Marie Curie: il coraggio di lottare per la conoscenza
Da oggi inauguriamo una nuova rubrica incentrata sui i grandi (o meno) personaggi del passato e del presente per essere d’esempio ai nostri giovani lettori
Giovani uomini e giovani donne, erano così i grandi volti della storia quando hanno iniziato a lottare per non essere dimenticati dal corso del tempo: semplicemente, giovani. Da loro i ragazzi di oggi devono apprendere e ed essere spronati per lasciare un segno e fare della propria vita una grande occasione da cogliere. Da oggi inauguriamo una nuova rubrica incentrata sui i grandi (o meno) personaggi del passato e del presente per essere d’esempio ai nostri giovani lettori.
Partiamo dal passato, con una donna eclettica, intelligente, coraggiosa, audace e intraprendente: Marie Curie.
“Crediamo che la sostanza che abbiamo tratto dalla pechblenda contenga un metallo non ancora segnalato, vicino al bismuto. Se l’esistenza di questo metallo verrà confermata, noi proponiamo di chiamarlo Polonio.” Nel 1898 dopo numerosi esperimenti effettuati su due minerali ricchi di uranio, la torbernite e la pechblenda, Marie Sklodowka e Pierre Curie annunciarono al mondo della scienza, e non solo, l’esistenza del Polonio. I campioni studiati, però, risultarono più radioattivi di quanto sarebbero dovuti essere sulla base della quantità di Uranio e Polonio presente negli stessi. Ipotizzarono quindi che ci dovesse essere un terzo elemento ancora più radioattivo e iniziarono un lungo lavoro per tentare di isolarlo. Dopo quattro anni, il 28 marzo del 1902, Marie Curie annotò sul suo taccuino «RA = 225,93. Peso atomico di Radio».
Marie Sklodowka, quinta di cinque fratelli, nacque a Varsavia nel 1867 da un professore di fisica polacco. Sin dall’inizio si distinse per un’ottima memoria e una crescente passione per le scienze. Rimasta orfana di madre a dieci anni fu costretta, dalla sua stessa passione per lo studio, a lavorare per racimolare dei soldi. Nonostante i brillanti risultati ottenuti tra i banchi di scuola, in Polonia la strada per l’università gli venne preclusa in quanto donna così nel 1891 raccolse le sue poche cose e il suo grande coraggio alla volta di Parigi, per iscriversi alla Sorbona e coronare il suo sogno. Nonostante una vita dominata da stenti e fatiche, grazie ad un’immensa forza di volontà e al duro lavoro, riuscì ugualmente dapprima a conseguire la laurea in fisica nel 1893 e l’anno seguente in matematica. Gli sforzi di Marie vennero ripagati e la sua vita, da quel momento in poi, fu in continua ascesa. Nel 1895 sposò Pierre Curie, conosciuto all’università e, insieme al coniuge, si dedicò quasi completamente al lavoro nel loro laboratorio, mettendoci anima e corpo. Quella vecchia rimessa adiacente all’Istituto di fisica in Rue Lohmond fu il trampolino di lancio per il lavoro dei Curie. Mossi da entusiasmo e passione, iniziarono a studiare la “radiazione”. Si trattava di un fenomeno da poco scoperto nel 1896 dal fisico Henri Becquerel. Alla capacità di alcuni atomi di emettere energia, i due scienziati diedero il nome di radioattività. La radioattività (spontanea o naturale) è una trasformazione dei nuclei atomici che permette di passare da un elemento all’altro nella tavola periodica. Ciò avviene perché alcuni atomi costituiti da un nucleo composto da molti protoni sono destinati a disgregarsi emettendo particelle subatomiche o radiazione elettromagnetica.
Dopo intere giornate passate tra fiale di ogni dimensione e pagine di manuali, scoprirono prima il polonio e dopo quattro anni il radio. Queste scoperta rivoluzionarono completamente non solo il “mondo scientifico” ma anche i più disparati ambiti del sapere, tanto che nel 1903 gli valse il Nobel per la fisica. Questa rivelazione fece enorme impressione nel mondo accademico e permise a Marie di conquistare il titolo finale conseguente al dottorato di ricerca alla Sorbona. La stella della scienziata continuava ad emanare un’intensa luce e nel 1906 succedette al marito nella cattedra di fisica generale nella prestigiosa università parigina, dopo un terribile incidente che gli costò la vita. Il nome di Marie Curie fu impresso in maniera indelebile nella hall of fame, tanto che fu in assoluto la prima donna a ricoprire un incarico così prestigioso ed ambito e ad appassionare centinaia di studenti. Ciò aprì le porte dell’università al genere femminile, segnando così una vera e propria svolta nella storia dell’umanità.
La scienziata però non aveva intenzione di fermarsi qui e nel 1909 fondò, a Parigi, l’Institut du Radium. Il minuzioso lavoro dell’accademica proseguì instancabilmente in due direzioni: si dedicò allo studio della radioattività del torio e isolò il radio allo stato metallico. Grazie ai risultati ottenuti nel 1911 venne personalmente insignita del Nobel per la chimica. Questo immenso traguardo le permise di conquistare un ulteriore primato: fu la prima donna ad essere conferita del premio Nobel in due differenti ambiti, uno strepitoso primato non ancora superato. Marie Curie per la terza volta di fila divenne, ed è tuttora, un magnifico esempio per tutte le studiose che le succedettero.
Durante la Prima Guerra Mondiale, insieme alla figlia Irène, si recò sul fronte di battaglia della Marna per insegnare personalmente ai medici e agli infermieri come utilizzare i nuovi strumenti che permettevano di individuare le pallottole nei corpi dei soldati feriti.
Ciò fu possibile perché la radioattività ha, in realtà, uno spettro di applicazione molto vasto: dalla medicina (in campo radiologico), alla biologia (sfruttando le radiazioni come agenti mutageni per ottenere mutazioni cromosomiche), viene utilizzata persino nell’agronomia (per sterilizzare gli insetti dannosi), in geologia e nello studio di civiltà antiche (per datare con precisione oggetti di legno o tessuti).
Solo la morte (causata da lunghe esposizioni a sostanze radioattive), avvenuta il 4 luglio del 1934, riuscì a fermare l’instancabile lavoro dell’eclettica Marie Sklodowka Curie.



