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Attese, ritardi e proroghe: la dura vita dei commissari della finanziaria

Terza giornata in Commissione bilancio per la discussione dei vari emendamenti alle Finanziaria 2018: continua il diario di Antonio Misiani

Un’ora. E’ il ritardo con cui venerdì sono iniziati i lavori della commissione. E’ andata bene, tutto sommato. Capita spesso, purtroppo, durante la sessione di bilancio, che le convocazioni vengano spostate due o tre volte, accumulando ore e ore di frustrante attesa.

Le notti e le prime parti delle mattinate vengono utilizzate in lunghissime e defatiganti riunioni tra la maggioranza, i tecnici dei ministeri e della ragioneria generale dello stato, in cui si valutano decine e decine di emendamenti e si decide se vivranno o moriranno. In senso figurato, si intende…

C’è una terza via, a dire il vero: l’accantonamento, che è un po’ il purgatorio degli emendamenti. Il relatore propone di accantonare un emendamento quando non è pronto il parere suo e del governo. I parlamentari, a loro volta, chiedono (e in molti casi ottengono) l’accantonamento quando vogliono prendere un po’ di tempo in più per tentare di convincere il governo a fare passare una proposta che rischierebbe di essere bocciata.

L’attesa, in commissione bilancio, è un rito spesso snervante. I caffè si susseguono uno dietro l’altro. I parlamentari di opposizione ne approfittano per attaccare la maggioranza, accusata di essere inconcludente e conflittuale. I fumatori devono allontanarsi, perché Montecitorio è smoke-free. Ma chi si allontana rischia di perdere di vista passaggi decisivi…

I giornalisti parlamentari avvicinano i singoli deputati, chiedendo lumi su singoli emendamenti o sull’andamento dei lavori. I peones brancolano nel buio, pendendo dalle labbra dei parlamentari più esperti, che centellinano con sapienza (e qualche volta con sadismo…) le informazioni che possiedono.

Tra una pausa e l’altra, anche venerdì abbiamo discusso e votato sul fisco, il Mezzogiorno, lo sviluppo economico e un ultimo scampolo di enti locali.

È stato finalmente approvato l’emendamento che stanzia 47 milioni per le province e 29 per le città metropolitane. Ho scommesso con il presidente Rossi un aperitivo sul fatto che queste risorse basteranno per fare il bilancio della provincia di Bergamo. Sono fiducioso. Avevamo fatto una scommessa simile nel 2016, dopo l’approvazione del decreto enti locali (di cui ero stato relatore alla Camera) e alla fine avevo vinto una cena, che devo ancora riscuotere. Forse, ora posso passare all’incasso.