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Chiara, da Bergamo a Barcellona: “È l’ora del dialogo e della mediazione” - BergamoNews
La testimonianza

Chiara, da Bergamo a Barcellona: “È l’ora del dialogo e della mediazione”

Chiara Seminati, 42 anni, originaria di Ponteranica ma da vent'anni residente a Barcellona, ci racconta di come la capitale catalana sta vivendo questa fase storica: "Sogno di poter presto votare"

La Catalogna che sogna l’indipendenza con le elezioni di giovedì 21 dicembre si è presa una rivincita sulle stretta centralista imposta da Madrid dopo il referendum di fine ottobre. Le tre forze indipendentiste (JUNTSxCat, Erc-CatSì e Cup) che già governavano il “Parlament” catalano uscente hanno infatti incassato la maggioranza assoluta dei seggi, 70 su 135, anche senza ottenere la maggioranza dei voti, arrivando al 47,5 per cento.

Chiara Seminati, 42 anni, originaria di Ponteranica ma da vent’anni residente a Barcellona, ci racconta di come la capitale catalana sta vivendo questa fase storica.

Giovedì si è votato in Catalogna, alla fine di una delle campagne elettorali più eccezionali e imprevedibili. Come l’ha vissuta?
“L’ho vissuta da spettatrice perché purtroppo noi italiani qui in Spagna possiamo votare solo alle comunali (per votare alle politiche o alle autonomiche dovremmo avere la doppia cittadinanza o rinunciare alla possibilità di votare in Italia). Da sempre mi interessa la politica e quindi sono piuttosto informata sulla questione, per questo mi sarebbe piaciuto poter dire la mia alle urne. In ogni caso, non lo nascondo, che dopo mesi di tira e molla e vari colpi di scena (più o meno fasulli) intorno al processo indipendentista, sopraggiunge un po’ di stanchezza. Di fatto la situazione non si muoverà di molto, almeno per ora e nonostante i risultati l’incertezza regna sovrana. Il mio interesse riguardo l’evolversi della situazione rimane comunque sempre vivo, anche perché abito qui da 18 anni, quindi sono quasi più informata della realtà di qui che delle ultimi vicissitudini politiche italiane”.

Che aria tira tra gli italiani che vivono a Barcellona?
“C’è di tutto ovviamente. Considerando che la comunità italiana è quella più numerosa tra tutte quelle straniere che vivono a Barcellona (mi riferisco a stranieri provenienti dalla Comunità Europea), è logico che rispecchi l’eterogeneità nelle opinioni e nelle prese di posizione. In generale, stanchezza intorno a un processo sulla fattibilità del quale i partiti indipendentisti hanno mentito in molti aspetti, rigetto di molte misure di controllo e intervento da parte del governo spagnolo, incertezza riguardo i possibili sviluppi del processo indipendentista, per esempio, non è mai stato chiaro come si manterrebbero i nostri diritti di cittadini europei che vivono in Spagna, visto che l’UE ha sempre detto che una Catalogna indipendente sarebbe esclusa dall’Unione. E da parte degli italiani che vivono qui da molti anni, come me, la voglia che ci venga riconosciuta la possibilità di votare”.

E tra i turisti?
“I turisti seguono le vicissitudini catalane con abbastanza curiosità. Alcuni provengono da paesi dove sono in atto movimenti indipendentisti simili e cercano di fare parallelismi, anche se evidentemente è assurdo. Per esempio molti turisti italiani vorrebbero che questa situazione fosse simile a un possibile processo secessionista in Italia del nord promosso dalla Lega, e non ha nulla a che vedere con questo (a parte gli slogan populisti del tipo ‘rivogliamo i soldi che ci rubano con le tasse da Madrid’), perché anche se il processo catalano è criticabile (dal mio punto di vista) sotto molti aspetti, risponde per molte persone a un vero e proprio sentimento di rivendicazione patria, di un paese che ha una storia comune, una lingua comune e che è stato pesantemente represso durante l’epoca franchista. In ogni caso i turisti qui sono sacri perché portano molti soldi e questo muove l’economia tutto l’anno, almeno a Barcellona”.

Hai notato un calo per quanto riguarda l’attività turistica a Barcellona? Il commercio come sta reagendo a questa situazione?
“Secondo i dati il turismo è calato e si percepisce anche un po’ per le strade del centro, anche se sinceramente il momento forte del processo, con il referendum dell’1 di ottobre e tutto quello che è successo dopo, hanno coinciso con il periodo dell’anno in cui di solito il turismo cala comunque. Bisogna prendere per buoni i dati che danno i telegiornali e i giornali, sapendo comunque che dietro ci può essere una buona manipolazione dettata dalla voglia che si instauri la paura per gli effetti negativi di una possibile indipendenza sull’economia della Catalogna. In ogni caso, non è e non diventerà una regione pericolosa dove viaggiare e di fatto i miei conoscenti che lavorano in ambito turistico mi dicono che si, i numeri sono scesi, ma non in maniera esagerata. È un dato di fatto comunque che molte imprese abbiano spostato la sede sociale fuori dalla Catalogna, ma semplicemente per il fatto dell’incertezza intorno ai possibili problemi fiscali e di possibili perdite nel caso fosse dichiarata l’indipendenza, considerato l’intervento dello stato spagnolo (cosa che è in atto in questo momento)”.

A livello personale, cosa ti aspetti e cosa ti auguri per il futuro della Catalogna?
“A livello personale spero che si arrivi davvero a un momento di dialogo e che il governo spagnolo, che è stato senza ombra di dubbio, molto poco lungimirante e anzi, direi direttamente, ben ottuso nella gestione del processo, acceda a sedersi con i rappresentanti della Generalitat de Catalunya per trovare una soluzione mediata e politica a questa crisi, cosa che la maggioranza dei politici catalani chiedono da anni. Sono convintissima che se si arrivasse a una soluzione politica, con una autonomia molto marcata, ma sempre dentro allo Stato spagnolo (un po’ alla stregua dei Paesi Baschi), i catalani sarebbero contenti e sebbene il sentimento indipendentista continuerebbe ad esistere, sono sicura che sarebbe più facilmente controllato”.

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