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Il respiro dello spazio, l’astrazione di Tilde Poli

Chiusa l’ampia retrospettiva all’ex Maddalena, aperta fino al 30 novembre la sintesi ragionata a Palazzo Creberg

“Il respiro dello spazio”: un titolo perfetto per la “doppia” retrospettiva sull’arte di Tilde Poli. Si è appena chiuso l’ampio capitolo all’ex chiesa della Maddalena ma prosegue fino al 30 novembre la sintesi ragionata nell’atrio di Palazzo Creberg in Largo Porta Nuova 2.

Raffinata e autorevole personalità delle arti del Novecento a Bergamo, Tilde Poli è ricordata dal mondo delle arti d’area milanese e locale come una figura umanamente intensa, artisticamente colta e aggiornata. Comunque libera e anticonvenzionale, capace di “enigmatiche antitesi” e di un’arte inconfondibile per “icasticità, purezza, rigore”, secondo le parole di Sandra Nava, attenta e affezionata interprete critica dell’artista nonché curatrice, con Angelo Piazzoli, dell’articolato progetto espositivo di queste settimane.

La selezione di opere in visione a Palazzo Creberg, tutte provenienti dalla collezione della famiglia Bonaldi, mette a fuoco la ricerca degli anni della maturità di Tilde Poli. Si tratta di una decina tra oli su tela e tecniche miste su tavola che raccontano per tappe – anni Sessanta, Settanta, Novanta, Duemila – l’evoluzione del lessico pittorico di un’artista “moderna per vocazione”, che si muove con solido mestiere e autocoscienza tra cadenze classiciste di architettonica armonia e inquietudini di colore-luce di sapore contemporaneo.

Sono opere, soprattutto, che fanno risaltare una personalità complessa e insieme limpida, capace – nel passaggio dalla stagione informale a quella dell’astrattismo geometrico – di bilanciare ritmi e volumi in un peculiare unisono evocativo, ugualmente disciplinato e lirico, lucido e arcano. Una dote rara, quella della nostra pittrice, in quegli anni litigiosi e spesso intolleranti per le arti visive, segnati da drastici scarti e deliberate cesure fra “tradizione” e “contemporaneità”.

Una parabola d’arte sempre intelligente la sua, che si ammira qui alle pareti di un unico ambiente. In uno sguardo si abbracciano le accensioni studiate e quasi squillanti dei pezzi meno recenti e la finissima, soffusa modulazione tonale dell’ultima produzione. Una sorta di compendio, non esaustivo ma suggestivo, della grande rassegna di opere maestre e di inediti esposti nei giorni scorsi all’ex chiesa della Maddalena.

Un omaggio importante, a undici anni dalla scomparsa, a una “signora dell’arte” che prese parte attiva e consapevole alla vivace scena culturale del dopoguerra. Sia all’interno del Gruppo Bergamo “di cui non solo fu l’unica partecipante donna ma anche autorevole voce”, come ricorda Piazzoli, sia nell’orizzonte milanese degli anni Cinquanta con la frequentazione amicale, tra gli altri, di Fontana, di Vedova e di Carlo Cardazzo, promotore artistico di prim’ordine.

Il bel catalogo che accompagna l’esposizione, in distribuzione gratuita, mette in fila una sessantina di opere dal ’43 al 2005 e contribuisce alla bibliografia critica dell’artista con l’acuta analisi di Sandra Nava e il sentito ricordo del figlio Roberto Tiraboschi.

La mostra è aperta al Palazzo storico del Credito Bergamasco in Largo Porta Nuova 2 fino al 30 novembre nei seguenti orari: da lunedì a venerdì 8.20 – 13.20, 14.50 – 15.50.