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Sessanta milioni

Un aiuto economico per chi assiste familiari gravemente malati

Spiega la deputata Pd di Bergamo Elena Carnevali: Il 66% dei caregiver ha dovuto lasciare il lavoro, restandone fuori per una media di 10 anni.

La Commissione Bilancio del Senato ha dato via libera all’unanimità all’emendamento (a prima firma Laura Bignami, ma poi sottoscritto da tutti i gruppi e da centinaia di senatori singolarmente) che stanzia 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 per “la copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare. Si tratta di quelle persone che assistono familiari gravemente malati, in maniera non professionale.

Il sostegno sarà destinato alla persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, o di familiare fino al terzo grado che non si autosufficiente, sia ritenuto invalido o sia titolare di indennità di accompagnamento.

“Questo stanziamento di fondi ad hoc è propedeutico alla legge specifica alla quale come PD abbiamo lavorato in questi ultimi 3 anni per il riconoscimento dei caregiver familiari, consapevoli della necessità di tutela di coloro che quotidianamente sono i impegnati nell’assistenza di familiari”, dice la deputata del PD Elena Carnevali.

“L’Italia sconta un forte ritardo nella presa di coscienza e nel successivo riconoscimento del valore collettivo di chi si prende cura in ambito familiare – prosegue Carnevali – , un ruolo sempre più centrale e irrinunciabile in una società che invecchia. Il 66% dei caregiver ha dovuto lasciare il lavoro, restandone fuori per una media di 10 anni. Il fenomeno ha un impatto importante, sia dal punto di vista sociale che economico ed è quindi prioritario proseguire sulla strada del loro pieno riconoscimento e continuare a rafforzare e potenziare i servizi attorno al paziente e alla sua famiglia”.

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