L'intervento

Alunni a casa solo se accompagnati, l’assessore Poli: “No, bisogna responsabilizzarli”

Dopo la decisione del preside di Gorle, l'assessore all'istruzione del Comune di Bergamo interviene nel dibattito proponendo un punto di vista educativo, ma anche un modulo con il quale i genitori possono assumersi la responsabilità dell'uscita e del rientro a casa in autonomia

Dopo la decisione del preside di Gorle (LEGGI QUI), l’assessore all’istruzione del Comune di Bergamo Loredana Poli interviene nel dibattito sull’uscita e rientro da scuola in autonomia per i ragazzi fino a 13 anni, un tema sul quale Bergamo ha fatto molto negli ultimi anni. Non solo propone un punto di vista educativo sulla questione, ma anche un modulo con il quale i genitori possono assumersi la responsabilità dell’uscita e del rientro a casa in autonomia.

Loredana Poli

“Rendiamoli uomini e donne con fiducia in se stessi”: perché il Comune di Bergamo è contrario all’obbligo di uscita da scuola con i genitori
L’esperienza del Comune di Bergamo di questi anni, con tanti progetti per favorire i processi di autonomia dei ragazzi, è in netto contrasto con le dichiarazioni di qualche giorno fa della ministra Fedeli. Tanto è che gli Istituti comprensivi han previsto una dichiarazione che consente ai genitori l’uscita e il rientro da scuola in autonomia. Vediamo di saperne di più, grazie a questo intervento dell’Assessore Loredana Poli.

Le dichiarazioni della Ministra Fedeli sul tema dell’uscita da scuola dei ragazzi e delle ragazze delle scuole secondarie di primo grado hanno scatenato una serie di commenti, anche approssimativi, e di reazioni spesso istintive in mezzo alle quali sento la necessità di fare un po’ d’ordine.
La questione non è nuova: giuristi e pedagogisti periodicamente (diciamo: ad ogni nuova sentenza) si ritrovano a discuterne e mi sembra di vedere alcune significative costanti nella marea di commenti ricorrenti e ricorsivi.

Provo ad elencare gli elementi che a me sembrano più importanti.
Innanzitutto, stiamo parlando di personcine cui gli adulti chiedono di fare passaggi di crescita significativi proprio in questa età: progressive autonomia e responsabilità, capacità di stare dentro a tempi e compiti assegnati, miglioramento dell’autocontrollo…Contemporaneamente, gli adulti li impacchettano in giornate preordinate, la scuola propone obiettivi e metri di valutazione uguali per tutti, e infine lo spazio diventa impercorribile da soli. Il messaggio implicito, costante e distruttivo è: non sei in grado.
Intendiamoci: ciò che sto difendendo è il diritto ad un’attenzione educativa che tenga conto delle specifiche età e qualità di quel ragazzo, di quella ragazza, del territorio in cui vive, delle scelte della famiglia, dell’organizzazione dei tempi di lavoro (della scuola, della famiglia): viceversa le indicazioni, i segnali, le comunicazioni del mondo adulto ai ragazzi e alle ragazze non sono quasi mai dotate di coerenza educativa. La coerenza tra adulti non è omogeneità: si basa piuttosto sul riconoscimento dei ruoli e delle relative responsabilità; sulla condivisione di obiettivi educativi, possibilmente raggiungibili, di finalità ampie ed eventualmente differenziate a sostenere differenti pensieri pedagogici, in definitiva differenti approcci alla vita.
Senza alcun rispetto per i giovani e le giovani, solo pochi anni dopo, la lettura indistinta che il mondo adulto dà degli “sdraiati” sembra essere completamente avulsa dalla considerazione degli strumenti di crescita messi a loro disposizione negli anni immediatamente precedenti.
“Senza alcun rispetto per i giovani e le giovani, solo pochi anni dopo, la lettura indistinta che il mondo adulto dà degli “sdraiati” sembra essere completamente avulsa dalla considerazione degli strumenti di crescita messi a loro disposizione negli anni immediatamente precedenti.”

