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“Giustizia e verità per Bara”: presidio della comunità senegalese in prefettura

L’Associazione Senegalesi Bergamaschi di Ciserano scende in piazza sabato per chiedere di fare luce sulla tragedia di Ubiale Clanezzo costata la vita al ventenne di Almè

“Giustizia e verità per Bara”. La comunità senegalese scende in piazza per chiedere di fare luce sulla tragedia di Ubiale Clanezzo costata la vita a Mamadou Lamine Thiam, il ventenne senegalese di Almè ritrovato morto in un burrone nella serata di domenica 23 luglio, dopo la fuga causata dal litigio avvenuto a una festa del paese la notte precedente.

“Sulla sua morte ancora manca chiarezza -spiega Seck Cheikh Tidiane, vice-presidente dell’Associazione Senegalesi Bergamaschi di Ciserano ASSOSB 2 Onlus – . Per chiedere di andare fino in fondo, di fare giustizia e di identificare le responsabilità di quanto è accaduto, abbiamo organizzato per sabato 28 ottobre (dalle ore 16 alle 18.30) un presidio in via Tasso a Bergamo, di fronte alla Prefettura. È anche stata inviata una richiesta formale di incontro al Prefetto”.

“Il nostro presidio vuole tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla drammatica vicenda a seguito della quale ha perso la vita il nostro connazionale Mamadou Lamine Thiam, mentre fuggiva dopo una lite per futili motivi” ha scritto Yetty Dia, presidente dell’associazione, nella lettera inviata al Prefetto di Bergamo. “Auspichiamo che la Prefettura possa farsi interprete delle nostre preoccupazioni e delle nostre richieste presso tutti gli attori impegnati nelle indagini per l’accertamento della verità, e nella speranza di avere giustizia in tempi quanto possibile rapidi”.

Bara morto

Nel frattempo proseguono le indagini dei carabinieri di Zogno e del nucleo investigativo di Bergamo, coordinate dal sostituto procuratore Fabio Pelosi, su quanto accaduto la sera della tragedia.

Gli indagati sono tre, C.B. 53 anni di Ubiale, e la coppia di fidanzati R.M., 25 anni di Alzano lui, B.I., 35 anni di Sedrina lei. Alcuni testimoni affermano che i tre abbiano inseguito Bara solo per una cinquantina di metri, ma c’è anche chi dichiara di averli visti osservare la vittima mentre si lanciava nel burrone in cui ha perso la vita, senza però chiamare i soccorsi.

C.B., operaio, indagato per omicidio preterintenzionale, accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Eugenio Sarai, nelle settimane scorse ha incontrato il pm Pelosi. L’uomo ha ribadito sostanzialmente il racconto rilasciato ai carabinieri immediatamente dopo i fatti. E cioè che era solo lui a rincorrere Bara (mentre i frame delle telecamere della zona avevano immortalato tre persone in movimento. Uno è il 53enne, gli altri sono un ragazzo e la sua fidanzata, pure loro indagati in concorso).

Intanto si attendono i risultati definitivi dell’esame autoptico eseguito sul cadavere del ragazzo, che potrebbe chiarire meglio quanto avvenuto quella sera.

Nei giorni scorsi, a tre mesi esatti dalla tragedia, un’amica di Bara, Iride Pellegrinelli, ha pubblicato su Facebook un ricordo:

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