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“Buono a sapersi”: lo stracchino Bronzone protagonista su RaiUno

Telecamere Rai puntate sul territorio bergamasco.

Telecamere Rai puntate sul territorio bergamasco. Martedì 14 novembre dalle 11 a “Buono a sapersi”, programma condotto da Elisa Isoardi su Rai 1, si parlerà dello stracchino Bronzone con un servizio realizzato alla Monti e Laghi Nuova Società Cooperativa di Vigolo.

Con una produzione che oscilla tra le 250 mila e le 300 mila forme all’anno, questo formaggio nasce dall’attività svolta in una quindicina di stalle per un totale di circa 600 mucche da latte. “Il legame che lo stracchino Bronzone ha con il territorio – sottolinea Coldiretti Bergamo – è fondamentale perché gli conferisce caratteristiche e peculiarità uniche che lo rendono un prodotto dalla marcata identità, un valore aggiunto che rappresenta non solo qualità e sicurezza alimentare ma anche storia e tradizioni da tutelare e promuovere”.

“Lo stracchino Bronzone è la nostra produzione di punta – conferma Gianluigi Zenti, presidente della Monti e Laghi Nuova società Cooperativa di Vigolo – Non è solo un’eccellenza casearia ma lo consideriamo un vero e proprio biglietto da visita, non solo di tutta la nostra produzione ma anche del territorio incontaminato e suggestivo, caratterizzato da pascoli, vigneti e oliveti, dove operiamo. Un patrimonio frutto dell’esperienza contadina tramandata da generazioni”. Lo stracchino Bronzone è il risultato di una modernità che ha saputo coniugarsi con il rispetto delle tradizioni e con l’attenzione alla qualità. Il latte utilizzato proviene da vacche nate e allevate in montagna con alimenti completamente naturali e con foraggi dei prati e dei pascoli secolari del Monte Bronzone e Basso Sebino.

L’esperienza che ruota attorno allo stracchino Bronzone è importante perché in un mondo sempre più virtuale e poco concreto contribuisce a restituire dignità a tutte quelle professioni agricole che si occupano di portare la tipicità e la genuinità in tavola. “Proprio questo valore aggiunto – conclude Zenti – riteniamo possa essere un punto di partenza anche per le nuove generazioni. Rileggere e reinterpretare il passato in chiave moderna potrebbe rappresentare per loro un modo innovativo per costruirsi il futuro”.

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