L'intervista

Matilda, promessa di karate, pronta per Tokyo 2020: “Cerco uno sponsor che creda in me”

Matilda Pulega è già nella rosa dei giovani atleti che potranno volare per la competizione più importante del mondo

Una ragazza di Monasterolo del Catsello dolce e pacata con due grandi occhi azzurri e, allo stesso tempo, grinta e determinazione infinite: questa è Matilda Pulega, giovanissima promessa del karate italiano e orgoglio bergamasco. Nonostante i suoi diciassette anni, appare forte e incredibilmente matura, sicura di sé e pronta a mettersi in gioco per raggiungere il suo scopo: dare il meglio di sé in ogni gara ed essere selezionata per le olimpiadi di Tokyo 2020. Sì, perché nell’agosto 2016 il Comitato Internazionale Olimpico ha deliberato circa l’inclusione dei cinque nuovi sport nel programma olimpico e il karate, finalmente, sarà una delle discipline presenti nel 2020. Matilda è già nella rosa dei giovani atleti che potranno volare per la competizione più importante del mondo, mancano solo poche gare e uno sponsor che creda e investa su di lei, per poter realizzare il suo sogno…

Matilda, come è nata la tua passione per il karate?

“Un giorno, all’età dei sei anni, ero tornata a casa dalle elementari con in mano un volantino che diceva che aprivano una palestra vicino a casa di karate. Sotto consiglio di mamma e papà, ho iniziato così a frequentare la palestra di Monasterolo del castello. Mi sono appassionata subito facendo i giochi nonostante la parte tecnica non l’avessi ancora conosciuta, grazie anche al modo di interagire con l’allenatore e dei compagni ho deciso di proseguire ed è stato ciò che ho fatto.”

Raccontaci del tuo percorso dopo quel primo innamoramento a sei anni…

“Il mio percorso è stato titubante sia a livello fisico che mentale. Ho provato sia Kumite che kata, nonostante quest’ultima sia una parte importante per la formazione di un karateka e per il passaggio di cintura, io mi sono appassionata al kumite, il combattimento, ma la palestra era più concentrata sul kata. Un giorno, a cintura verde-blu, ho iniziato a fare il combattimento e da lì mi sono sempre più appassionata a questo. Il mio maestro così mi ha invogliato a fare combattimento, aiutandomi con una preparazione atletica. Per fare la mia prima gara di kumite ci sono voluti tre mesi di preparazione, durante un’estate trascorsa in montagna: è stata un’esperienza unica e che non scorderò mai, per il grandissimo sforzo fisico a cui ero sottoposta e a cui, di certo, non ero abituata: 8 ore al giorno di allenamento e 2 la notte. Dopo questa esperienza la voglia di proseguire stava diminuendo, ma il mio allenatore mi ha spronato e ho continuato a fare gare a livello provinciale, classificandomi anche nei primi tre posti e vincendole. Dopo quasi sei mesi, ho svolto il mio primo campionato italiano a Rimini, il 28 e 29 ottobre 2012, arrivando seconda.
Per dieci anni sono stata nella palestra bresciana di Master Rapid dove ho conosciuto il karate. Da un anno a questa parte, mi sono trasferita nella palestra Forza e Costanza, sempre nel bresciano: una scelta presa dopo riflessioni, scelte, volendo avvicinarmi sempre di più al kumite anziché al kata. Una cosa per me fondamentale è il kiai ( il grido che accompagna i momenti “topici” di un kumite) perché dal punto di vista fisiologico mantiene il respiro e buttando fuori questo suono butto fuori l’aggressività e anche l’ansia del momento, liberandomi. Il karate per me è stata una grande rivincita per le persone che alle elementari che mi prendevano in giro, per chi non ha creduto in me.”

Come fa una ragazza di soli 17 anni a dividersi tra sport, allenamenti, amici e magari tempo libero? Raccontaci la tua routine quotidiana

“Le mie giornate sono intense e scandite da numerosi impegni. Dopo una sveglia repentina, c’è la scuola che è una parte importante della mia vita. Non nego che è molto pesante gestire lo studio, soprattutto quest’anno che avrò la maturità. Solitamente rientro a casa verso le 15:45, giusto il tempo per ricaricarmi e partire per andare agli allenamenti. Le quasi due ore e mezza di tragitto tra casa e la palestra sono il momento in cui posso dedicarmi agli impegni scolastici: durante il viaggio in macchina sono solita ripetere le lezioni ai miei genitori, che mi aiutano e mi sostengono in tutto, ogni giorno. Lo stesso per il ritorno: dopo ore di allenamento è dura riuscire a leggere, ma ho adottato lo stratagemma di registrare la mia voce per poi riascoltarla quando sono più stanca. Quando arrivo in palestra mi dedico totalmente all’allenamento per il quale concentrazione ed energia sono fondamentali. Una volta tornata a casa, molto stanca, finisce la mia giornata: qualche ora di riposo per poi ripartire il giorno seguente. I momenti di svago, anche se pochi, non mancano. Trascorro il tempo soprattutto con i miei compagni di allenamento per i quali nutro un grande ed inevitabile affetto.”

Come vedi il tuo futuro?

“Può essere esagerato dire che il karate è la mia vita, molto lo criticano ma per me è il karate è fondamentale. So che un giorno arriverò a dire basta perché il mio corpo non regge più, so anche che arriverà un certo punto che dovrò pensare ad altro nella mia vita e che dovrò aiutare i miei genitori che sono sempre stati con me, ma finché potrò continuerò la mia carriera agonista. Comunque studiare mi piace e mi piacerebbe continuare i miei studi in farmacologia.”

Tokyo 2020: un sogno ma anche una grande responsabilità. Sei d’accordo?

“La prospettiva delle olimpiadi di Tokyo mi ha dato una carica enorme: ogni mia gara è osservata da coloro che potrebbero darmi questa fantastica possibilità. Per questo motivo sto cercando di mettercela tutta e di impegnarmi con tutta me stessa. In passato mi è già capitato di si rappresentare la nazionale all’estero e posso dirvi che il carico emotivo è enorme. Sono ben cosciente del fatto che sia una grande responsabilità per me stessa e per la nazione che rappresento. Senza svalutare tutto il percorso già fatto e tutte le gare che mi hanno portata a questo punto, è innegabile che le olimpiadi rappresentano il sogno di ogni atleta perché sono la competizione più importante al mondo. Ce la metterò tutta a conquistare questo obiettivo e, perché no, magari anche conquistare una medaglia. Sono alla ricerca di uno sponsor perché il nostro sport, purtroppo, è uno sport povero e non conosciuto da molti. Ma io lo consiglio a tutti, anche non necessariamente a livello agonistico, ma come sport che può dare tanto, creare legami fortissimi e aiutare nella crescita personale, come è stato per me. Voglio dare il meglio per la mia famiglia, per la mia società e per tutti quelli che mi sostengono: quando andrò a Tokyo lo farò anche per loro.”

Non ci resta che fare un grandissimo in bocca al lupo a Matilda e incrociare le dita per lei,aspettando di vederla a Tokyo 2020!

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