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Il ministro ribadisce: “Alle medie si esce solo se accompagnati”

L'ultima dichiarazione della ministra Valeria Fedeli non lascia più spazio al dibattito e la decisione non dipenderà più dalle scuole né dalle famiglie

Non smette il dibattito intorno al fatto se permettere o meno che gli studenti delle scuole secondarie di primo grado escano e tornino a casa non accompagnati al suono dell’ultima campanella. La discussione era nata in seguito alla decisione di Cinzia Giacomobono, dirigente scolastico dell’Istituto Parco degli Acquedotti di Roma, di rendere obbligatorio il ritiro da parte dei genitori affidatari o da persone da questi delegati dei propri figli al momento dell’uscita da scuola. E l’interrogativo sul fatto o meno di aderire alla circolare era arrivato anche a Bergamo e la decisione era unanime: “Autonomia agli studenti, previo accordo con la famiglia.”

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Ma secondo l’ultima dichiarazione della ministra Valeria Fedeli la decisione non lascia più spazio al dibattito e non dipenderà dalle scuole né dalle famiglie: “Lo dice la legge”, ha spiegato la ministra dell’Istruzione alla trasmissione “Tagadà”, “I genitori dovranno farsi carico di riportarli a casa alle due del pomeriggio ogni giorno.” E, avverte, “attenzione a non fare diventare questo caso un elemento di non assunzione di responsabilità da parte dei genitori nei confronti della legge.”

Parole un po’ dure per i genitori alle prese generalmente con la responsabilità di far crescere i propri figli. Ma così è: il ministero non può essere d’aiuto, non può sciogliere il nodo creato dalle circolari di alcune scuole dopo la sentenza della Cassazione che ha respinto il ricorso del ministero condannato a pagare parte dei danni morali alla famiglia di un ragazzino undicenne morto alla fermata dello scuolabus davanti a scuola quattordici anni fa.

Le parole “abbandono di minore” e “tutela dell’incolumità dei minori” continuano ad aleggiare, come già era stato per la famosa circolare dell’istituto romano che ha dato vita al dibattito: “Capisco il disagio delle famiglie e tutti appoggiamo la ricerca di autonomia dei ragazzi, ma poi arrivano giudici e sentenze a sconfessare tutto e per i tribunali la responsabilità di un 13enne è di un genitore o “precettore”, quindi il docente e il suo responsabile. Nel codice penale è specificato che per i minori di 14 anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità e, quindi, chiunque abbandona una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.”

Risultato: se un prof lascia uscire da solo un 12enne, rischia una denuncia per mancato controllo; se un genitore lascia che torni a casa senza di lui, rischia la denuncia per abbandono di minore.

Tutto vero dal punto di vista giuridico, tanto che la ministra auspica un intervento delle Camere sulle liberatorie. Ma come la si mette con il fatto che da generazioni sono i genitori che decidono se i propri figli possono essere sufficientemente maturi da poter fare pochi o tanti metri per tornare da scuola? Anche perché tutti gli altri spostamenti dei ragazzi, che proprio la scuola lascia «liberi» inesorabilmente alle due del pomeriggio, sono per così dire concessi, non rientrando nella responsabilità del Miur. Anche all’entrata i ragazzi potrebbero arrivare da soli, l’abbandono in questo caso sarebbe da parte della famiglia. È la ministra anche a dare qualche consiglio ai genitori un po’ spaesati in questi giorni su come comportarsi con i figli: «Se volete far sperimentare ai ragazzi un’autonomia lo si può fare non nel rapporto casa-scuola-casa». Oppure usate i nonni, «per loro è un gran piacere andare a prendere i nipotini», che a tredici anni spesso sono più alti dei nonni stessi.

Dunque i genitori ora dovranno organizzarsi per essere alle 14 davanti a scuola. I genitori qua e là nelle scuole si stanno organizzando, perché di fronte a questa nuova norma si è già trovato l’escamotage: in alcune classi i genitori si sono delegati a vicenda a far uscire i compagni di scuola dei figli, così basta un adulto, un genitore appunto che sollevi la scuola e il preside da ogni responsabilità. Resta da capire che cosa ne pensano i protagonisti, cioè i ragazzi, considerati «incapaci» dalla legge e dalla scuola, e «capaci» dalle 14 in poi. Che idea si faranno della scuola, non doveva essere una palestra di vita?

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