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"La scuola è rimasta l'unica agenzia educativa contro la violenza e le discriminazioni" - BergamoNews
La professoressa

“La scuola è rimasta l’unica agenzia educativa contro la violenza e le discriminazioni”

"Credo che la scuola debba affrontare le questioni relative all'essere umano e le questioni sociali attraverso le discipline, non mettendo quest'ultime "in pausa" per parlare di altro."

Solo negli ultimi 12 mesi, a Bergamo e provincia, 474 donne si sono rivolte ad un centro antiviolenza. E, secondo i dati Istat nel report “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”: 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Per fortuna, però, emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto sicuramente di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

In questa battaglia, l’educazione e l’istruzione devono avere un ruolo primario. Lo sa bene Valeria Lotta, insegnante di lettere della scuola secondaria e fondatrice insieme ad alcuni colleghi e artisti dell’associazione “I sogni in tasca” per la promozione della cultura letteraria, artistica e teatrale nei bambini e negli adulti, con l’intento di sensibilizzare sulla prevenzione della violenza sulle donne a cominciare dalla scuola e dall’età giovanile. 

Il 25 novembre è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Quanto è importante la scuola nell’educare alla differenza di genere?

“Proprio stamattina ho parlato con i miei alunni che mi hanno raccontato di una violenza quotidiana, “normali risse del sabato sera”, per usare una loro espressione, a cui sono ormai assuefatti, la considerano un dato di fatto. Così come approcci fisici espliciti in discoteca o in locali che frequentano. Credo che la scuola, più che in altri momenti, e in alcuni contesti sociali difficili, sia rimasta unica agenzia educativa. I luoghi educativi della nostra adolescenza sono pressoché deserti; molto è affidato ai social, mezzi dalle potenzialità straordinarie, purtroppo anche in senso negativo.”

valeria lotta

In che modo cerca di insegnare la parità di genere ai suoi alunni?

“Le questioni “calde”, quali droga, alcool, bullismo, violenza… vengono a volte affrontate organizzando incontri con esperti. Io credo che questo non basti; sono testimonianze spesso importanti e utili, ma non sufficienti ad attuare un cambiamento di mentalità. Credo che la scuola debba affrontare le questioni relative all’essere umano e le questioni sociali attraverso le discipline, non mettendo quest’ultime “in pausa” per parlare di altro. Le donne hanno dovuto lottare secoli per ottenere visibilità, accesso ai luoghi di decisione e di organizzazione, alcune volte hanno lottato anche soltanto per vedere rispettati i loro diritti fondamentali di esseri umani. Questo discorso va affrontato in storia, in letteratura, studiando le lingue e le culture straniere, il diritto, ma persino approcciando le scienze e la matematica.
Io sono un’insegnante di scuola superiore; l’esame di stato conclusivo prevede la stesura di un articolo di giornale o di un saggio breve. L’esercitazione di questa tipologia testuale è una buona occasione per far confrontare i ragazzi con questioni di attualità, alla ricerca di dati oggettivi e di una loro interpretazione, con metodo e rigore scientifico. Uno dei temi che mi stanno a cuore è l’immagine di donna e di uomo che ci viene proposta e comunicata dai media, a partire dalle pubblicità dei giochi per bambini, dove lo stereotipo di genere viene continuamente riproposto. “Non solo donne da copertina” è il titolo di un lavoro svolto qualche anno fa nella mia scuola, curato dalla collega e amica Claudia Piccinelli, da sempre attenta alla tematica.
I ragazzi inorridiscono di fronte a pubblicità che inneggiano allo stupro, o a slogan con allusioni sessuali fortissime. Sviluppano senso critico, e questo spero li aiuti a non assuefarsi. Nei miei percorsi di storia cerco di prestare sempre attenzione alla storia sociale, e di evidenziare quale ruolo ha avuto la donna nella quotidianità della costruzione delle società. Approfondiamo insieme figure di donne esemplari, che hanno rifiutato di rimanere nell’angolo e hanno cambiato la storia: Caterina da Siena e Giovanna d’Arco sono le donne che ci stanno occupando in questi giorni. Ma sono solo esempi.
Per quanto riguarda letteratura, si può notare subito che le scrittrici donne sono assenti dalle antologie scolastiche; forse tre, quattro di loro fanno capolino nel Novecento. Non hanno potuto scrivere e pubblicare. E ancora oggi si fatica a far loro spazio nel canone letterario. In classe si prova a dare spazio ad alcune di loro, a leggere come le donne si raccontano, non solo come gli uomini le hanno dipinte in secoli di letteratura: da angeli a demoni tentatori, sono sempre state proiezioni maschili.”

valeria lotta

 “I sogni in tasca” dove si collocano in questo progetto educativo?

“I sogni in tasca è un’associazione che ho fondato con alcuni colleghi e artisti, per la promozione della cultura letteraria e teatrale fin da bambini. Apparentemente pare essere quasi estranea a questo discorso. Ma credo che costruire Bellezza sia una forma di prevenzione.
Per dirla con Calvino: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
Ecco, con I Sogni in Tasca cerchiamo di dar spazio al Bello che non è Inferno.”

 Qual è il messaggio più importante che vuole trasmettere ai suoi alunni e che spera che apprendano a fondo?

“Non ho messaggi importanti da trasmettere. Ho pezzetti di strada da percorrere con loro, e per fortuna mia ho imparato ad amare la letteratura, parole profonde di donne e uomini straordinari, che sono fari in questi percorsi.
Qualcuno dice che la scuola è peggiorata, che non c’è più spazio per le cose importanti che si trasmettevano un tempo. Io credo fondamentalmente che la scuola sia un incontro tra persone, e che in questo incontro deve passare Passione. Riducendo all’osso, credo sia questo che bisogna tenere presente.”

Lei è un insegnante di italiano e storia. Qual è la sua autrice preferita e personaggio femminile storico privilegiato? E perché?

“Com’è difficile scegliere! Scelgo una poetessa, Margherita Guidacci, e queste righe che raccontano un modo splendido di intendere la vita e la poesia.

Del vaticinare con le foglie
Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo
quel che le foglie recano già scritto
in sé, nelle intricate nervature
simili a vene sul dorso della mano
o linee incise nel palmo. Il mio sguardo,
che segue il biforcarsi di vie segrete,
coglie ad incroci turgidi di linfa
i nodi del significato. Così
si fa più chiaro il messaggio.
Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami
la mia risposta, non è mia, e neppure
è una risposta. È la vita che parla
in ogni cosa viva, mentre passa
verso la morte. Vi pongo di mio
soltanto un giusto angolo di sguardo.
E il calmo gesto con cui, dopo averle
lungamente scrutate, affido al vento
queste mie foglie, e il vento se le porta,
esso solo compiendo
per un diritto immemorabile
il sussurrante vaticinio.
“Il buio e lo splendore”, Garzanti, 1989

Personaggi storici? Davvero la storia è piena di eroine. In questo momento sto riscoprendo Giovanna d’Arco, ragazzina, contadina e analfabeta, parla il linguaggio dello spirito, e ci insegna cosa vuole dire credere in una Missione, fino alla morte:
“Tuttavia prima di metà quaresima bisogna che sia davanti al re, dovessi consumarmi le gambe fino alle ginocchia. Perché nessuno al mondo, né re, né duchi, né figlia del re di Scozia, nessuno, può riconquistare il regno di Francia; non c’è per lui soccorso se non da parte mia; anche se preferirei rimanere a filare a fianco di mia madre, povera donna, perché tutto questo non è nella mia condizione; ma bisogna che vada, che agisca così, perché il mio Signore lo vuole” (dagli atti del suo processo)”

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