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Simone Moro compie 50 anni: “Dodici di questi passati felicemente tra le vette”

Il bergamasco, primo al mondo a raggiungere in inverno la vetta del Nanga Parbat, festeggia il traguardo del mezzo secolo: "Sono ancora vivo e ho tutte le dita al loro posto, il bilancio è positivo"

“Compio cinquant’anni, sono ancora vivo e ho tutte le dita al loro posto: non posso che essere felice”. Un bilancio simile potrebbe sembrare una battuta, se non fosse che il traguardo del mezzo secolo lo sta tagliando oggi, 27 ottobre 2017, Simone Moro, l’alpinista bergamasco che un anno fa è diventato il primo uomo al mondo a raggiungere la vetta del Nanga Parbat – la montagna “mangiauomini” – durante il periodo invernale.

Un’impresa, quella compiuta in Pakistan, che ha definitivamente consacrato Moro, ma che non lascia in secondo piano gli altri traguardi raggiunti dal bergamasco durante la sua incredibile carriera: dodici volte sopra gli 8mila metri, l’unico al mondo ad aver scalato per quattro volte gli 8mila in inverno.

Moro, a cinquant’anni un bilancio è quasi d’obbligo. Il suo qual è?
“Il mio è senza dubbio positivo. Sono arrivato a cinquant’anni ancora in vita, in buona salute e con tutte le dita al loro posto”.

Simone Moro

Sarà anche orgoglioso dei numeri della sua carriera.
“Certo. Giusto pochi giorni fa stavo facendo i calcoli: ho effettuato 55 spedizioni per un totale di 12 anni passati – 24 ore su 24 – tra le vette del mondo. Pensare a questa cosa mi rende felice”.

Come si arriva a cinquant’anni come lei, sapendo che si rischia la vita ad ogni spedizione?
“Penso che il mio segreto sia stato quello di saper sempre gestire quella che noi alpinisti chiamiamo la ‘febbre della vetta’, quella voglia di continuare anche la scalata più difficile e pericolosa che ti prende in alcune situazioni estreme. Ecco, io non ci sono mai cascato, e sono qua a raccontarlo”.

Se si guarda allo specchio, oggi, cosa vede?
“Un uomo di cinquant’anni che ha realizzato il sogno che aveva sin da quando era bambino: diventare un alpinista e vivere di questo. Sembra incredibile, ma ci sono riuscito”.

Come?
“Con tanto sacrificio e con tantissima perseveranza. Sapete, questo non è uno sport nel quale ci sono gli interessi che hanno ad esempio il calcio o la formula uno, qua devi stringere i denti e affrontare l’estremo per essere visto e per essere ricordato”.

Lei è stato su Everest, Nanga Parbat e Makalu. Ma resta innamorato delle Orobie.
“E come potrei non esserlo? È proprio dalle Orobie che io sono partito e ogni volta che ci torno penso a quanto questi nostri gioielli siano sottovalutati e – anche se quest’ultimo termine mi piace poco – sottosfruttati”.

Perché?
“Perché purtroppo per noi sembra quasi che le montagne siano un limite, non riusciamo a vederle come un’occasione. Pensiamo alla fatica della scalata, all’ipotetica scomodità di raggiungere la città e non capiamo, invece, di quanto bene potrebbero fare alla nostra economia locale se fossero promosse a dovere all’estero. Le Orobie sono magnifiche, attirerebbero tantissimi turisti”.

Simone Moro

La montagna come opportunità e non come limite. Sembra quasi uno slogan: Simone Moro sta pensando di darsi alla politica?
“Assolutamente no, non succederà mai”.

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