La conferenza
|Roberto De Monticelli, trent’anni dopo: l’uomo, il critico e il teatro
Un conferenza per ricordare un grande uomo la cui voce, dalle colonne del Corriere della Sera fino ai suoi ultimi giorni, è stata il simbolo di una generazione di critici che si era formata negli anni del dopoguerra.
In occasione dei trent’anni dalla scomparsa del grande critico teatrale, Roberto De Monticelli, l’Università degli Studi di Bergamo presenta “Il sentimento della parola: Roberto De Monticelli trent’anni dopo” programmata per giovedì 9 novembre alle ore 18 nella Sala Locatelli di Via Arena, 9.
Un conferenza per ricordare un grande uomo la cui voce, dalle colonne del Corriere della Sera fino ai suoi ultimi giorni, è stata il simbolo di una generazione di critici che si era formata negli anni del dopoguerra. Nel corso della conferenza, Guido De Monticelli, figlio del grande critico, ripercorrerà il filo di quel racconto spentosi nel 1987 attraverso brani tratti dai suoi scritti, proiezioni, voci: immagini di quarant’anni di teatro, di un passato che si fa spesso sorprendente premonizione, lucida e fantastica visione di un teatro al di là da venire.
I testi attorno cui raccontare la vita e la carriera di De Monticelli verranno estratti, principalmente, dal libro “L’attore”, edito nel 2017 da Cue Press: circa un’ ottantina di articoli, già pubblicati da Garzanti nel 1988 e ora riproposti in questa nuova edizione rivista e ampliata, per rappresentare la vasta e significativa attività critica di Roberto De Monticelli, esercitata però oltre i limiti della recensione. Un quadro mosso e vario, ricco di figure e di voci, nutrito di dati e di citazioni, che si dispone quasi come un affresco e una storia del teatro italiano del secondo Novecento visto soprattutto dalla parte dell’attore. Il frequente riferimento agli anni euforici dell’immediato dopoguerra, dove al bisogno di ricostruzione morale e materiale che il cronista aveva colto raccontando Milano si univa un’impellente necessità di ripartire con una rifondazione culturale del paese, testimonia di una radice, di un momento magico di condivisione che fece il cemento e il profondo legame tra i giovani di quella generazione. Inchieste, interviste, profili, riflessioni: numerosi spunti per ricreare e riportare in scena una memoria, un paesaggio dell’anima, la mappa di un teatro che muta attraverso la metamorfosi del suo protagonista, l’attore, e, insieme, del testimone-critico che vede dispiegarsi, attraverso quella metamorfosi, la sua stessa biografia esistenziale.
“La conferenza di giovedì – ci racconta il figlio Guido – sarà divisa idealmente in due parti: la prima cerca di tratteggiare un itinerario biografico, culturale e sociale. Parleremo della crisi d’identità dell’attore, con approfondimenti sulle figure conosciute da mio padre dal dopoguerra fino alla sua morte; della sua educazione e formazione in una casa di genitori attori e fin quando era un giovane spettatore degli anni ’30. Sarà incentrata sul macrotema del teatro dei padri: dalle figure capostipite del teatro a mio nonno Guido, attore anch’egli. Fino ad arrivare alla sua carriera giornalistica, da cronista a critico teatrale nella sua Milano. E’ proprio alla sua vita nel capoluogo lombardo che è dedicata la seconda parte dell’incontro di giovedì sera. Il suo rapporto con Milano, con le macerie reali e ideali di una città tutta da ricostruire, cercando di traghettare gli antenati teatrali del dopo guerra ai nuovi giovanotti del teatro provenienti da Milano e Roma. Figure come Giorgio Strehler, Paolo Grassi, Vittorio Gassman…”
Un’occasione per tornare alle origini, ad altre epoche, ad un mondo e una cultura che sembrano ormai dimenticati. Dopotutto, Roberto De Monticelli amava gli inizi. “Era una caratteristica di mio padre, lo si vede in tutti i suoi pezzi. Amava cercare il fattore innovativo, originale, fuori dagli schemi: quel qualcosa che apriva la porta ad un nuovo inizio nella rappresentazione teatrale. Gli piacevano molto le novità, ma forse rimarrebbe un po’ stupito dal teatro dei giorni nostri – racconta Guido sorridendo all’idea – E’ divertente pensare come in suo articolo, scritto nel 1973, mio padre ha tracciato un ideale dialogo tra un ex critico e uno spettatore prefigurando la morte della critica in favore una pluralità di opinioni grazie (o per colpa) dell’avvento di internet. Bisogna ricordare che mio padre è morto nel 1987, quando ancora non si erano diffusi i personal computer… Per lui era uno scenario quasi impossibile. Ma, come sappiamo, il tempo ha dimostrato il contrario e, purtroppo, la critica è davvero morta. E’ venuta a mancare la figura del critico che segue la crescita di un percorso personale dell’attore, cosa in cui mio padre era bravissimo: era in grado di delineare e raccontare l’essenza dell’attore in maniera straordinaria.”
“Questa conferenza può essere una grande occasione non solo per ricordare mio padre e un teatro ormai dimenticato, ma per raccontare di epoche, mondi e contesti storici che i giovani, purtroppo, non conoscono. Io sono stato avvicinato al teatro grazie a mio padre che mi portava alle prime prove di Strehler e io ricordo che rimanevo affascinato dall’esuberanza e dalla presenza scenica di un attore della sua portata, in forte contrasto con la figura sempre riflessiva e meditabonda di mio padre. Spero che questo incontro possa essere un’opportunità per far conoscere ai giovani un mondo di parole che è importante ricordare.”


