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Il commercio paga ancora la crisi: mille negozi in meno in 7 anni

Le attività commerciali in provincia sono passate dalle 12.097 del 2010 alle 11.054 rilevate a giugno dell'anno in corso: negli ultimi 12 mesi 445 in meno.

“È l’onda lunga della crisi del commercio in provincia: il settore ha risentito più tardi degli effetti della recessione, e adesso presenta il conto più salato”. Così Alberto Citerio, segretario generale di Fisascat Cisl Bergamo, alla lettura dei dati dell’Osservatorio regionale.

Calano i negozi di vicinato, e la situazione è più evidente nella periferia della provincia. Avvicinandosi verso il capoluogo, infatti, il pullulare di centri commerciali sempre più grandi rallenta l’emorragia della crisi commerciale: nel giro di 7 anni (2010/ 2017, dati dell’osservatorio regionale), gli esercizi di vicinato sono calati di oltre 1000 unità, e il risultato più negativo lo hanno registrato i negozi di generi non alimentari, che da soli ne hanno persi ben 978.

La crisi nell’alimentare inizia a concretizzarsi adesso: dal 2015 al 2017, il saldo tra aperture e chiusure è negativo di 207 punti vendita.

Nel frattempo, però, le metrature conquistate dai grandi centri commerciali sono cresciute di quasi 10 mila metri quadri (due stadi da calcio, per intenderci), e in queste (non è un caso) è letteralmente esplosa la parte riservata al “non alimentare”. Da segnalare comunque che nell’ultimo anno la rilevazione denuncia la diminuzione dei centri (3 in meno).

In sintesi, le attività commerciali (alimentari, non alimentari e quelli definiti misti) sono passate dalle 12.097 del 2010 alle 11.054 dell’anno in corso (la rilevazione è stata chiusa a fine giugno). La flessione dunque c’è stata, sono infatti 445 le attività in meno rispetto ai dodici mesi precedenti, e 33mila i metri quadrati non più adibiti a esercizio commerciale (ne erano stati persi altri 61.400 lo scorso anno).

Ci sono poi dati contrastanti, tra il capoluogo, che perde 234 punti vendita (351 nella rilevazione precedente), Seriate che li dimezza (da 332 a 145) e il resto dell’hinterland che ne guadagna una decina. D’altronde, i comuni con la maggiore presenza di grandi superfici stanno in quell’area geografica, e sono Curno (5 strutture per un totale di oltre 45mila mq), Orio al Serio (una struttura da oltre 49mila mq), Stezzano (due strutture per un totale di 30mila mq) e Seriate (due, per un totale di 28mila mq). A Curno, dove è alto il numero anche delle medie superfici (53, -3 rispetto al 2012, per un totale di quasi 41mila mq, quasi esclusivamente non alimentari), si contano anche 29 esercizi di vicinato non alimentare in più rispetto al 2010. A Orio al Serio e Stezzano è stabile il saldo sia delle medie strutture (8 a Orio, 10 a Stezzano), sia dei negozi di vicinato.

“In generale – commenta Citerio, -, comunque, il calo c’è stato, sicuramente importante anche per le ricadute sul mondo dell’occupazione. Le nuove aperture, infatti, compensano solo parzialmente il dato quantitativo degli addetti, ma è la qualità dell’occupazione a farne le spese”.

L'INFOGRAFICA

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