L'indagine

Qualità della vita, Bergamo arranca in sicurezza: preoccupa il consumo di suolo

L'analisi annuale del Sole 24 Ore vede la provincia avanzare di una posizione a livello nazionale ma di motivi per essere soddisfatti ce ne sono pochi: pessimi i dati sulla sicurezza e sul consumo del territorio, unica medaglia all'ospedale.

Quarantadue indicatori per stabilire in quali province italiane si vive meglio dal punto di vista economico, lavorativo, dei servizi, della società, della sicurezza e della cultura: l’indagine annuale firmata “Sole 24 Ore” (Clicca qui per tutti i dati) sulla qualità della vita restituisce una fotografia in chiaroscuro per Bergamo, benchè il dato generale racconti di un piccolo balzello all’insù e di una solida posizione sopra la media.

Eppure di motivi per essere davvero soddisfatti non ce ne sono molti: in una classifica in cui svetta Belluno e che assegna la maglia nera a Caserta, Bergamo si piazza al 28esimo posto su un totale di 110, guadagnando una posizione e mettendosi al riparo da crolli clamorosi come quelli di Milano (dal secondo all’ottavo posto), Roma (-11 dal 13esimo al 24esimo) o Genova (-27, dal 21esimo al 48esimo posto).

Tra le sei macroaree oggetto dello studio, il miglior risultato lo si ottiene in “Demografia e Società” (ottavo posto), seguito da “Ambiente e Servizi” (14esimo), in cui il merito è quasi tutto del primato nazionale alla voce “Emigrazione ospedaliera”, dato ovviamente legato alle performance dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, che tiene conto di quante persone si spostino dalla provincia per le cure mediche.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Fonte: Il Sole 24 Ore

Ma nella stessa categoria arriva anche uno dei dati peggiori tra i 42 indicatori: Bergamo è 92esima in Italia per “Consumo di suolo” che interessa il 13% della superficie totale. Dato che, abbinato a quello pessimo sulla “Densità demografica” che evidenzia una concentrazione di 404 abitanti per chilometro quadrato (99esima in Italia), fa emergere un chiaro squilibrio territoriale e deve imporre una profonda riflessione sulle scelte strategiche.

Se, infatti, la conformazione geografica del territorio bergamasco, in cui l’ambiente montano incide in modo rilevante, in qualche caso può fungere da parziale alibi (si veda, più avanti, il dato sulla banda larga ndr) in queste due particolari voci la stessa peggiora ulteriormente giudizi già negativi, facendo assumere ai fenomeni proporzioni preoccupanti nelle aree più urbanizzate.

Bergamo si conferma provincia ricca e lavoratrice, con un Pil pro capite che si aggira attorno ai 28mila euro e pensioni medie da 912 euro, con un tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 29 anni al 14,9% e un Pil che dipende per il 48% dall’export. Anche qui, però, c’è il rovescio della medaglia: il canone di locazione medio a 840 euro mensili è tra i più alti d’Italia mentre la spesa pro capite degli enti locali a favore di minori, disabili e anziani è di soli 34 euro.

Tra l’indubbia laboriosità della provincia fatica ad emergere, invece, la vocazione innovativa: ogni mille società ci sono 1,3 startup innovative e la tecnologia non sembra essere d’aiuto, dato che solo al 15% della popolazione è garantita una copertura della banda larga a 30 mega (76esima in Italia).

Il risultato peggiore dell’indagine, e non farà piacere ai cittadini, è quello relativo a “Giustizia e Sicurezza”: pur migliorando rispetto allo scorso anno, il 66esimo posto complessivo non può essere accettabile, soprattutto se si finisce nella parte bassissima della graduatoria in voci quali “Rapine” (44 ogni centomila abitanti, 92esimo posto), “Truffe” (279 ogni centomila abitanti, 79esimo), “Scippi e borseggi” (160 ogni centomila abitanti, 67esimo), “Furti in abitazione” (453 ogni centomila abitanti, 83esimo) e “Furti d’auto” (102 ogni centomila abitanti, 77esimo) e ci si salva solamente per il numero di nuove cause avviate (505 ogni centomila abitanti, ottavo). Dati che, purtroppo, i recenti fatti di cronaca non fanno altro che confermare.

Non sono esaltanti nemmeno i numeri relativi alla cultura e all’istruzione: ci sono 70 laureati tra i 25 e i 30 anni ogni mille residenti (75esima in Italia) e tra gli over 25 sono dieci in media gli anni di studio (65esima).

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