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“Col Donizetti chiuso la stagione del teatro si adegua a nuovi palcoscenici: vi stupirà” foto

Il sipario si apre sulla nuova stagione di prosa senza il suo palcoscenico di sempre: il teatro Donizetti. Anche gli attori più temerari cadrebbero nel panico. Non Maria Grazia Panigada, direttore delle stagioni di prosa al Teatro Donizetti, che vede nel prossimo cantiere del teatro due possibilità.

Il sipario si apre sulla nuova stagione di prosa senza il suo palcoscenico di sempre: il Teatro Donizetti. Anche gli attori più temerari cadrebbero nel panico. Non Maria Grazia Panigada, direttore delle stagioni di prosa al Teatro Donizetti, che vede nel prossimo cantiere del teatro due possibilità.

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“La prima è l’attesa, il nuovo teatro avrà sale prove, diversi spazi e sarà una vera e propria officina di formazione – afferma Panigada –. La seconda possibilità è sperimentare luoghi nuovi per spettacoli che sono diversi tra loro e che richiedono attenzioni particolari”.
Una scommessa? Un azzardo? Forse nulla di tutto ciò. Per Panigada: “C’è la potenzialità di valorizzare e sperimentare nuovi spazi e tempi diversi. Non ci saranno più sei repliche a spettacolo per la prosa al PalaCreberg, proprio perché la struttura è molto capiente e così i turni scenderanno a quattro turni. La prosa poi si dividerà: cinque spettacoli al Palacreberg, quattro al Teatro Sociale, mentre le sette rappresentazioni di Altri Percorsi saranno tutte al Sociale in Città Alta. Abbiamo deciso di mantenere questo duplice binario a seconda dei titoli, gli spettacoli che richiedevano situazioni più intime li abbiamo riuniti al Sociale”.

Si apre una stagione di prosa senza il Teatro Donizetti. Come ha scelto gli spettacoli per il Teatro Sociale e il Palacreberg?
“Noi arriviamo da una stagione di prosa che è stata eccezionale per la presenza del pubblico, con molti sold out e la difficoltà di reperire posti per gli spettatori. Sapevamo che il cambiamento di luogo, lasciando il Teatro Donizetti, richiedeva un ripensamento dei palcoscenici ma lo abbiamo colto come un’opportunità, una sfida, una potenzialità di giocarsi nuovi spazi. Ora siamo ancora in fase di rinnovo degli abbonamenti e anche qui notiamo un calo del pubblico della domenica, mentre crescono gli spettatori sul turno del giovedì. Si tratta di assestamenti che stiamo vivendo e che avevamo messo in contro. Per esempio per arrivare al Teatro Sociale il Città Alta ci sarà la navetta e sarà proposto allo spettatore un abbonamento di 5 euro per tutta la stagione. In questo quadro, dove la questione logistica ha un peso, la nostra programmazione ha usato gli stessi criteri di sempre: la qualità, i temi interessanti che affrontavano, le poetiche che presentavano, cercando nel complesso una varietà. È vero, si scelgono spettacoli anche secondo alcuni filoni, ma ogni stagione ha il suo carattere”.

L’anno scorso riuscì a portare Slava, quale sorpresa ci riserva quest’anno?
“Slava Polunin è davvero unico, così come il suo spettacolo non è replicabile. Devo però aggiungere che avremo in cartellone spettacoli di grande fascino, due coproduzioni, di cui una internazionale”.

Iniziamo con la prima.
“È la coproduzione del Teatro Donizetti con la compagnia di Finzi Pasca che apre la stagione con “Per te”. Uno spettacolo scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca dedicato alla compagna recentemente scomparsa, con i costumi di Giovanna Buzzi, figlia di Gae Aulenti, e recentemente ha vinto gli Oscar della Moda a Los Angeles. Buzzi è una famosa firma dell’Opera lirica, ha firmato i costumi del Cirque du Soleil e nel 2006 ha realizzato gli abiti per la cerimonia Giochi Olimpici Invernali di Torino. Lo spettacolo apre la stagione di prosa dal 16 al 19 novembre e arriva a Bergamo dopo una tournée in Messico, Australia e Spagna”.

