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Perché le parole possono salvarci la vita

"Ci resta però, nel frattempo, la consapevolezza di avere un tesoro: la materia prima delle canzoni, delle poesie, dei libri che ci riempiono parte della vita"

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Riempiono silenzi, pagine, serate. Senza di esse avremmo limiti pazzeschi, non avremmo la possibilità di intenderci a pieno, di comunicare ogni cosa che ci passa per la testa; non esisterebbero nemmeno queste righe. Le parole sono un regalo forse più prezioso del previsto, perché permettono di raccontare, raccontarsi. ‘Parola’ deriva dal latino tardo parabola, forse perché le parabole di Gesù sono considerate le parole per eccellenza, forse perché dietro ogni parola c’è una storia; e dietro ogni storia, moltissime parole.

Il vero regalo, però, è la nostra capacità razionale, che ci ha permesso di sviluppare negli anni la convenzione che associa a ogni significante un significato preciso, per cui se io dico ‘cane’, chi legge ha un’idea di cosa io voglia esprimere, che sarà sicuramente diversa tra tutti, ma con sfumature comuni. La capacità razionale che ci distingue dagli animali, distingue anche il nostro modo di comunicare, e le potenzialità della comunicazione stessa: l’uomo è infatti il solo a poter parlare di passato e futuro, mentre il limite animale è dettato dagli stimoli presenti (un cane abbaia ora perché ora ha fame, perché ora vede il postino, non perché il rumore della pioggia lo ha svegliato questa notte). Ciò significa che noi possiamo esprimere adesso emozioni passate, che però portano con sé degli effetti (un cane rimane segnato dalla morte del padrone, ma non può dirlo a un altro cane). Questa è una gran fortuna, perché ogni vita è una storia che necessita di essere condivisa.

Non è forse una gioia doppia poter raccontare, la sera, di una giornata trascorsa nel migliore dei modi? O al contrario, non attenua la rabbia trovare a casa qualcuno che ascolti la tua giornata storta?

È stato detto però che a parole siamo in grado di esprime ogni parte dello scibile umano, eppure ci sono svariati momenti in cui esse si nascondono, ci lasciano col fiato sospeso, restano sulla punta della lingua; ma forse il motivo è che esse sono proprie dell’uomo, e di conseguenza, come esso, imperfette.

Dovremo quindi cercare nuove sfumature, nuovi significati, prendendo spunto dal vecchio. Ci resta però, nel frattempo, la consapevolezza di avere un tesoro: la materia prima delle canzoni, delle poesie, dei libri che ci riempiono parte della vita; qualcosa che rompe il silenzio dei nostri pensieri e dona loro una forma; il potere che ci consente di non essere agenti, coloro dai quali le parole vengono adoperate, ma soggetti, coloro che le usano, se non per coronarlo, almeno per descrivere il sogno di tutti: essere felici.

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