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Giannino a Bergamo: “Trump esce dall’accordo sul clima? Un’occasione” foto

Il noto giornalista e politico ospite alla conferenza "Rinnovabili, Economia Circolare, Futuro" in programma durante la "Settimana per l'Energia"

“Trump recede dall’accordo sul clima di Parigi? Politicamente per l’Europa è un’occasione”. Così Oscar Giannino, ospite della conferenza “Rinnovabili, Economia Circolare, Futuro” organizzata venerdì 27 ottobre nell’Aula Magna dell’Università di Sant’Agostino in Città Alta, in occasione della Settimana per l’Energia da Confartigianato. Al centro dell’incontro temi quali sharing economy, efficienza e risparmio energetico. “Le norme dell’accordo prevedono una clausola che si può definire ‘salvifica’ – spiega Giannino -. Ovvero che ci si può ritirare solo dopo 3 anni a partire dal novembre 2016. La scommessa a questo punto è: con tutto quello che è successo in questi mesi, ci sarà ancora Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2019?”. Secondo il noto giornalista e politico “il quadro internazionale offre all’Europa una grande chance, nel momento in cui decide di prendere in mano le redini per aprire canali diretti con l’India e la Cina”, i cosiddetti “grandi emettitori”.

Gli obiettivi europei sono stati incardinati in una direttiva che vincola alla riduzione entro il 2030 almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, a una quota almeno del 27% di energia rinnovabile, a un miglioramento almeno del 27% dell’efficienza energetica: “E e a questi obiettivi è coerente la strategia energetica nazionale”, prosegue Giannino. Nella scansione degli obiettivi conseguiti siamo anche abbastanza avanti: “Al contrario di quanto la litania autocritica dell’Italia lascia pensare – fa notare – dal 2014 procediamo con un ritmo annuo di risparmi energetici  intorno all’1,4%, rispetto all’obiettivo dell’1,5%; abbiamo realizzato una diminuzione delle emissioni del 17% di gas serra per i settori non energivori rispetto ai livelli del 2005, più  del 13% che dovevamo conseguire al 2020, e con un buon passo verso il 33% che è obiettivo per il 2030. Siamo già oggi a una penetrazione pari al 17% di energie rinnovabili sui consumi energetici lordi, rispetto al 17% da conseguire in teoria al 2020, e al 27% che è obiettivo 2030”.

Oscar Giannino

“Tuttavia, in vista degli obiettivi fissati per il 2030 – ha detto Giannino – c’è ancora un mare da attraversare”. Sarebbero almeno tre i settori sui quali raddrizzare il tiro: “il patrimonio immobiliare, il parco circolante e la decarbonizzazione”. Quest’ultimo è un obiettivo fondamentale, ma nel nostro Paese siamo avvantaggiati, poiché non rappresenta un obiettivo strategico. Diverso il discorso per il patrimonio edilizio: il 17% è addirittura precedente alla prima guerra mondiale mentre oltre il 47% è comunque precedente al 1976, circa il 65% è quindi antidiluviano. “Qui si può fare tantissimo – sostiene Giannino – ma le decisioni devono vedere coinvolti, insieme con il governo nazionale, i sindaci di grandi città e i presidenti delle regioni che hanno le più grandi conurbazioni. Ci sono 8 miliardi da devolvere ma è necessario prevedere forme di incentivazioni diverse. Si tratta di un intervento quello sulle abitazioni che è quasi altrettanto importante della messa in sicurezza sismica, e anzi andrebbero abbinati nella stessa cabina di regia”.

Infine “anche il problema del parco circolante italiano è grave – ha ammonito -. Con la crisi abbiamo rallentato la sostituzione dei veicoli circolanti e più della metà non va oltre Euro 3. È un problema di incentivi e di fare una scommessa sull’elettrico e sull’ibrido. Se Fiat Chrysler non ci ha creduto, lo hanno fatto invece tutte le grandi case produttrici tedesche che hanno annunciato, per ognuna, la produzione di una vettura elettrica entro il 2025. Se questa è la scommessa – conclude – dobbiamo pensare di tornare a incentivi che ottengano l’effetto di arrivare al 15-20% di riduzione delle emissioni entro il 2030 con l’aumento di ibride, per una spesa di 7 miliardi”.

Oscar Giannino e Gori

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