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Sportello anti-violenza: “Il primo giorno, all’apertura, già 4 donne in attesa”

L'avvocato Barbara Carsana, promotore del progetto: "Ciò dimostra che di questo servizio c'è bisogno. La conoscenza di quel che si può fare in diritto è il primo passo per riconoscere sé come vittime e comprendere il problema"

Il tema è quanto mai attuale: da lunedì 13 novembre, al Lazzaretto di Bergamo, ha ufficialmente aperto i battenti uno sportello contro la violenza sulle donne. In questo spazio, nella stanza 17, tutti i lunedì dalle 14 alle 18, si alterneranno 25 avvocati – a coppie di due, un civilista e un penalista – per offrire consulenza gratuita a chiunque abbia bisogno di avere informazioni sulla violenza contro le donne. Promotore del progetto, sostenuto dall’Ordine degli avvocati e dal Comune di Bergamo – in particolare nelle persone dell’Assessore alla Coesione Sociale Maria Carolina Marchesi e del presidente del Consiglio comunale Marzia Marchesi – l’avvocato Barbara Carsana. L’abbiamo intervistata.

Avvocato, da dove nasce questa necessità e com’è andato il primo giorno?

Gli avvocati sempre più spesso incontrano donne che hanno subito violenza, non solo fisica ma anche psicologica ed economica. Fatti, questi, che fanno certo meno notizia di un “femminicidio” e che sono più difficili da dimostrare in giudizio. Il numero oscuro è rilevantissimo, le aggressioni fisiche sono solo la punta di un iceberg e questi casi molte volte non arrivano neppure sui tavoli dei magistrati. Lo scopo dello sportello è di far emergere quelle situazioni che risultano ancora ignote porgendo una mano a chi è in difficoltà, dandogli la possibilità di fidarsi del “sistema giustizia”. La conoscenza puntuale di quello che si può davvero fare in diritto, di cosa è violenza, è il primo passo per riconoscere sé come vittime e quindi di comprendere il proprio problema. Direi che, pur evidentemente rattristandomi la circostanza, l’iniziativa ha raggiunto lo scopo. All’apertura c’erano già quattro persone in attesa, a dimostrazione che di questo servizio c’è bisogno.

Casi di cronaca come quello degli stupri di Rimini, spesso segnati dalle polemiche sui migranti, hanno sconvolto l’opinione pubblica. Il fenomeno è in crescita?

La cronaca dà risalto a ciò che enfatizza un problema, a ciò che ne mostra gli effetti più crudi e raccapriccianti ma la questione è molto più profonda ed è strutturale, non è emergenziale e soprattutto non deve essere trattata solo in termini numerici né piegata alle “esigenze politiche” del momento. La violenza sulle donne non è stata importata, se è quello che mi sta chiedendo. Inoltre, se anche le dicessi che il 36% delle donne ha subito stupri o tentati stupri, avrei detto qualcosa di significativo sul fenomeno complessivo della violenza? Purtroppo no e senza dubbio non abbastanza. I dati Istat  sui “Principali risultati sulle diverse forme di violenza dentro e fuori la famiglia” sono fermi al  2014. Questo le dice molto sull’interesse costante a tener monitorato un fenomeno. Aspetteremo il 2019 per sapere quali siano i dati ufficiali successivi al 2014.

In Italia e nella nostra provincia non si fa dunque abbastanza per combattere la violenza sulle donne?

Lo sportello appena istituto nasce con un’ottica nuova, quella di affrontare il problema non come emergenza ma come criticità sociale che richiede risposte costanti. Direi quindi che l’avvocatura bergamasca e la nostra amministrazione hanno fatto un passo importantissimo, presidiando il territorio con una presenza qualificata. Gli avvocati allo sportello inquadrano il problema e, verificatane la sussistenza, forniscono non solo informazioni giuridiche ma anche  i riferimenti dei servizi presenti sul territorio, per intraprendere le opportune vie legali di tutela nonché i percorsi di aiuto quali quelli offerti dai centri antiviolenza. Mi chiede se si fa abbastanza in Italia? In Italia c’è il malvezzo di pensare che inasprite le sanzioni il problema si possa risolvere, ma quando il fenomeno è sociale la risposta deve essere innanzitutto politica. Il minimo sarebbe tenere costantemente monitorata la situazione con l’Istat ad esempio, finanziare i centri antiviolenza e le case per le donne, non metterle sotto sfratto…

Detto questo, ci sarà pur qualcosa che potrebbe essere migliorato anche per quanto riguarda la gestione giudiziaria dei casi di violenze di genere.

In primo luogo mettendo a disposizione degli operatori del settore formazione continua. Inoltre, puntando l’attenzione alla rieducazione per i maltrattanti e gli abusanti. Questa è una carenza culturale prima e giudiziaria poi. I tassi di recidiva sono altissimi e su questo elemento si fa poco o nulla. Quando un abusante entra nelle maglie del sistema carcerario ed espia la pena ma non ha la possibilità di usufruire di un apposito supporto rieducativo, una volta uscito il tempo trascorso in detenzione sarà risultato pressoché vano.

Qual è invece la situazione dei centri anti-violenza in Italia?

Sono affidati spesso al volontariato sociale che tampona le mancanze istituzionali, con penuria di mezzi e di risorse specializzate. Le considerazioni fatele voi.

E sul ruolo che rivestono famiglia e scuola, cosa devono fare secondo lei per educare al meglio?

È un discorso che non si risolve in poche righe e soprattutto riguarda maschi e femmine, sin dalla tenera età. Occorre spiegare ai nostri figli innanzitutto il significato di rispetto per l’altro, spiegare che la relazione è sempre un’interazione tra due persone. Il consenso è la chiave di questo rapporto ed è l’orizzonte delle aspettative di entrambi, di ciò che si desidera dall’altro. E un meccanismo di continua condivisione e non di imposizione. Questo andrebbe insegnato.

I SOGGETTI PROMOTORI

AIAF Lombardia Milena Pini sezione di Bergamo (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori),
AIGA Bergamo (Associazione Italiana Giovani Avvocati)
APF (Associazione Provinciale Forense)
AMI Bergamo (Associazione Matrimonialisti Italiani) 
Camera Civile Bergamo
Camera Penale della Lombardia Orientale sezione di Bergamo, sotto l’egida e la direzione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Bergamo in partnership con il Comune di Bergamo

Commenti

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  1. Scritto da Barbara Carsana

    Valga un’importante precisazione. I soggetti promotori dell’iniziativa come avevo comunicato in occasione dell’intervista, sotto l’egida e la direzione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo e con la partnership del Comune sono :

    AIAF Lombardia Milena Pini sezione di Bergamo (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori),
    AIGA Bergamo (Associazione Italiana Giovani Avvocati,
    APF (Associazione Provinciale Forense),
    AMI Bergamo (Associazione Matrimonialisti Italiani)
    Camera Civile Bergamo,
    Camera Penale della Lombardia Orientale sezione di Bergamo,

    Io ho, semplicemente, l’onore di coordinare questo importante progetto dell’avvocatura bergamasca.

    Avv. Barbara Carsana