La giovane scrutinatrice

Referendum e voto elettronico: “Tecnici informatici impreparati”

La giovane scrutinatrice, Giulia Testa, classe 1995, ci racconta le disavventure ai seggi di presidenti, segretari e scrutinatori alle prese con l'organizzazione del voto elettronico per il referendum del 22 ottobre

Molto è già stato detto e scritto sul referendum del 22 ottobre a livello politico, regionale e nazionale. Non entrerò nel merito del senso, dell’affluenza e dei risultati. Vorrei piuttosto rivolgere i riflettori su un altro aspetto, a mio modo di vedere, fallimentare del voto elettronico: la logistica.
Presidenti, segretari e scrutatori hanno avuto seri dubbi sulla preparazione effettiva dei tecnici informatici.

Ora, se un tecnico viene chiamato “informatico”, ci si aspettano certe competenze e non se ne aspettano altre (per esempio, burocratiche). Ci si aspetta forse che il tecnico sappia affrontare problemi strettamente pertinenti alla macchina e alle sue componenti.
Peccato che durante le operazioni di insediamento dei seggi e di scrutinio i tecnici hanno ricevuto per telefono degli aggiornamenti e delle direttive diverse da quanto scritto sui regolamenti, sui documenti e nei tutorial della Regione Lombardia. Talvolta un tecnico rispondeva di non poter intervenire, perché la mansione non era di sua competenza. O, al contrario, cercava di intervenire in una procedura o una decisione di competenza del seggio, senz’essere in grado di fornire una motivazione fondata e ragionevole.
Ne sono risultati incertezza, dubbi, caos.

Presidenti e segretari sono stati bloccati non solo informaticamente, ma anche burocraticamente per via dell’incoerenza dei vari aggiornamenti e indicazioni. I tecnici non erano in grado di affrontare la situazione con spirito critico e con prontezza, perché non erano stati preparati circa i contenuti del regolamento diramato ai vari seggi, al quale invece i presidenti ed i segretari dovevano prestare fede assoluta.
Di conseguenza è stato consultato spesso il numero verde, per questioni sia tecniche sia burocratiche, ma diverse volte le risposte date dai vari operatori telefonici erano contraddittorie, sia rispetto al caso specifico sia, ancora una volta, rispetto al regolamento scritto.
Oltre a ciò si deve aggiungere che il tecnico del turno mattutino risolveva dei problemi o stabiliva delle direttive (e, di conseguenza, compilava e firmava documenti) che venivano poi smentite o contraddette dal tecnico del turno serale.

Badiamo bene: non si sta imputando la colpa ai vari ragazzi che hanno scelto di svolgere questa mansione, con pazienza e impegno, ma a chi non ha previsto, a monte, una preparazione capillare ed approfondita del regolamento, dei tutorial e delle mansioni dei componenti del seggio.
Dunque, se una polemica va fatta sul voto elettronico, forse dev’essere una polemica logistica e organizzativa. Tanti soldi e tante energie sono state spese, per una modalità di voto che, a monte, non si può giudicare né negativamente né positivamente (disse un uomo illustre: “ai posteri l’ardua sentenza”).
Quello che si può giudicare sono prontezza, lungimiranza, raziocinio (non) impiegati per la preparazione di una inedita modalità di voto.
Ci sentiamo di concludere con magnanimità: quanto meno, sbagliando s’impara.

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