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Piccoli Comuni, sfida per rilanciare istituzioni considerate da eliminare

“Una sfida per rilanciare istituzioni ormai considerati da eliminare”. Gli onorevoli Ermete Realacci e Antonio Misiani presentano la nuova legge sui piccoli comuni.

A distanza di sedici anni dalla prima proposta dalla prima proposta, lo scorso 6 ottobre la Legge sui Piccoli Comuni ha visto la definitiva approvazione del Senato della Repubblica ed il via libera per la definitiva attivazione.

La Legge, che coinvolge 5591 comuni (rispettivamente il 69,9 % dei paesi italiani), è stata presentata nella mattinata di sabato 25 novembre all’Auditorium della Casa del Giovane di Bergamo dall’onorevole Ermete Realacci, primo firmatario del provvedimento legislativo, e dall’onorevole Antonio Misiani, relatore del decreto legge; alla presenza del presidente della Provincia di Bergamo Matteo Rossi, del segretario generale Antonio Purcaro e di numerosi sindaci fra i quali quello di Bergamo Giorgio Gori.

“Una legge che va in controtendenza con quanto si è fatto negli ultimi anni, quando i piccoli comuni venivano considerati come enti residuali e destinati all’estinzione – ha spiegato Realacci –. Ci sarà molto da fare ancora ma questo è un punto di partenza per una sfida che l’Italia ha deciso di accettare e che permette al nostro paese di seguire l’innovazione che la globalizzazione ci propone, partendo sempre dalla nostra identità”.

Orchestra

La legge coinvolge i comuni sotto i cinquemila abitanti ed i comuni con una popolazione più ampia, ma nati dalla fusione di due comuni sotto la soglia dei cinquemila abitanti; ben 166 su 242 in provincia di Bergamo (circa il 68,6 % del territorio) con 336.136 abitanti interessati (30,3 % della popolazione provinciale), ed istituisce un fondo di 100 milioni di euro l’anno per il periodo 2017 – 2023 per favorire lo sviluppo ed il ripopolamento dei piccoli comuni.

Piccoli Comuni

Il decreto legge approvato nello scorso ottobre verte il proprio programma da una parte sullo sviluppo economico dei piccoli comuni in cui si favorisce il recupero di centri storici, alberghi diffusi ed immobili abbandonati, l’acquisizione di case cantoniere, la realizzazione di itinerari turistico – culturali e convezioni con diocesi o altri confessioni; mentre dall’altra sul canale dei servizi fra i quali sono favoriti la creazione di centri multifunzionali, l’installazione della banda larga, il mantenimento dei servizi postali ed effettuazione di pagamenti, la diffusione della stampa quotidiana ed il sostegno al trasporto pubblico ed alle istituzioni in aree rurali e montane.

Piccoli Comuni

“Questa legge è una piattaforma politica a disposizione per i piccoli comuni per poter trattare con enti di livello superiore – illustra Misiani –. Saranno necessari almeno 180 giorni per attivarla attraverso decreti legge attuativi, ma visto che ci avviciniamo ad un periodo elettorale in cui si sceglierà la nuova composizione del parlamento, potrebbe esser necessario un periodo più lungo”.

In chiusura d’incontro si è tenuto anche una tavola rotonda a cui hanno preso parte, oltre all’onorevole Realacci, anche alcuni amministratori bergamaschi come Alberto Mazzoleni, primo cittadino Taleggio, Carla Rocca, sindaco di Solza, Andrea Cappelletti, sindaco di Covo, Jonathan Lobati, sindaco di Lenna, Diego Bertocchi, primo cittadino di Selvino e Gabriele Riva, sindaco di Arzago d’Adda e presidente della conferenza provinciale dei comuni, i quali hanno espresso soddisfazione per l’approvazione della legge, ma hanno sottolineato alcune criticità presenti sul proprio territorio come la condivisione di servizi fra comuni, l’eccessiva restrizione dei criteri di scelta per progetti presentati dai piccoli comuni o l’eccessiva competizione economica per piccole attività commerciali.

“È assurdo che noi comuni della pianura, siccome non abbiamo alcune criticità non rientriamo nei parametri proposti dalla legge – confessa Andrea Cappelletti – Occorre agire seguendo le proporzioni dei comuni e da qui valutare gli interventi”.

Piccoli Comuni

Concorde anche il sindaco di Lenna Jonathan Lobati, che ha sottolineato un ulteriore aspetto : “ Non è possibile dover pagare l’IVA anche su interventi di emergenza e di prevenzione a causa di eventi naturali. Occorrerebbe cambiare quest’aspetto, come occorrerebbe puntare sull’istruzione nei paesi di montagna, dove spesso capita di chiudere gli istituti scolastici. La scuola è il primo luogo dove si costruiscono le proprie radici ed è fondamentale promuoverla anche nei nostri paesi”.

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