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Charlie Chaplin: sorridi anche quando sei a terra

La nostra nuova rubrica vuole raccontare i grandi (o meno) personaggi del passato e del presente per essere d’esempio ai nostri giovani lettori

Giovani uomini e giovani donne, erano così i grandi volti della storia quando hanno iniziato a lottare per non essere dimenticati dal corso del tempo: semplicemente, giovani. Da loro i ragazzi di oggi devono apprendere e ed essere spronati per lasciare un segno e fare della propria vita una grande occasione da cogliere. La nostra nuova rubrica vuole raccontare i grandi (o meno) personaggi del passato e del presente per essere d’esempio ai nostri giovani lettori.

Dal passato riportiamo in vita un uomo dalla fantasia straordinaria e da un talento indimenticabile: Charlie Chaplin.

Ho sempre avuto una sorta di riverenza nei confronti dei geni, di qualunque disciplina essi siano. Adoro la loro semplicità nel creare e sviluppare un alternativo punto di vista riguardo la società, la cultura, la politica, l’umanità. Ho scelto come personalità di questa rubrica uno dei più grandi cineasti del Secolo scorso, ovvero, il gigantesco Charlie Chaplin.

Egli nacque il 16 Aprile del 1889 nei sobborghi di Londra; figlio di un artista povero e sgangherato, e di una modesta cantante che non riuscendo a trovare un lavoro lasciò Charlie ed il fratello Sidney in orfanotrofio. Dunque ebbe un’infanzia difficile, delicata, contraddistinta da miseria, povertà e, più tardi, visse anche la malattia mentale della madre.
Nonostante tutte le suddette angustie, si cimentò sin da piccolo ed imparò a fare il pantomimo, il comico, il cantante, sia a teatro che per strada. Il suo pigmalione, Mack Sennett, gli propose di entrare nel mondo del cinema e lui accettò, così il suo debutto nel grande schermo avvenne nel 1914.
In poco tempo si mise nelle grazie del pubblico diventando una celebrità ed ottenendo degli stipendi tanto alti quanto insoliti per i tempi che correvano. Aveva oramai capito che il cinema fosse la sua Terra Promessa. Lì vi creò il suo personaggio più famoso: Charlot. Quest’ultimo era un vagabondo dai modi gentili e dall’animo generoso; vestiva una giacca molto stretta, dei pantaloni molto larghi e malridotti, delle scarpe di una taglia molto più grande della sua, indossava un cappello da Gentleman e teneva con sé un bastone (di bambù).
Charlot era una persona che non aveva nulla, era preso in giro dalle persone che lo vedevano, era alienato dalla società in cui viveva, ma, non si tirava mai indietro quando poteva aiutare qualcuno.

Nel film ‘‘Luci della città’’ del 1931, il vagabondo Charlot salva la vita ad un milionario ubriaco che si stava per suicidare. Il milionario lo ringrazia profondamente e lo rispetta focosamente invitandolo a casa sua e offrendogli cibo ed alloggio, passando una serata con lui e regalandogli una macchina; ma, quando gli passa l’ubriachezza e perciò ritorna in sé, si trasforma in una persona cinica ed ingrata, cacciando via di casa il vagabondo Charlot, riprendendogli la macchina ed umiliandolo nello stupore ed incredulità del vagabondo che gli aveva salvato la pelle.
Proprio in questa scena il vagabondo Charlot ci ha insegnato che la condizione sociale ed economica, che fosse critica come la sua o sfarzosa e comoda come quella di un milionario, non deve influenzare il nostro codice etico ed il nostro comportamento nei confronti degli altri. Non dobbiamo essere di buon cuore solo quando abbiamo interessi intrinseci ed intenzioni velate; non dobbiamo ripugnare i più deboli solo perché di brutto aspetto, carenti oppure maldestri. Il lavoro di Charlie Chaplin è un inno ed un richiamo ai sentimenti veraci ed originali dell’umano, all’esistenzialismo, all’equilibrio spirituale e morale.

Purtroppo, in un momento o in un altro, in una forma o in un’altra, siamo stati tutti un po’ come il milionario. Questo ha voluto trasmettere il grande Charlie Chaplin, e non gli sono servite neanche le parole, visto che la maggior parte dei suoi film sono stati muti. Quando ha utilizzato le parole, ha preso in giro pubblicamente uno degli uomini più potenti dell’epoca, Adolf Hitler, dimostrandosi un artista sfrontato e coraggioso. Vinse il Premio Oscar nel ’29, ’72 e nel ’73.
Con goliardia posso dire che studiare Charlie Chaplin è il miglior manuale per i giovani che riflettono sulla loro esistenza.
Per questioni anagrafiche debbo riportare la sua morte: 25 Dicembre 1977, in Svizzera e per cause naturali.
La sua è stata però una semplice morte biologica; poiché lui culturalmente non è mai morto, e sicuramente non morirà fino a quando esisterà il pianto che creerà la stessa lacrima che ci provoca gioia e tristezza.