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Il festival Donizetti, una sfida che conquista e appassiona fotogallery video

Carla Moreni, critica de Il Sole 24 Ore, recensisce lo spettacolo "Che Originali!" di Mayr e Pigmalione di Gaetano Donizetti, opere in scena in questi giorni al Teatro Sociale per il Festival Donizetti.

Carla Moreni, critica de Il Sole 24 Ore, recensisce lo spettacolo “Che Originali!” di Mayr e Pigmalione di Gaetano Donizetti, opere in scena in questi giorni al Teatro Sociale per il Festival Donizetti. 

Il 29 novembre, mercoledì, sarà il compleanno di Donizetti: numero tondo, 220, di quelli che che piacciono ai cultori.
È una notizia? No, vista la ripetitività. Invece è una notizia il nuovo taglio del festival dedicato al compositore, nella Bergamo natia, con date fino al 4 dicembre, che ha scelto di caratterizzarsi creando non uno, bensì, una catena di anniversari. Imprimendo loro un significato storico, eloquente al presente. Nel progetto di un nuovo monumento a Donizetti, pietra su pietra, opera su opera, il compositore ha però dato una mano, non solo scrivendo prolifico oltre settanta titoli (tra volte Verdi) ma distillandoli anche in un’arcata, dal 1816 al 1844, tanto comoda per noi: ciascuno per progressivi bicentenari.

Partendo dal Pigmalione, in scena in questi giorni, ogni edizione li festeggerà, in caso di sovrapposizione scegliendo i più simbolici.

Una manna, per un festival ancora fresco, di forte richiamo internazionale, in città determinata a imporsi come cenacolo della bellezza e cultura.
Quest’anno ha il privilegio della n.1, la pagina di esordio, poesia allo stato puro. Dove la penna di un diciottenne, che studia nella scuola più severa di contrappunto, a Bologna, omaggio il maestro indimenticabile dei primi anni di formazione, Simon Mayr, con un soggetto alto e uno stile attuale: viene da Rousseau e dai teorici francesi, e il ragazzo lo fa suo, trasformandolo in Pimmalione.
Trenta minuti per tenore e orchestra, con l’orlo finale commosso per la voce di Galatea.
Mai eseguito in vita, venne riscoperto a Bergamo nel 1960, come documenta una vecchia locandina nei corridoi del Teatro Sociale. Sfaccettata, incalzante, la cantata scenica ha il passo in divenire, tipico donizettiano, con cui ti lega nell’ascolto.

Ideale è anche che questo viaggio nelle “bicentenarie” sia ospitato nel romantico Teatro Sociale, poco più di 500 posti, nascosto tra la poesia delle strade di Bergamo Alta, a un passo dalla angusta casa natale del compositore. Fino al 2019 il teatro più grande, a Bergamo Bassa, rimarrà chiuso per maquillage, ed è una appagante avventura salire nei silenzi della città antica. Donizetti ne restò sempre impregnato, anche quando scriveva di mondi esotici. Anche Pigmalione, tributo all’insegnante che lo ha plasmato, porta le malinconie, le austerità e quel pizzico di pazzia, da cui non si libererà mai. Lo interpreta con perfetta aderenza Antonino Siragusa, scolpito nei passi di neoclassico declamato e morbido sui ricami del belcanto.

Il giovane regista Roberto Catalano (Palermo, 1985) ce lo presenta coi tratti di Lucio Fontana e l’attualizzazione ha un senso, perché collega le due opere appaiate nella serata: ad aprire infatti, viene chiamata una farsa di Mayr, Che Originali!, scritta a fine Settecento per Venezia, prima dell’approdo del musicista a Bergamo.

Verbosissima, spiritosa, su libretto dell’infaticabile Gaetano Rossi, racconta l’altra faccia dell’artista ossessionato, col comico fanatico d’opera Don Febeo.
Una riproduzione casereccia di “Concetto spaziale”, nella scena Emanuele Sinisi, fa da anello di congiunzione tra le smanie del mondo variopinto di Mayr e quello scolpito di Donizetti. Tra il lunatico compositore di Rondò di catene, affidato al meraviglioso Bruno De Simone, che vuole solo musicisti in casa (compresi i domestici e i generi) e la solitudine di Pigmalione. Da una parte si rammendano i tagli di Fontana, dall’altra si strappano i fili della tv di una stanza di hotel.

L’orchestra dell’Accademia della Scala ha legni brillanti, concertata da Gianluca Capuano, fantasioso al cembalo. Nel cast spiccano Chiara Amarù e  Leonardo Cortellazzi, in abiti estrosi di Ilaria Ariemme. Mercoledì, Dies Natalis, sontuoso Requiem in Santa Maria Maggiore.

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