima di cedere alla morte. Poi il secondo matrimonio e la voglia di tornare a vivere ogni giorno con il desiderio di dedicarsi agli altri.

Oggi gli occhi le chiederebbero un po’ di tregua, eppure ferretto alla mano e filo riesce sempre a far fiorire qualcosa in poco tempo dalle sue agili mani.

“Ho realizzato questo presepio per tramandare un po’ le nostre tradizioni, la devozione a San Francesco che fece conoscere a tutti il presepe e quel calore che solamente la famiglia sa dare – conclude nonna Berlendis -. Un tempo c’era più sentimento, non c’era così tanta indifferenza, eppure basta poco per far del bene e per star bene con se stessi. Ecco, vorrei che il mio presepe fosse un messaggio di pace per questo anno che è appena iniziato”.

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