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Deve 4 milioni al fisco cinese, bergamasco bloccato a Pechino: “Io, vittima di una truffa”

Valentino Sonzogni, 50enne di Almè, sarebbe dovuto rientrare a Bergamo dalla Cina il 2 dicembre scorso, ma è stato fermato: "Colpa di un raggiro di cui sono vittima, rischio di passare il Natale qua da prigioniero"

“Rischio di passare il Natale da solo, in Cina, come un prigioniero”. È un messaggio carico di preoccupazione e rabbia quello di Valentino Sonzogni, che ha tanto il sapore di un appello: dal 2 dicembre scorso, giorno in cui sarebbe dovuta finire la sua vacanza a Pechino, il 50enne è bloccato in Cina e non può torare in Italia, com’era invece nei suoi programmi.

Secondo il fisco cinese Sonzogni, bergamasco di Almè classe 1967, deve versare nelle sue casse 30 milioni di Yuan, l’equivalente di quasi 4 milioni di euro: “Colpa di una società di joint venture di cui sono stato legale rappresentante fino al 2010 – ci racconta, contattato durante il soggiorno forzato a Pechino -. Quell’azienda doveva essere chiusa, o almeno così pensavamo noi investitori che l’avevamo creata dall’Italia per aprire dei negozi di abbigliamento, prima di capire che non avrebbe funzionato. Qualcuno in Cina, invece, non ha eseguito le nostre indicazioni e mentre il sottoscritto era convinto che l’attività della società fosse cessata, sono state fatte senza consensi e senza deleghe delle operazioni che hanno creato quell’incredibile buco di 30 milioni di Yuan”.

Valentino Sonzogni

“La persona responsabile di quel debito col fisco è stata denunciata da una dipendente della stessa società rimasta aperta a nostra insaputa, nel 2012 – spiega ancora Sonzogni -. A quanto pare, per fortuna, la sua attività è stata fermata grazie a questa donna cinese che ha prima capito cosa stesse succedendo, e poi ha avuto il coraggio di denunciare il malfattore alle autorità”.

Con la denuncia le operazioni della società sarebbero terminate, ma il buco da quasi 4 milioni di euro col fisco cinese era ormai fatto.

“Io non sapevo nulla, tant’è vero che nel 2013 e nel 2015 sono venuto in vacanza in Cina senza farmi il minimo problema – racconta il 50enne di Almè, oggi impiegato nel settore delle energie rinnovabili in una ditta della Valle Brembana -. Questa volta, invece, sono stato fermato: ero pronto a salire sull’aereo per tornare in Italia quando un funzionario dell’aeroporto mi ha fermato e mi ha spiegato, a grandi linee, la mia situazione”.

Ora Sonzogni è bloccato a Pechino, dove sta cercando di fare chiarezza su tutta la questione insieme all’ambasciata italiana e a due avvocati cinesi, Lihong Zhang, giurista di fama internazionale già docente dell’università di Shanghai, e Yang Zhanwu del Foro di Pechino.

“Mi è stato detto che il tutto si potrebbe sbloccare tra 15-20 giorni – spiega il bergamasco -, ma io spero vivamente che i tempi siano più stretti: non ho nessuna intenzione di restare come un prigioniero in Cina per un reato che non ho mai commesso. Qui la vittima di una truffa sono io”.

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