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“Siamo fatti di-versi”: uniti per i diritti delle persone con disabilità fotogallery

Il comune di Bergamo ha deciso di aderire alla settimana per l'inclusione 'Bergamo Include' promossa dall'assessorato alla coesione sociale, con uno sguardo dedicato e rivolto proprio alla scuola.

“Siamo fatti di-versi”

Uno slogan che attira subito lo sguardo per un’iniziativa che merita attenzione. Un motto che sa di poesia, di letteratura, di cultura, perché è proprio nell’istruzione e nei suoi maggiori rappresentanti, che quest’esperienza fonda le sue radici.

Il comune di Bergamo, con le cooperative Serena e Alchimia, attraverso l’assessorato all’istruzione, formazione, università e sport ha deciso di aderire alla settimana per l’inclusione ‘Bergamo Include’ promossa dall’assessorato alla coesione sociale, con uno sguardo dedicato e rivolto proprio alla scuola. La settimana si è conclusa il 3 dicembre con la giornata mondiale per i diritti delle persone con disabilità, con una conferenza stampa fatta in una scuola secondaria con gli alunni per sensibilizzarli a questo tema.

“Sono davvero soddisfatta di come è andata questa settimana – ci racconta Marcella Messina, della cooperativa Serena -E’ stata un’esperienza interessante ed innovativa anche perché è stata la prima volta che si è dedicata una settimana al tema dell’inclusione.”

Lo slogan “Siamo fatti di-versi” è stato stampato su magliette che sono state indossate dal Sindaco Giorgio Gori, dagli assessori, dai dirigenti scolastici, dai giornalisti ed educatori, per mostrare il significato di inclusione nel vero senso del termine: siamo tutti uniti per un unico scopo e sogno.

“I primi indossatori delle magliette sono stati gli educatori che operano negli istituti comprensivi di Bergamo – continua Marcella– Molte persone non se ne rendono conto, ma solo nella città di Bergamo ci sono 348 ragazzi della fascia 3-18 anni che presentano una disabilità fisica e in città ci sono 180 assistente educatori che aiutano questi giovani, 150 solo negli istituti comprensivi, cioè fino alle scuole medie. Abbiamo voluto cogliere questa sfida mettendo al primo posto proprio gli educatori e gli insegnanti perché la scuola è il primo posto dove avviene quotidianamente l’inclusione delle differenze. Basta guardare la formazione delle classi: in ognuna di esse ci sono realtà diverse, storie da raccontare e da valorizzare. E, come luogo dell’inclusione per eccellenza, è proprio dalla scuola che bisogna partire per un informazione più approfondita sulla realtà della disabilità ed educare i ragazzi alla consapevolezza che tutti devono avere gli stessi strumenti per lottare per i propri diritti. Dopotutto il fine ultimo della scuola è dare a tutti gli stessi strumenti per affrontare la vita, intendendo, come strumenti, la cultura.Il nostro scopo è lo stesso, declinato, semplicemente, in maniera diversa.”

Certo, come mi racconta Marcella, l’educazione su questi temi è molto più facile da affrontare con i bambini più piccoli, a differenza dei ragazzi delle superiori, perché, si sa, crescendo le differenze sembrano sempre più grandi, mentre da bambini il sentimento di amicizia non tiene conto della diversità. Ed è proprio per questo che non bisogna smettere di continuare a parlare di questi temi e di lavorare per rendere tutti in grado di lottare per i propri diritti.

“Sono contenta perché il messaggio è arrivato, forte e chiaro. Ma è davvero importante sottolinearlo tutti i giorni non smettendo mai di lavorare. Come? Non uniformando i servizi, ma valorizzando la singolarità della persona. A scuola con progetti formativi che tengono conto dell’unicità di ognuno, la singolarità della persona; nei servizi con proposte educative per sentirsi valorizzati, dando molta importanza alle equipe educative.”

Abbiamo in cantiere molti altri progetti per non smettere di parlare di questo tema, come la co-progettazione con il Comune che prevede l’assistenza pedagogica agli istituti comprensivi e un laboratorio di narrazione per genitori partendo dalla logica dell’inclusione. Nel senso che siamo uniti perché siamo genitori, non mettendo il focus sulla disabilità o sulla mancanza, ma sull’appartenenza ad un gruppo, in cui tutti, con la propria peculiarità, possono parlare e confrontarsi con chi condivide con te l’essere genitori.”

Guardando la carrellata di fotografie e video pubblicate sulla pagina Facebook @Serena Cooperativa Sociale non si può non percepire la solidarietà e l’inclusione che questa iniziativa ha creato. Dalle fotografie di autorità a quelle delle famiglie che hanno deciso di partecipare in piena libertà al progetto; da quelle degli educatori a quella di Luca dell’Associazione Genitori “Costruire Insieme” Onlus.

Tutti quanti uniti dalla poesia che vive in ognuno di noi.

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