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Jovan Divjak, il generale che difese Sarajevo, racconta la guerra in Bosnia

Appuntamento venerdì 1 dicembre all'auditorium Modernissimo insieme al giornalista bergamasco Gigi Riva, a lungo inviato di guerra nell'ex Jugoslavia.

“Ho conosciuto il generale Jovan Divjak a Sarajevo nel 1992 all’inizio dell’assedio della città e subito siamo diventati amici. Aveva 55 anni allora e una forma fisica invidiabile. Durante l’intervista fece una verticale a due mani sul tavolo, cantò canzoni in francese. Gli piaceva, mi disse, ‘Flaner sur les grandes boulevards‘. Un uomo di mondo che non perdeva il buonumore nemmeno durante quella situazione drammatica. Non lo perdeva semplicemente perché sapeva di fare la cosa giusta”. Così il giornalista Gigi Riva, che ha vissuto in prima persona, da inviato, la guerra in Bosnia, descrive il protagonista dell’incontro di venerdì 1° dicembre a Nembro.

” Era serbo – prosegue l’editorialista dell’Espresso – ma capì che difendere dall’urbicidio i civili era lo scopo per cui aveva messo la divisa. Senza di lui la città sarebbe caduta in pochi giorni. I serbi lo bollarono come “traditore”. I musulmani di Bosnia lo usarono perché attraverso di lui potevano dimostrare che resisteva la convivenza multietnica. Ma a fine conflitto se ne sbarazzarono proprio perché era serbo. Strano destino di eroe. Non si perse d’animo e fondo l’associazione per gli orfani di guerra che ha permesso in oltre 20 anni a migliaia di ragazzi sfortunati di studiare, laurearsi crearsi un futuro. Se penso alle persone che possono essere un esempio in questi tempi tristi di spaesamento il suo è uno dei primi nomi che mi viene in mente. Un eroe che è sempre rimasto umano anche in mezzo all’impazzimento di una guerra sanguinosa e fratricida”.

Gigi Riva e Jovan Divjak saranno ospiti di “In the name of”, cartellone di iniziative organizzate in occasione del 25esimo anniversario del conflitto balcanico e dell’assedio di Sarajevo promosso dal Comune, dalla Biblioteca Centro Cultura, dall’associazione Amici della Biblioteca, Gherim, ACLI, Oratorio di Nembro, associazione Nembresi nel Mondo e Biladi-Comunità marocchina di Nembro. L’appuntamento è per venerdì 1 dicembre alle 20.45 all’Auditorium Modernissimo di Nembro.

Jovan Divjak, nato a Belgrado nel 1937, intraprende la carriera militare nell’esercito nazionale jugoslavo, fino a raggiungere il grado di colonnello prima dello scoppio della guerra in Bosnia-Erzegovina. Dopo lo scoppio delle ostilità, si schiera con la Difesa Territoriale di Sarajevo, lasciando l’esercito jugoslavo e assumendo il comando della difesa di Sarajevo.

Ha combattuto a fianco dei bosniaci per difendere Sarajevo quando i serbi hanno attaccato la città, ma si è subito schierato a difesa dei diritti dei serbi rimasti, contro ogni tentativo di discriminazione nei loro confronti. È sempre andato controcorrente, avendo come unico criterio di azione la difesa dei perseguitati e la lotta contro ogni tipo di oppressione, da qualsiasi parte provenga, senza distinzioni di etnie, di credo religioso o politico. Per questo è stato emarginato all’interno dello stesso esercito bosniaco con il quale si era schierato e nel quale aveva raggiunto il grado di generale.

Posto in pensione senza neppure essere consultato, non ha rinunciato alle sue battaglie, spostandole nella società civile. La sua Fondazione a favore dei bambini orfani di Sarajevo e vittime della guerra etnica, protegge senza distinzione di identità tutti i ragazzi che hanno bisogno di aiuto. Nel 2007 è stato pubblicato in Italia da Infinito Edizioni, con prefazione di Paolo Rumiz, Sarajevo, mon amour, libro-intervista con Florence La Bruyere, pubblicato in Francia nel 2004.

Gigi Riva, giornalista originario di Nembro, è stato direttore del Giornale di Vicenza nel 2001-2002. È stato caporedattore centrale del settimanale L’Espresso dal 2012 al 2016. È stato a lungo inviato speciale nell’ex Jugoslavia e in Medioriente rispettivamente per il Giorno e L’Espresso. Ha lavorato anche al Giornale di Bergamo, Gazzettino, e D – la Repubblica delle donne. Attualmente è editorialista del gruppo Espresso.

Ha scritto i libri Jugoslavia il nuovo Medioevo (Mursia 1992, con Marco Ventura); L’Onu è morta a Sarajevo (Il Saggiatore 1995, con Zlatko Dizdarević), I muri del pianto (UTET-De Agostini, 2006) e il romanzo Le dernier pénalty (Editions du Seuil, Parigi, 12 maggio 2016), poi uscito in Italia da Sellerio, Palermo, il 19 maggio dello stesso anno, col titolo L’ultimo rigore di Faruk.

Ha scritto anche soggetto e sceneggiatura dei film Il Carniere (Premio Amidei per la sceneggiatura e nomina al David di Donatello sempre per la sceneggiatura, Clemi 1997), Nema problema (2004), Il sorriso del capo (2011).

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