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Monsignor Pizzaballa contro Trump: la decisione su Gerusalemme allontana la pace

La decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere “Gerusalemme capitale dello stato di Israele – afferma Pizzaballa – intacca il fragile equilibrio che regola le relazioni tra le diverse comunità religiose e questo è pericoloso perché ogni dichiarazione che esclude qualcuno va contro lo spirito di una città, Gerusalemme, che è aperta a tutti”

“La dichiarazione del presidente per quanto di principio va ad intaccare lo status quo, quel fragile equilibrio che regola le relazioni tra le diverse comunità religiose, e questo non lo vogliamo, è pericoloso perché ogni dichiarazione che escluda qualcuno va contro lo spirito della città. Gerusalemme è una città non soltanto per gli israeliani e i palestinesi: è una città anche per cristiani, ebrei e musulmani, e deve avere una vocazione universale, cioè aperta a tutti”.

Sono le parole di monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme. Parole dure.
Dalle Chiese di Terra Santa si leva forte l’appello per il mantenimento dello status quo, fondamentale – dicono i 13 leader cristiani firmatari del testo – a garantire la pace fino ad un accordo più solido. “Gerusalemme è un dono sacro, un tabernacolo per il mondo intero”, scrivono capi religiosi e patriarchi ribadendo che tentare di fare un uso esclusivo della Città Santa, di possederla a discapito degli altri o di confinarla, potrà aprire solo scenari oscuri.

Decisioni unilaterali come quella del presidente americano Trump su Gerusalemme “non porteranno pace, ma anzi la allontaneranno”. Lo rimarca il bergamasco monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.

“Dal punto di vista della vita ordinaria – sostiene ancora – non è cambiato nulla a Gerusalemme: è rimasto tutto come prima. Ma la dichiarazione del presidente per quanto di principio va ad intaccare lo status quo, quel fragile equilibrio che regola le relazioni tra le diverse comunità religiose, e questo non lo vogliamo, è pericoloso perché ogni dichiarazione che escluda qualcuno va contro lo spirito della città. Gerusalemme è una città non soltanto per gli israeliani e i palestinesi: è una città anche per cristiani, ebrei e musulmani, e deve avere una vocazione universale, cioè aperta a tutti”.

Per quanto il clima di tensione sia forte in tutto il Medio Oriente, monsignor Pizzaballa ha comunque annunciato che le celebrazioni per il Natale non subiranno variazioni. “Faremo tutte le cose previste. Vogliamo le luci accese, gli scout, la confusione, la festa insomma! Dobbiamo esprimere sul territorio il nostro esserci”.