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Violenza sulle donne, perché è necessario educare i giovani a scuola

Maria aveva gli stessi occhi di Noemi Durini, gli stessi capelli di Gessica Notaro, la stessa fisionomia di Sara Di Pietrantonio, lo stesso sorriso di Yara Gambirasio.

Maria, come ogni mattina, aveva puntato la sveglia alle 7.30. Dopo essersi preparata per un’altra giornata in ufficio, infilò il candido giubbotto, afferrò le chiavi dell’autovettura ed uscì di casa.

Maria, come al solito, quel giorno voleva fermarsi per un caffè rivitalizzante. Quella buia mattina però, i parcheggi erano esauriti e fu costretta a costeggiare il locale ed a fermarsi in un posto un po’ più distante. Una volta uscita dall’autovettura si diresse verso il bar per prendere la tanto sognata bevanda calda ma, quella mattina, Maria incontrò un ostacolo tra sé e la sua monotona ma confortante routine. Si trovò davanti un uomo sulla quarantina con una sigaretta in bocca e un cappellino che gli celava parte del viso. L’altra metà del volto era nascosta da una barba brizzolata.

Quel volto semicoperto non le era nuovo. L’uomo indossava un capotto beige lungo fino al ginocchio e dei pantaloni grigi. Si fermò esattamente di fronte a Maria per chiederle un fazzoletto di carta. Nello stesso istante in cui la ragazza chinò la testa per recuperarlo dalla borsa continuando a pensare chi fosse e dove l’avesse già visto, quell’essere immondo spinse Maria contro la sua macchina facendole sbattere la testa contro il finestrino che, a causa della forza bruta di quel gesto, si frantumò in mille pezzi. Gli occhi di Maria si annebbiarono, con le palpebre coprivano quasi interamente le pupille; seppure cercò in tutti i modi di tenere aperti gli occhi, non ci riuscì. L’uomo si avvicinò sempre di più a lei e, nonostante la debolezza che l’aveva colta, cercò con tutte le sue forze di respingere quel verme. Quell’uomo (ma può sul serio essere definito tale?) privò Maria della sua innocenza. In pochi minuti le tolse la cosa più cara che aveva, la sua purezza.
Maria rimase stesa per terra, ansimante, terrorizzata, orripilata, schifata. In quella manciata di minuti che precedettero l’allarme dato da un passante, Maria pensò al suicidio.
Maria voleva solamente sposarsi, avere una bella famiglia, un buon lavoro, degli amici, voleva vivere in un mondo pulito. Non le sembravano delle richieste esagerate. Con quel gesto, quello schifoso essere le tolse la voglia di vivere.

Maria vide il riflesso del suo volto su uno dei pezzetti di vetro del finestrino, era schifata da se stessa.
Maria si sentiva sporca, non riusciva a guardarsi in faccia.
Maria non avrebbe mai accettato di vivere così, con un ricordo così rumoroso che l’avrebbe perseguitata passo dopo passo, che l’avrebbe gradualmente soffocata. Ma a decidere della sua vita fu proprio lui, quell’uomo forse sconosciuto, quell’essere che si era permesso tanto senza il consenso della diretta interessata. A causa di quel colpo senza pietà, la testa di Maria era piena di sangue. I rivoli e le lacrime gli rigavano il volto.
Maria non riusciva proprio a tenere gli occhi aperti.
Maria voleva morire ma voleva anche vivere, voleva cercare di purificarsi, voleva mettere apposto la sua vita, ingiustamente distrutta in così poco tempo; ma Maria quella mattina esalò l’ultimo respiro. Lei che voleva solamente una vita sicura e pulita fu uccisa così, senza permesso o spiegazione.
Maria aveva gli stessi occhi di Noemi Durini, gli stessi capelli di Gessica Notaro, la stessa fisionomia di Sara Di Pietrantonio, lo stesso sorriso di Yara Gambirasio.

Maria potrebbe essere tua sorella, tua madre, tua cognata, tua cugina o la tua vicina di casa perché purtroppo questi tristi episodi sono all’ordine del giorno in Italia. Come afferma l’Ansa, sono oltre cento le donne che ogni anno vengono uccise ed ai femminicidi si aggiungono tutte quelle violenze quotidiane che sfuggono ai dati. Secondo l’Istat sono quasi sette milioni le donne che nel corso della loro vita hanno subito una forma di abuso.

Il 2017 non si distingue molto dagli anni precedenti, è triste constatare il fatto che ogni tre giorni almeno una donna venga privata della sua vita. È arrivato il momento di dire “Basta!” e cambiare le cose. Non sarebbe forse opportuno inserire nelle scuole un programma o una materia volta all’educazione dei futuri uomini e delle future donne? Non sarebbe forse meglio sensibilizzare il maggior numero di persone possibili tramite eventi o campagne? Non sarebbe forse necessario avere una maggior certezza della pena?

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