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Accoglienza e integrazione: quali opportunità ci sono per i giovani?

"Il messaggio è quello di non aver paura nel conoscere queste persone che vengono da fuori perché, conoscendole, si può scoprire un bagaglio di esperienze che una persona potrebbe raggiungere nel corso di un viaggio"

L’accoglienza è un tema spesso molto sentito e spesso anche i giovani ne discutono per trovare una soluzione. Ciò che talvolta i giovani non sanno è quali possibilità l’accoglienza può dare e quali opportunità anch’essi possono svolgere in questo campo.

francesco bezzi caritas

Ne abbiamo parlato con Francesco Bezzi, operatore di Caritas Bergamo.

Che cosa significa per voi di Caritas il termine “accoglienza”?

“Il termine accoglienza può esser riassunto in quattro termini utilizzati da papa Francesco nel messaggio per la giornata mondiali per i migrante e del rifugiato: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare. In prima battuta accogliere significa aprire le porte di casa propria, vedere l’altro come un’opportunità e dare una risposta ai suoi bisogni primari (cibo, vestiti, ecc.). Tuttavia per fare ciò bisogna ricordarsi che nel processo di accoglienza ci si prenderà cura di una persona che proviene da storie difficile e con uno status giuridico spesso debole e per questo è essenziale proteggerla e per permetterle di rivendicare i propri diritti. Su tutto ciò si è già fatto molto, ma occorre lavorare ancora parecchio, in particolare sugli altri due concetti prima citati : la promozione e l’integrazione. Per la promozione occorre considerare che la persona che si va ad accogliere può portare con sé parecchie competenze ed opportunità e proprio per questo non va accolto soltanto come una persona in difficoltà che non ha nulla da dare. Dal punto di vista dell’integrazione, per compiere un lavoro più redditizio occorre in parte un cambiamento di mentalità, ma al tempo stesso serve non dimenticare che integrazione significa mettersi in gioco con una persona che non si conosce, apprendere ciò che lei può donarci ed a quel punto, nel caso, dare un giudizio, non generalizzato ed a priori”.

Come si diceva in precedenza accoglienza significa anche opportunità. Dal punto di vista del mondo del lavoro, cosa si può fare per questi ragazzi?

“In prima battuta occorre combattere il lavoro “nero”, in quanto molti di loro risultano sì regolari, ma lo sono soltanto in parte, in quanto vengono sfruttati per un numero di ore di lavoro maggiore rispetto a quello per cui sono remunerati. Su questo fronte Caritas ha creato una serie di presidi dove i migranti possano trovare un centro in cui possano esser ascoltati, dove possano trovare una consulenza legale, dove poter trovare biciclette o un pullman per raggiungere il luogo di lavoro ed evitare di usufruire dei mezzi di lavoro imposti dai datori di lavoro e che li porterebbe spendere parte del loro stipendio pagando ancora una volta coloro che li sfruttano. Oltre a ciò occorre sensibilizzare anche i datori di lavoro, mostrando agli stessi come coloro che vengono accolti possono esser per loro un’opportunità. Da questo punto di vista si è lavorato sul tema dei tirocini ed è stato aperto anche un tavolo provinciale per far in modo che tale strumento sia agevolato”.

Dal punto di vista dei giovani, nell’ambito della sensibilizzazione del tema del lavoro, quali proposte esistono?

“Per i giovani esiste l’associazione “Via Scalabrini 3” che ogni estate organizza in Puglia un campo di lavoro dal nome “Io Ci Sto” dove essi possono svolgere attività di volontariato entrando a contatto con i ragazzi che stagionalmente lavorano nei campi della zona e sensibilizzando essi sui diritti in loro possesso. D’altro canto si possono creare dei gruppi in grado di spiegare agli addetti ai lavori l’importanza del coinvolgimento di queste persone e come permettere loro di lavorare legalmente”.

Passando ai centri di accoglienza, come possono i giovani donare un proprio contributo all’interno di essi?

“Molti degli operatori presenti nei centri di accoglienza sono giovani ed all’interno di essi esistono parecchie attività che possono esser svolte: per esempio esistono ragazzi che aiutano i richiedenti asilo nel loro percorso scolastico e di apprendimento della lingua, ma esistono anche casi in cui gli stessi richiedenti svolgono per esempio compiti in compagnia di minorenni, aiutandosi a vicenda. D’altra parte sono già presenti sul territorio gruppi di ragazzi che organizzano attività all’esterno del centro d’accoglienza che coinvolgono i richiedenti asilo politico e da qui possono nascere relazioni di amicizia che vanno oltre i confini del centro”.

Nello specifico, se un giovane volesse svolgere un’attività di volontariato all’interno di un centro d’accoglienza, come potrebbe proporsi?

“Lo si può fare venendo in Caritas, contattandoci attraverso i nostri social network oppure presentandosi presso i centri d’accoglienza, mostrando in tutti questi casi la propria disponibilità”.

Considerando che già oggi esistono situazioni in cui giovani e richiedenti asilo politico svolgono attività assieme, quali benefici ottengono questi ultimi?

“Molteplici, in quanto essi hanno l’opportunità di relazionarsi con il mondo da soli e non attraverso gli operatori come accade nei centri di accoglienza, permettendo loro di creare anche relazioni amichevoli con persone al di fuori della struttura dove sono accolti”.

In conclusione, quale messaggio vorrebbe lanciare ai giovani in merito al tema dell’accoglienza?

“Il messaggio è quello di non aver paura nel conoscere queste persone che vengono da fuori perché, conoscendole, si può scoprire un bagaglio di esperienze che una persona potrebbe raggiungere nel corso di un viaggio. A differenza di un viaggio questo è un pezzo di mondo raccontato da una persona che lo ha vissuto realmente e tutto ciò potrebbe anche permettere ai giovani di giudicare con maggior verità attraverso i propri occhi, non attraverso quelli degli altri”.

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