La testimonianza

Magda, ragazza bergamasca a Dubai: “Sfatiamo un po’ di miti”

"Trasferirmi nella scintillante e dorata Dubai è stata una delle più forti e belle esperienze della mia vita, un’avventura che mi ha permesso non solo di crescere ma anche di conoscere e di capire."

Non mi dimenticherò mai quando la mia vicina di casa mi disse che avrebbe voluto sapere tutto della mia vita in Italia e della mia religione, delle usanze e delle tradizioni di una nazione che le sembrava essere lontana anni luce. Ma come?! Lei voleva sapere tutto dell’Italia?! Ero io che solitamente interrogavo le persone per cercare di capire le dinamiche di un Paese che mi sembrava essere ancora sconosciuto.

Trasferirmi nella scintillante e dorata Dubai è stata una delle più forti e belle esperienze della mia vita, un’avventura che mi ha permesso non solo di crescere ma anche di conoscere e di capire. Inizialmente ai miei occhi, non era altro che una ricchissima città la cui forza è data proprio dalla diversità dei suoi abitanti. Un melting pot che funziona proprio perché la diversità è sinonimo di ricchezza, una città in cui il tuo vicino è libanese ma nella casa accanto alla tua vivono degli indiani e i receptionists del tuo palazzo vengono dal Ghana.

Ma c’è qualcosa di più sotto a tutta questa bellezza? Questa domanda continuava a farsi sempre più assillante; così, facendomi guidare dalla mia curiosità, le mie ricerche mi hanno portata ad approfondire (per quanto possibile) gli aspetti sociali, economici e politici di questo Emirato. Quello che la splendente Dubai nasconde è molto più di ciò che si potrebbe immaginare, iniziando dal modello migratorio di ispirazione funzionalista. Questo approccio si basa sull’accoglienza di tutti gli immigrati che vengono visti (quasi esclusivamente) come forza lavoro, una forza lavoro che funziona perfettamente.

Sono fermamente convinta che girare il mondo sia uno dei modi migliori per apprendere ed imparare e quale lezione più preziosa di questa potrebbe essere importata, dalla lontana terra mediorientale, in Italia?! Per tutti coloro che credono che gli immigrati siano un peso sull’economia nazionale mi piacerebbe fargli capire che senza stranieri molti italiani non avrebbero lavoro. Basti pensare, banalmente, agli esercizi commerciali aperti da immigrati che assumono commessi italiani oppure agli insegnanti che hanno trovato occupazione nelle scuole per studenti provenienti da altri Paesi o ancora a tutti quegli stranieri che grazie alla padronanza di molte lingue diventano il punto di forza di molte aziende italiane che hanno l’ardire e l’ambizione di affacciarsi sul mondo. Sfortunatamente, nel particolare caso di Dubai (e non solo), molto spesso si assiste ad uno sbilanciamento del rapporto sinallagmatico che sfocia in un eccessivo sfruttamento (anche ad opera di italiani) degli “immigrati più deboli”, gli asiatici, che molto spesso vengono costretti a lavorare rinchiusi in orari massacranti sotto un caldo cocente per un’esigua retribuzione e, purtroppo, questo sfruttamento è talmente palpabile che viene percepito anche dall’osservatore più disattento.

Passeggiare per le pulitissime strade dell’Emirato, quello che balza subito all’occhio (specialmente di un italiano) è il trattamento riservato alla donna. Tutte le volte che ho sentito dire, da qualche persona estranea a questo “mondo”, che la donna viene dominata e tenuta sotto scacco dal marito o dal padre è come se un grosso punto di domanda mi apparisse stampato in faccia. Ho avuto la fortuna di conoscere molti musulmani e musulmane e di vivere (seppure per un periodo limitato della mia vita) in una terra in cui la religione di stato è l’islam. Questo mi ha permesso di conoscere le cose con i miei occhi. La donna è una figura fortemente rispettata, durante il mio soggiorno lì non mi è capitata una sola volta di carpire un’occhiataccia maligna o libidinosa da parte di un uomo, cosa che (non nascondo) mi è capitata di vedere molto spesso in Italia. La donna ha addirittura la possibilità di sedersi in una carrozza della metropolitana esclusivamente riservata a lei ed è protetta e tutelata da una legge che non ammette o tollera alcun tipo di aggressore o trasgressore. Non mi è mai capitato, fino ad allora, di vedere così tanto rispetto per una figura che dovrebbe essere costantemente protetta. Perché no, sarebbe interessare anche analizzare una delle questioni più chiacchierate in Europa: il velo.

Nonostante ciò che si dica, ossia che il velo è la perfetta rappresentazione della sottomissione femminile, mi verrebbe spontaneo invitare il mio lettore ad ascoltare una diretta interessata, piuttosto che affidarsi a questi pettegolezzi. Quello che in Italia viene visto come un pericolosissimo segno del divampare della religione islamica è, in realtà, una scelta consapevole di coloro che l’indossano, viene semplicemente visto come un simbolo identitario e non come una costrizione. Questo perché vi sono altrettante musulmane che, consapevolmente, hanno deciso di non indossarlo, specialmente molte giovani e questo ci fa pensare che effettivamente non siano tanto diverse dalle giovani cattoliche che (nella maggior parte dei casi) non portano al collo un crocifisso.

Per quanto riguarda il sistema politico, nonostante sia errato utilizzare etichette coniate in Occidente ed applicarle indiscriminatamente a terre estranee al contesto, per cercare di essere più chiara lo definirò come quello in uso nel Medioevo in Europa; lungi dall’avere una connotazione negativa che questo termine ha purtroppo acquisito con il passare degli anni. A capo della città vi è un Emiro (monarca) che governa e al di sotto di questa importante figura vi sono una serie di consiglieri e ministri più o meno importanti (vassalli, valvassori e valvassini). Sebbene non si possa pubblicamente criticare l’operato dell’Emiro, in questa sede mi sento libera di esporvi i fatti che realmente ho avuto il piacere di verificare. In tutta sincerità, l’Emiro di Dubai ha fatto dell’amore per la sua terra la forza motrice per far risplendere quella che prima era solo un’incontaminata distesa di deserto. L’immensa attenzione per i dettagli l’hanno spinto a diversificare l’economica della sua città (non solo incentrata sui pochi giacimenti di petrolio ma anche sul turismo e sul business) ed a intraprendere importanti opere per migliorare la vita dei residenti. Una nota negativa però, come anticipato, è la censura vigente in questa terra. Molto spesso la libertà di parola, stampa, espressione ed associazione (gli scioperi sono illegali) viene soffocata forse per paura, ma mi verrebbe da chiedermi: , non c’è niente di più bello della libertà e della parità dei diritti e purtroppo tutto ciò manca a Dubai.

Quello che ho tentato di presentare è un mio personalissimo ritratto di questa sorprendente città con la speranza che il mio lettore abbia modo di visitarla e di dare poi una propria rappresentazione. Quello in cui credo io, e spero che tu sia d’accordo, è che non vi è modo migliore per crescere se non attraverso il confronto e di conoscere se non attraverso l’esplorazione in prima persona.

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