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Fagiani, giovane trombettista: “Il Borgomastro di Donizetti? Una vera sorpresa” fotogallery

In occasione del Borgomastro di Saardam, opera buffa composta da Gaetano Donizetti, che ha aperto la rassegna del “Donizetti Opera”, abbiamo incontrato Matteo Fagiani, trombettista bergamasco,che ci ha raccontato il magnifico mondo dell'opera visto dagli occhi di un giovani musicista.

In occasione del Borgomastro di Saardam, opera buffa composta da Gaetano Donizetti, che ha aperto la rassegna del “Donizetti Opera”, abbiamo incontrato Matteo Fagiani, trombettista bergamasco. Fagiani racconta il magnifico mondo dell’opera visto dagli occhi di un giovani musicista.

Si è diplomato in tromba al Conservato Gaetano Donizetti a soli diciassette anni. Cosa vuol dire per lei tornare a Bergamo in occasione della messa in scena del Borgomastro di Saardam?
“Suonare a Bergamo è sempre bello perchè è qui che tutto è iniziato per me, è qui che ho mosso i miei passi nel mondo della musica. Al nome di Donizetti lego tutti i ricordi degli anni del conservatorio e anche delle primissime esperienze lavorative: L’elisir d’amore è stata la prima produzione a cui ho partecipato. Per queste ragioni tornare nella mia città in occasione della stagione lirica è un piacere. Oltretutto quest’anno abbiamo avuto il privilegio di suonare al Teatro Sociale, nel cuore di Città Alta, non troppo lontano dalla casa natale di Gaetano. Da bergamasco, molto legato alle mie origini, posso dire che è davvero un punto di orgoglio”.

L’opera è una grande macchine dove tutti gli ingranaggi lavorano e si intersecano alla perfezione per creare un risultato eccezionale. C’è vita e dinamicità sul palco, sotto il palco e dietro le quinte. È innegabile che senza musica, senza l’orchestra, l’opera non può esiste. Come si sviluppa il lavoro del musicista d’orchestra?
“Lo step iniziale è leggere – e quindi studiare – le parti. È poi utile andare ad ascoltare le musiche che poi saranno suonate per conoscerle meglio. Nel nostro caso questo aspetto è stato più difficile da mettere in pratica: il Borgomastro non veniva più eseguita da tantissimo tempo.
Per quanto riguarda le prove di insieme, le prime sono sempre di lettura: il direttore riferisce e varie indicazioni di tempo, di dinamiche e di espressività. Se necessario si svolgono anche delle prove di sezioni. Una volta fatto questo, si fa la cosiddetta prova all’italiana con tutta l’orchestra e i cantanti, ma senza riferimenti scenici.
In tutto questo, il ruolo del direttore è fondamentale: è lui il punto di riferimento, è lui che ci dice come e quando suonare. Soprattutto nell’opera è importante perchè l’orchestra in buca è al servizio del cantanti che stanno sul palcoscenico. Altra figura indispensabile è ovviamente la spalla dell’orchestra che ha l’importante compito di dare gli attacchi a tutta l’orchestra”.

Mentre sul palco vediamo colori, luci, personaggi che si muovono e cantano, cosa succede sotto? Come lavorano i musicisti in buca?
“Bisogna essere sempre pronti. Il fatto di suonare in buca invece che sul palco non deve fare credere che ci si trovi in una situazione più agevole. Al contrario bisogna avere mille occhi e orecchie: dobbiamo essere costantemente attenti ai personaggi sul palco che cantano e recitano, e che inevitabilmente spesso si prendono qualche libertà dalla partitura. Durante l’esecuzione la concentrazione è essenziale”.

Il Borgomastro di Saardam non è sicuramente tra le opere più conosciute di Donizetti. Il risultato è stato ugualmente positivo: sin dall’anteprima il pubblico ha apprezzato l’opera proposta. Anche per lei è stato lo stesso?
“Sì, sicuramente. La cosa che mi ha colpito di più è la storia. Donizetti ha scritto due opere sulla figura di Pietro il grande. È evidente che rimase affascinato dalla storia di quest’uomo. Inoltre è interessante che da un fatto storico realmente accaduto, sia nata un’opera come il Borgomastro che mescola dati storici con la finzione scenica”.

Negli anni hai avuto modo di viaggiare e di suonare in importanti teatri sparsi per il mondo. Quanto è conosciuta la musica di Gaetano Donizetti all’estero? È amata come in Italia?
“All’estero mi è capitato spesso di eseguire arie composte da Donizetti, in particolare quelle tratte da L’elisir d’amore, dal Don Pasquale e dalla Lucia di Lammermoor, che sono le opere più famose per le quali Donizetti è conosciuto in tutto il mondo. All’estero è amato, come è amato tutto il repertorio della musica lirica che tutto il mondo ci invidia. Non è un caso che in Italia arrivino studenti da tutto il mondo per studiare e perfezionarsi nel canto lirico”.

La vita dei musicisti e degli artisti in generale è piena di emozioni. Si ritiene fortunato di essere un Maestro e di poter fare il musicista?
“Certo, mi ritengo fortunato. Anzi fortunatissimo. Ho sempre voluto fare questo nella vita, fin da bambino. Ricordo che ho iniziato a suonare la tromba grazie a mio zio, trombonista. Grazie a lui ho conosciuto il mondo della musica. Un mondo pieno di sorprese ed emozioni: dopo il diploma ho fatto esperienze stupende, ho suonato all’Arena di Verona, sono stato in Russia con la Scala e tante altre. L’ultima soddisfazione l’ho avuta proprio con il Borgomastro di Saardam: il destino ha voluto che mi ritrovassi a suonare vicino a mio zio, primo trombone, proprio con colui che mi ha fatto conoscere questo meraviglioso mestiere. Ovviamente, come tutte le realtà, ci sono i lati positivi e negativi, ma quando ami con tutto te stesso qualcosa, riesci ad andare oltre le fatiche e i sacrifici quotidiani che si è costretti a fare. Bisogna essere sempre sul pezzo, lo studio quotidiano è necessario per migliorarsi. Essere musicista è anche questo, è una continua evoluzione”.

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