Per entrare nel merito della possibilità di percorrere il confine tra scuola e casa, tra scuola e mondo, man mano si cresce, credo che potremmo essere tutti d’accordo nell’affermare che la scuola è, o aspira ad essere, diversa dal passato: più legata al territorio in cui si trova e, in generale, al tessuto e all’organizzazione sociale cui contribuiscono innanzitutto le famiglie e i Comuni, nel caso delle scuole del primo grado, e poi associazioni, enti, aziende. La scuola è, o aspira ad essere, il fulcro delle dinamiche educative nei territori, LUOGO e SPAZIO familiare e riconoscibile innanzitutto per le ragazze e i ragazzi che la frequentano.
Dunque, la funzione di “custodia” giuridicamente attribuita alla scuola deve essere opportunamente conciliata con quella propriamente educativa che la caratterizza (anche per legge).

Da questo punto di vista è importante ricordare che la Corte di Cassazione ha ritenuto che il cosiddetto “dovere di vigilanza” sia da intendere in senso relativo e non assoluto: sarebbe cioè da applicare in modo inversamente proporzionale al grado di maturità degli alunni. In giurisprudenza, i criteri cui fare riferimento per attuare il graduale allentamento dell’obbligo di vigilanza costantemente ricorrenti sono: l’età, il livello di maturità, l’educazione, la volontà del minore e le condizioni ambientali della scuola. Qui entrano in gioco i Comuni che diffusamente negli anni hanno prodotto progetti Piedibus, educazione stradale, progetti per percorsi sicuri, limitazioni del traffico, trasporto dedicato, facilitazioni tariffarie per l’utilizzo dei mezzi pubblici, alleanze educative territoriali, utili oltre che per i ragazzi e le ragazze, per il Dirigente Scolastico che, nelle indicazioni organizzative che gli competono, volesse far riferimento al contesto ambientale concreto in cui si trova il suo Istituto Scolastico.
Concorrente con la responsabilità in vigilando della scuola, esiste la responsabilità dei genitori in educando: sia la scuola che la famiglia, insomma, devono dimostrare di aver messo in atto tutte le misure che competono loro per evitare danni al minore o per prevenire la commissione di atti illeciti da parte del minore. Quindi, da un lato la scuola deve dimostrare di avere regolamentato la fattispecie di cui stiamo parlando (uscita in autonomia) e la famiglia di avere educato ed istruito il minore in relazione alle sue capacità e al suo carattere (e alle altre caratteristiche sopra citate): solo una valutazione comune delle condizioni specifiche può sostenere, anche giuridicamente, la richiesta della famiglia alla scuola di allentare l’obbligo di vigilanza su quello specifico ragazzo o ragazza. Al limite, davanti al Giudice deve potersi provare che il danno eventualmente verificatosi è dipeso da un caso fortuito o da un evento straordinario ed assolutamente imprevedibile, non superabile con l’uso della diligenza ordinaria, da rapportare al caso concreto.
L’esperienza diffusa nella città di Bergamo si è basata prezioso lavoro del Prof. Remo Morzenti Pellegrini che, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale, il Comune e le associazioni e i comitati dei genitori, a partire dall’anno scolastico 2010/2011 ha messo a disposizione degli Istituti Comprensivi i suoi approfondimenti giuridici.
Quell’esperienza partecipativa e formativa ha portato all’elaborazione di un Progetto percorsi sicuri da parte del Comune rivolto alle scuole e di un modello di integrazione al Regolamento di Istituto che norma il rientro a casa degli alunni in autonomia, con parziali varianti nei diversi istituti:
“Il ritorno a casa autonomo degli alunni al termine delle lezioni è possibile solo per gli alunni delle classi quarte e quinte primaria e della scuola secondaria. Esso è consentito esclusivamente alle seguenti condizioni: 1) la decisione dei genitori è adeguatamente motivata dai genitori sulla base della valutazione del grado di autonomia del minore e delle condizioni di contesto 2) è comunicata ed espressa utilizzando apposito modulo predisposto 3) le insegnanti non esprimano valutazione contraria: in tal caso la scuola può negare autorizzazione al rientro a casa in autonomia. La relativa modulistica sarà compilata e conservata con la stessa procedura indicata sopra per la delega di cui alla lettera b). Nella modulistica ci sarà apposito spazio per l’eventuale valutazione contraria delle insegnanti sulla cui base la scuola può negare l’autorizzazione al ritorno a casa in autonomia.”
La concreta applicazione di questo articolo del Regolamento si è tradotta nel seguente modulo di richiesta e dichiarazione della famiglia che non corrisponde affatto a una “liberatoria” (di nessun valore giuridico), ma piuttosto ad una assunzione di responsabilità. Tra l’altro, questo approccio si presterebbe a riformulare anche la modulistica riferita alla partecipazione a uscite didattiche o viaggi di istruzione.

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