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Splendida esecuzione per la Messa di requiem di Donizetti

Pubblichiamo la recensione di Danilo Boaretto per OperaClick, quotidiano di informazione operistica e musicale.

Pubblichiamo la recensione di Danilo Boaretto per OperaClick, quotidiano di informazione operistica e musicale. 

Nella ricorrenza dei duecentoventi anni dalla nascita di Gaetano Donizetti (veniva alla luce il 29 novembre 1797 a Bergamo in Borgo Canale) la Fondazione Donizetti, nell’ambito del Festival Donizetti Opera, ha onorato la figura del grande compositore dedicandogli due eventi tenutisi entrambi presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, luogo dove sono sepolti i resti di Mayr e dello stesso Donizetti.

La giornata celebrativa è iniziata alle 10.30 con un concerto intitolato “L’Elevazione Musicale”, nel corso del quale il Gruppo Ottoni del Conservatorio di Bergamo diretto da Ermes Giussani ha eseguito musiche di Bach, Mozart, Wagner, Mayr e naturalmente Donizetti.

In serata si è invece tenuta l’esecuzione dell’attesa Messa di Requiem che il Grande bergamasco compose nel 1835 per la morte del suo amico Vincenzo Bellini e che purtroppo venne eseguita postuma solamente il 28 aprile del 1870 nella stessa Santa Maria Maggiore. Nel 1835 Donizetti rispondeva a Ricordi che gli sollecitava la preparazione di una Messa: “io ho molto da fare, ma un attestato di amicizia per il mio Bellini va avanti a tutto”. Il compositore, che in quel periodo si trovava a Napoli, si mise a lavorare immediatamente con l’intenzione, non appena terminata, di rappresentare la Messa al Conservatorio di San Pietro a Majella. In realtà non riuscì a terminare il lavoro perché dovette recarsi alla Scala per curare la prima esecuzione di “Maria Stuarda”. Del resto nel 1835 il massimo compositore bergamasco stava vivendo il suo periodo di maggiore fertilità e vena creativa; nello stesso anno videro la luce “Marin Faliero”, “Lucia di Lammermoor” e appunto “Maria Stuarda” ma se prendessimo in considerazione il periodo che va dal 1833 al 1837 conteremmo una ventina di opere tutte di buon successo tra cui, oltre alla già citata “Stuarda”, anche “Lucrezia Borgia” e “Roberto Devereux”. In seguito all’intoppo lavorativo che l’aveva costretto a sospendere il progetto “Messa di Requiem”, Donizetti riscrive a Ricordi: “Doveva ora battere una messa al Conservatorio, e di già l’avea cominciata, ma la esecuzione avendo luogo in Dicembre mi impediva di diriggerla e me ne doleva!… Tutto ciò che io preparava era annullato dal destino, che mi aveva fissato per Milano […]”

Un “Requiem”, quello donizettiano, a torto meno eseguito rispetto a quello di Verdi e di Mozart nonostante l’altissima caratura musicale della composizione. Non ne diminuisce il valore compositivo l’incompletezza dal punto di vista liturgico mancando il Sanctus, il Benedictus e l’Agnus Dei. La maggiore composizione sacra donizettiana evidenzia una musica intrisa di sincera spiritualità che si adatta perfettamente al testo sacro, senza per altro rinnegare la consolidata struttura melodrammatica dell’orchestrazione; in alcuni momenti si intuisce che la composizione di Lucia di Lammermoor è dello stesso anno.

Venendo all’esecuzione cui abbiamo assistito va detto che la Fondazione Donizetti ha utilizzato lo spartito autografo archiviato presso il Conservatorio di Napoli così da poter utilizzare una breve introduzione dell’organo composta da Donizetti (inserita in allegato alle ultime pagine dello spartito) per aprire la Messa di Requiem mitigando il brusco, quanto interessante, attacco orchestrale in re minore.

Sul podio un ispiratissimo Corrado Rovaris ha diretto l’Orchestra Donizetti Opera staccando tempi sostanzialmente vivaci, variando sapientemente le agogiche e giocando abilmente con i colori; la mano del direttore ci è parsa attenta anche nel dare il necessario supporto al quintetto dei solisti costituito dal soprano Carmela Remigio, dal mezzosoprano Chiara Amarù, dal tenore Juan Francisco Gatell, dal basso Andrea Concetti e dall’altro basso Omar Montanari.

Carmela Remigio si è ben destreggiata in tutti i pezzi d’insieme in cui è stata impegnata, ma si è distinta soprattutto nel Libera me Domine conclusivo.

Chiara Amarù siamo riusciti a udirla proprio pochino e non sappiamo se ciò sia stata conseguenza di una fasatura, a nostro avviso errata, degli equilibri sonori decisa durante le prove oppure sia dipeso da una sua libera scelta interpretativa.

La parte del tenore, insieme a quella di uno dei due bassi, è quella più impegnativa del quintetto e Juan Francisco Gatell l’ha affrontata con sicurezza brillando nell’impegnativo Ingemisco cantato con buona varietà di colori, buon volume e suggestive mezzevoci.

Andrea Concetti ha eseguito la difficile parte a lui riservata sfruttando tutto il mestiere e la venticinquennale esperienza di cui dispone, tuttavia non possiamo sottacere la disomogeneità d’emissione che in certi momenti è risultata un tantino fastidiosa.

Omar Montanari, nel piccolo impegno riservatogli dalla partitura, ha evidenziato voce di bel colore e piuttosto sonora.

Dopo “Il borgomastro di Saardam” un’altra prova splendida per il Coro Donizetti Opera diretto da Fabio Tartari.

Buon compleanno Gaetano!

La recensione si riferisce alla rappresentazione del 29 novembre 2017.

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