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“Io in tribuna a San Siro per Italia-Svezia: una serata unica, anche se drammatica”

"Sugli spalti abbiamo rappresentato un intero Paese, tifando con quella fame e passione che tutto il mondo ci riconosce"

Sembrava la serata perfetta, ogni tassello appariva magicamente al proprio posto; ogni coro, bandiera, striscione e incitamento costituiva un sublime dettaglio che corniciasse la tanto attesa rimonta che ogni italiano sognava. La nostra nazionale, supportata da casa da decine di milioni di telespettatori, si è presentata a San Siro davanti a un pubblico da lacrime agli occhi, vero protagonista di una delle serate più drammatiche della storia dello sport tricolore. Gli 80.000 presenti hanno tifato, ancor più che con la voce, con l’anima, supportando incondizionatamente gli azzurri, in ogni momento della partita. È stata una serata sconvolgente, che non dimenticheremo mai. Abbiamo assistito a qualcosa di drammaticamente storico, pur vivendo emozioni uniche. Abbiamo dimostrato come il pubblico possa essere in tutto e per tutto il dodicesimo uomo in campo. Sugli spalti abbiamo rappresentato un intero Paese, tifando con quella fame e passione che tutto il mondo ci riconosce…non è bastato.

Il Mondiale dovrà fare a meno dell’Italia, gli italiani dovranno fare almeno del Mondiale. Non siamo riusciti a segnare neppure un gol in due partite, abbiamo espresso un gioco a tratti imbarazzante e abbiamo reso la mediocre Svezia una corazzata invalicabile. Ventura, uomo più odiato d’Italia, ha totalmente vanificato il potenziale che questa rosa potesse esprimere: non è riuscito, in due anni, a dare un’identità alla squadra, ha fatto disputare 15 minuti in due partite al talento più cristallino di cui disponesse, ha incomprensibilmente cambiato modulo con una frequenza inaudita, ha compiuto follie tattiche a ripetizione, ha tarpato le ali a campioni di indubbio valore, contribuendo, più di chiunque altro, a far sì che questo incubo si materializzasse.

Non siamo stati in grado di far disputare a Buffon il sesto Mondiale della sua vita, uscito in lacrime ed emotivamente distrutto. Gigi, dopo una carriera semplicemente leggendaria, non meritava di finire così.

Ci aspetta un’estate di estrema tristezza e malinconia. Gli italiani hanno fisiologicamente bisogno di unirsi e tifare Italia ai campionati del mondo: sognare, discutere, attendere, soffrire e gioire, uniti dalla stessa inesorabile passione. Ci sentiamo e sentiremo deprivati di una parte di noi, qualcosa che è dentro l’anima e il cuore di ogni italiano.
Niente! Niente ci unisce più di quella maglia azzurra, l’abbiamo sempre dimostrato. L’inno cantato lunedì all’80esimo minuto, a squarciagola, da tutto lo stadio, ha rappresentato una preghiera di speranza da pelle d’oca, che ci ha emozionato e resi visceralmente fieri di essere italiani. Il nostro Paese è legato, come nessun altro, a questo sport. È stata un’esperienza distruttiva ma ci sapremo rialzare, tornando a far sognare, gioire e delirare un’intera nazione. Forza Azzurri

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