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“Compie 90 anni, ma quanto servirebbe alla politica oggi un leader alla Pandolfi”

Il 1° Novembre l’ex ministro e commissario europeo Filippo Maria Pandolfi spegne 90 candeline. Gli auguri Enrico Fusi, suo stretto collaboratore ai tempi storici della Dc.

“Ci sarebbe un gran bisogno anche oggi, nel terzo millennio, di un politico alla Pandolfi”. Suonano così gli auguri di Enrico Fusi per i 90 anni dell’ex ministro e commissario europeo. Fusi, commercialista e segretario generale dell’Istituto Toniolo, l’ente fondatore dell’Università Cattolica, già assessore alla Cultura a Bergamo, ha affiancato Filippo Maria Pandolfi al ministero dell’Industria e in quello dell’Agricoltura, nei primi anni ’80.

“Quando ho conosciuto Pandolfi, verso la metà degli anni Settanta, mi sentivo, come tanti, tantissimi, un giovane contestatore. Erano gli anni del post Sessantotto, con tutti gli effetti positivi e negativi. Tra i ragazzi l’antagonismo forte era tra la destra e la sinistra, ma tutti vivevamo una sorta di rigetto del mondo adulto che in politica era un’insofferenza verso i metodi paludati, grigi, burocratici di chi governava e gestiva le istituzioni”.

In questa realtà, simile a Bergamo come nel resto d’Italia, il giovane Fusi che viene dal mondo cattolico ma non democristiano, un mondo in fermento seppure non collocato di qua o di là, magari più vicino ai movimenti tipo l’Mpl, incontra in un’assemblea alle Grazie Filippo Maria Pandolfi: “Un politico che mi colpisce subito per il linguaggio diretto, efficace, mai banale. E io, che mai avrei pensato di aderire alla Dc, incomincio a riflettere”.

Così, illuminato da un democristiano sui generis che gli scalda il cuore “entro nel gruppo dei ‘pandolfiani’ (sono il più giovane), corrente che anche numericamente ha il peso maggiore nella Dc bergamasca. Lì conosco anche Renato Ravasio che coordina i rapporti con tutta la realtà provinciale”.

Nei primi anni ’80 Fusi va con Pandolfi, nella segreteria tecnica, a Roma, al ministero (anzi a più ministeri): “E’ lì che tocco con mano la sua originalità. Di lui dicevano che era un ministro tecnico. Lo dicevano perché i provvedimenti che proponeva o seguiva, li studiava con cura, precisione e puntiglio, entrando nel merito della loro concreta applicazione. E’ per questo che anche esponenti di altre formazioni, penso ai repubblicani sempre ferrati sui temi economici, lo apprezzavano e lo appoggiavano. Perché affrontava i temi della politica finanziaria o industriale con meticolosità e rigore: tenendo testa ai dirigenti della pubblica amministrazione, con i quali poteva confrontarsi proprio grazie alla competenza acquisita anche su argomenti più specifici. E’ per questo che ancora adesso, mentre la cosa pubblica è spesso gestita più dai burocrati che dai politici (talvolta inclini a forme di populismo), uno come lui sarebbe utile, anzi necessario”.

filippo maria pandolfi

Ma Pandolfi non era un tecnico, era un politico a tutto tondo. E lo si capiva sia perché inseriva i suoi provvedimenti in una visione più ampia e in piani complessi (basta pensare al primo tentativo di programmazione economica anche sul debito pubblico), sia perché la sua passione riguardava l’insieme della vita pubblica. Infatti gli piaceva andare anche nelle sezioni più piccole a raccontare ed ascoltare. Era contagioso nella sua illustrazione pur sempre schematica (era stato insegnante, non dimentichiamolo). “Ricordo che le sue visite in molti comuni della provincia rappresentavano un’occasione di festa per tutti. Una partecipazione che andava oltre l’appartenenza politica. C’era l’orgoglio, tutto bergamasco, di avere uno come lui a Roma. Ed è per questo che non ha mai avuto bisogno di fare campagne elettorali pesanti o costose. E a ogni elezione ha sempre raccolto il maggior numero di consensi”.

Un esponente su cui la Dc nazionale investiva perché una figura così poteva tornare utile all’immagine del partitone, al punto che era entrato nel mirino di Prima Linea e nelle carte di Marco Donat Cattin. C’era un piano per colpirlo proprio a Bergamo, fuori di casa sua. Un democristiano che poteva dar fastidio.

Quindi, ricapitolando e sintetizzando i suoi primi 90 anni: impegno politico vissuto con generosità, con grande professionalità, studio, preparazione e sempre un grande rispetto delle istituzioni. “Per questo, anche oggi, servirebbe un Pandolfi”.