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“Sono ateo, ma del Natale amo l’atmosfera”

Due opinioni diverse: Greta, cattolica, vorrebbe un Natale più sincero, senza fronzoli. Daniele, invece, da ateo, del Natale apprezza solo l'atmosfera...

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Natale, si sa, non è un giorno come tutti gli altri. O forse sì, lo è. Succede però qualcosa attorno a questa data, qualcosa di slegato dal contesto religioso da cui tutto è nato, qualcosa che ad oggi è – in maniera del tutto erronea – addirittura maggiormente sentito rispetto al celebrare la nascita di Gesù.

Pranzi e cene in cui si fatica a vedere chi c’è dall’altra parte del tavolo visto il numero di persone sedute al tuo fianco, fiumi di gente riversate nelle strade con cappellini e guanti per proteggersi dal
freddo di dicembre, case e negozi tutti illuminati e addobbati, e così via, senza dilungarsi troppo nel raccontare un paesaggio che ognuno di noi ha ben stampato in testa.
In quanto ragazzo fortemente ateo, se non esistessero tutti questi festeggiamenti o le immancabili
cene di famiglia organizzate con un mese di anticipo, il giorno del 25 dicembre passerebbe, per me, come se nulla fosse, come un giorno qualsiasi: 22 dicembre, 23 dicembre, 24 dicembre, 25 dicembre (ah già, eccolo), 26 dicembre, 27 dicembre,…

I festeggiamenti e i cenoni, però, ci sono, lì pronti a ricordarmi quest’appuntamento molto importante (per chi ci crede) quanto superfluo (per chi non ci crede).
In questa mia visione sono certamente “influenzato” dal mio credo religioso: non sono condizionato dal fatto che il senso più puro del Natale stia andando pian piano scemando, lasciando spazio a
regali e ancora regali, senza ovviamente dimenticare i regali.

Nonostante ciò, c’è una cosa di questo periodo che mi affascina molto: l’atmosfera che si respira in giro. Un’atmosfera capace, nel 1914, di portare le truppe britanniche e quelle tedesche ad organizzare una tregua – passata alla storia come la “Tregua di Natale” – nel corso della Grande Guerra. Un’atmosfera che, tornando ai giorni nostri, colora le strade, i negozi, le case; ma che, cosa
ancor più importante, è in grado di colorare di vita le persone.

Natale non è un giorno, e nemmeno un periodo dell’anno: «Natale è uno stato d’animo», come disse il politico statunitense Calvin Coolidge. È una maschera che quasi tutti siamo portati a indossare in quel periodo fra gli inizi di dicembre e metà gennaio; una maschera che rende migliore l’aria che si respira per le strade delle città e che rende più piacevole l’atmosfera all’interno delle case.
Si potrebbe obbiettare che, poiché maschera, essa sia negativa in quanto cela la vera realtà delle cose: ma chi di noi quotidianamente non ne indossa una? Chi di noi la mattina non si pone sul viso una maschera per andare al lavoro, per uscire con gli amici, per rimanere in casa o per stare con i propri famigliari? E allora perché criticare una maschera che, guardandosi in giro, se indossata crea situazioni piacevoli?
Quanto non sarebbe bello poter imbottigliare l’atmosfera natalizia, metterla dentro ad un barattolo e
tirarla fuori un po’alla volta, mese per mese? Tutti saremmo più umani, più vivaci, più allegri: e lo saremmo 365/365 giorni, non soltanto per un breve periodo. Saremmo più persone.

Peccato però poi che, a partire da metà gennaio, questa “maschera natalizia” diventi sempre più evanescente, sempre meno individuabile, fino a scomparire del tutto. Probabilmente è stata riposta
all’interno degli scatoloni, assieme agli addobbi, alle palline, ai presepi e agli alberi, pronta a essere rispolverata il Natale successivo.

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