La risposta

“Specchio specchio delle mie brame, questa sono io? Cosa non va nel mio corpo?”

Non è la prima volta che BGY tratta di disturbi alimentari in giovani donne e giovani uomini, ma le domande che ci arrivano in posta e i fatti di cronaca che ogni giorno vengono pubblicati, dimostrano che di questo delicato e importante argomento è necessario continuare a parlare.

“Salve, sono Jessica. Vorrei rimanere anonima quando pubblicherete la mia domanda. Non è una vera e propria domanda, è che non capisco la posizione dei miei genitori. Quando mi vesto in maniera diversa dai classici jeans e maglietta, ma magari indosso una gonna o dei vestiti particolari, mi rimproverano dicendo che per la mia età è troppo presto (ho 15 anni). E’ troppo presto per cosa? Perché dovrebbe essere così sbagliato? Spero che sia un valido spunto di riflessione per il vostro giornale… E vi ringrazio.”

E ancora. Recentemente è giunta notizia di un blog che induceva ragazzine di 14-15 anni a perdere peso, le convinceva a seguire una dieta particolare con un apporto massimo di 500 calorie al giorno. Se avessero abbondato con il cibo un rimedio c’era: vomitare. E qui venivano dispensati consigli e metodi su come fare. La diciannovenne di Porto Recanati, autrice del blog “Pro Ana”, nato per alimentare il fenomeno dell’anoressia e frequentato da migliaia di adolescenti, è stata denunciata dalla procura di Ivrea per induzione al suicidio e lesioni gravissime.

Non è la prima volta che BGY tratta di disturbi alimentari in giovani donne e giovani uomini (leggi articoli correlati), ma le domande che ci arrivano in posta e i fatti di cronaca che ogni giorno vengono pubblicati, dimostrano che di questo delicato e importante argomento è necessario continuare a parlare. La dottoressa Pamela Tassetti, psicologa alimentare e psicoterapeuta familiare, è venuta in nostro aiuto analizzando il fenomeno.

“Quanti adolescenti si guardano allo specchio senza piacersi, senza riconoscersi in quel corpo che cambia? Quanto può essere difficile per loro accettare una nuova corporeità, meno infantile e più vicina a quella di una donna o di un uomo? Da dove hanno origine vissuti di imbarazzo, vergogna, insoddisfazione che spesso li turbano?

Sentirsi diversi, a volte non adeguati, sono sensazioni che è frequente provare in adolescenza quando si è chiamati a rapportarsi con un “corpo in cambiamento.”
C’è chi abbraccia ed accetta positivamente queste trasformazioni e chi, al contrario, vive una profonda insicurezza: si sente fragile, brutto, in qualche modo estraneo e “tradito” dal proprio corpo.

Sentendo venir meno la propria identità, l’adolescente cerca di scoprire il suo nuovo Io, e lo specchio diventa il mezzo che lo aiuta a prendere confidenza con la sua nuova immagine. Lo specchio può essere fonte di piacere e di accettazione, se l’immagine che lo rimanda è soddisfacente; può diventare fonte di delusione e rabbia se l’immagine riflessa non corrisponde a quella ideale che ognuno coltiva segretamente (“Mi vedo grassa…guarda che fianchi…che brufoli…ho troppo seno rispetto alle mie amiche…sono ridicola!”).
Spesso la propria immagine non piace perché la si confronta con un modello sbagliato, come quello che società e mass media ci propongono, un modello ideale, lontano dalla realtà, stereotipato e dotato di un forte potere di persuasione.
L’attuale società occidentale e industrializzata spinge le donne a conformarsi alla “magrezza ideale”, mentre agli uomini è richiesto di essere atletici e muscolosi. Siamo continuamente bombardati, spesso senza rendercene conto, da messaggi come “Per avere successo devi essere bello e magro!”, “Così non vai bene! Prova questa dieta e vedrai che tornerai perfetto in una settimana!” e questo contribuisce a sviluppare una “cultura lipofobica” che teme il grasso, l’imperfezione e spinge donne e uomini a dare attenzioni costanti, a volte eccessive e malsane, al proprio corpo. Accade quindi che, fin da età sempre più precoci, si cerca di correggere, levigare il corpo, renderlo simile agli standard sociali per timore di non essere accettati ed amati nei propri contesti di vita quotidiana.

Il grado di soddisfazione corporea, tuttavia, non è influenzato esclusivamente da fattori socio-culturali. Il contesto familiare ed il gruppo dei pari esercitano un forte potere che non dev’essere sottovalutato. Può capitare che un genitore dica alla propria figlia: “Ma come ti sei vestita? Quella gonna è troppo corta e stretta” oppure “ Hai messo peso? Un tempo quei pantaloni ti stavano bene, ora ti segnano i fianchi!”. Messaggi di questo tipo incidono negativamente sull’autostima dell’adolescente, la quale può iniziare a scrutare con maggiore attenzione il proprio corpo alla ricerca di un riscontro nelle parole dette da mamma o papà.
L’insoddisfazione corporea è, pertanto, un costrutto multifattoriale ed è considerato un elemento predittivo delle strategie volte alla perdita di peso, dell’alimentazione restrittiva e della sintomatologia bulimica. A Hilde Bruch si deve il merito di esser stata la prima studiosa a riconoscere l’immagine corporea disfunzionale quale caratteristica centrale dei Disturbi del Comportamento Alimentare (Bruch H., 1962).

In contesti patologici, la perdita di peso nel tentativo di raggiungere l’immagine corporea ideale racchiude un significato che va oltre la concreta diminuzione di centimetri o chili. Un aumento ponderale suscita sensazioni di frustrazione, vergogna e di auto-svalutazione mentre un calo di peso, aumenta il senso di autocontrollo, la fiducia personale e l’autostima. E’ così che il successo o il fallimento nella sorveglianza del peso diviene un simbolo della capacità di dominare la propria vita, in una fase dove incertezza ed insicurezza la fanno da padrone.
Per un’adolescente accettare la propria immagine corporea è un passaggio difficile, o quantomeno delicato, ma è un sforzo che vale la pena affrontare, per imparare ad amarsi e ad amare. Occorre darsi tempo per prendere confidenza con le nuove forme e le nuove pulsioni, per acquisire una nuova consapevolezza di sé e delle proprie capacità. Occorre imparare a chiedere aiuto quando si avverte che la situazione sta sfuggendo di mano. Occorre che genitori, insegnanti, educatori, riflettano e si confrontino maggiormente con il disagio che sempre più adolescenti provano guardandosi allo specchio. Occorre, infine, che le istituzioni intervengano in modo più severo ed attento contro siti web pro-Ana e pro-Mia o i falsi professionisti che promettono corpi ideali ed irreali.

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