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Frida Kahlo, la Donna ribelle e coraggiosa che è in tutte noi foto

Negli spazi di ExSA – Ex Carcere di Sant’Agata – è stato proposto lo spettacolo teatrale Frida – La pazzia non esiste

Negli spazi di ExSA – Ex Carcere di Sant’Agata – è stato proposto Frida – La pazzia non esiste, spettacolo teatrale che il 4 novembre aveva debuttato al c. s. a. Pacì Paciana.

Nessun cambio di scenografia, nessuna pausa, nessun dipinto solo Frida, interpretata da Chiara Donizelli, e “la pelona”, la morte, incarnata da Irene Scarpellini. Nessuna comparsa, nessuno scambio di battute: attraverso un intenso monologo (testo di Pino Cacucci), intervallato dalla voce di Giulia Spallino accompagnata da una piccola “band” (Diego Zanoli, Simone Riva, Sara Alberti), l’artista messicana ci racconta la sua vita o meglio la sua sopravvivenza, la sua lotta.

Era il 17 settembre 1925 quando Frida Kahlo rimase vittima di un incidente gravissimo: un tram si schiantò contro l’autobus sul quale la donna si trovava. Da quel giorno Frida, la cui vita venne scandita da 32 operazioni, visse da sepolta ancora in vita. Già rivoluzionaria, femminista, anarchica e determinata l’incantevole Kahlo divenne anche artista. Al centro del piccolo palco di ExSA infatti un letto a baldacchino occupa la scena. Il letto -oso trasformare l’articolo in determinativo- che per mesi ospiterà Frida durante la convalescenza, quel letto a baldacchino sul cui soffitto era attaccato uno specchio così che lei potesse ritrarsi. Protagonista di questa vita oscena, indegna ed umiliante la Kahlo inizia ad avvicinarsi all’arte rappresentando il suo dolore. Autoritratto con vestito di velluto (1926), La colonna rotta (1944), Pensando alla morte (1943) sono solo alcuni esempi di come l’artista riuscì ad alleviare momentaneamente i suoi tormenti trasferendoli sulla tela.

“Frida – La pazzia non esiste” inscena l’infinita fuga di Frida dalla morte. Le due eterne compagne ballano, lottano, si perseguitano. Due sono i momenti che più di tutto possono descrivere la forza di Frida come Donna -sì, Donna con la ”D” maiuscola- e la tenacia che “la pelona” ha nel trascinare con sé la sua preda. Quando Frida vive e lotta, la morte giace inerme e a fatica riesce a salire sulla sommità del baldacchino mentre saltella felice quando la Donna si arrende stremata. Arriverà però il 13 luglio 1954 , giorno in cui la morte decorerà di gioielli Frida e, avendola in pugno, la porterà via con sé.
Frida è una Donna con la “D”, ella non solo lotterà per i suoi ideali e per la vita ma stringerà i denti anche per quell’amore che tanto l’ha fatta soffrire ma del quale desidererebbe la carezza nei momenti più difficili.
“Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego”
Frida descrive così la sua vita e il suo eterno amore Diego Rivera, famoso pittore messicano che più la tradiva più lei lo amava, alla follia.

Ma la pazzia non esiste: siamo gli stessi che eravamo e che saremo. Frida Kahlo, tra alcol e oppiacei, se ne fregava del mondo: nell’eterna stagione delle pioggia, quale era la sua vita, la Donna è sempre stata sé stessa opponendosi a ciò che le veniva inflitto. E’ stata messa alla prova, sempre, e sempre ha reagito. Le dicevano “ non ti rialzerai mai” ed invece ha rimparato a camminare; credevano che non avrebbe mai alleviato i suoi dolori ed invece ha trovato nella pittura un’ ancora di salvezza; pensavano che per lei sarebbe stato meglio allontanarsi da Diego ed invece la forza dell’amore l’ha aiutata a vivere. Frida è tutte, o nessuna.

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