Una coproduzione che ha visto il nome del Teatro Donizetti in giro per il mondo.
“Sì, ed è un riconoscimento molto importante. Per questa coproduzione con Finzi Pasca e l’altra per Accabadora il Teatro Donizetti chiuderà a pareggio, non pesando quindi sulle casse dell’ente. Di “Per te” mi piace molto il gioco dell’armatura che è la malattia che blocca la persona, con il vincolo del peso, e dell’anima con questi teli leggerissimi. Un gioco e una contrapposizione che sono una vera poesia”.

Il secondo spettacolo in cartellone dal 18 al 21 gennaio sempre al Palacreberg è “Va pensiero”. Di che si tratta?
“È un intreccio tra il Risorgimento, Giuseppe Verdi e la contemporaneità. È una grande sfida di Martinelli che si avvarrà di un coro tutto femminile a Bergamo, donne che rappresenteranno delle sirene. Parallelamente allo spettacolo avremo un appuntamento con la Fiera dei Librai e un film su San Suu Kyi”.

Insomma non mancano le sorprese e i grandi nomi del teatro italiano.
“Sì, penso ad Ermanna Montanari che porta “Maryam”, uno spettacolo nato a Bergamo in occasione della festa patronale di Sant’Alessandro e che si basa sul coraggio. Il testo raccoglie le preghiere di tre donne musulmane a Maria, e dopo queste tre invocazioni la Madonna risponde. C’è poi un progetto su cui stiamo lavorando in occasione del quarantennale della Legge Basaglia che chiudeva i manicomi è “Muri” di Renato Sarti con protagonista Giulia Lazzarini. Sarti da giovane faceva le prove all’ospedale psichiatrico di Trieste e lo spettacolo racconta l’esperienza di un infermiere. Anche su questo tema abbiamo un progetto con il tavolo della salute di Bergamo e rivolto alle scuole”.

Senta, quanto le manca il Teatro Donizetti?
“Molto. Non posso nasconderlo, ma l’idea di sperimentare palcoscenici diversi mi ha stimolato nerl cercare potenzialità di un altrove dove il teatro possa trovare ospitalità. Sono ottimista, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e pensare che il nuovo Teatro Donizetti avrà spazi per le prove, una nuova macchina scenica si ha anche la voglia di aspettare che ci sia quella cosa lì”.

Scorrendo velocemente il cartellone troviamo Laura Morante.
“Sì, Morante farà una rivisitazione della Locandiera, mentre Tony Laudadio con “Il Servo” toccherà il tema del potere e quindi stimolerà anche una profonda riflessione. Infine, chiude i cinque titoli al Creberg lo spettacolo “Paganini” che è molto ludico e divertente”.

Un sipario che si chiude, quello del Creberg, e uno che si apre: quello del Sociale. Con quattro titoli della Prosa.
“Playstrindberg è un testo di Friedrich Dürrenmatt che vede una coppia scontrarsi su un ring, proprio come un incontro di pugilato scandito da colpi di gong, gli stessi che scandiscono i tempi della loro relazione. In scena avremo un attore bergamasco molto amato dal pubblico, Maurizio Donadoni, accompagnato da Maria Paiato e da Franco Castellano. C’è “Mister Green” con l’attualissimo tema dei pirati della strada, della solitudine e dei legami generazionali. Poi il ritorno a Bergamo, dopo molti anni, di Victoria Chaplin che porterà con Jean BatisteThierrée “Le cirque invisible”. Pura poesia, uno spettacolo adatto al Teatro Sociale e un dono a tutti gli amanti del teatro”.

Sette i titoli di Altri Percorsi, la rassegna che sarà interamente ospitata al Teatro Sociale. Che cosa ci riserva?
“Per prima cosa devo dire che gli Altri Percorsi sono il mio orgoglio. C’è “La vita ferma” con Lucia Calamaro che per la prima volta viene a Bergamo. È uno spettacolo che dura tre ore e ti cattura perché affronta i temi dell’assenza, del ricordo e della memoria. In scena c’è un vedovo che si sta sbarazzando dei ricordi della moglie e l’anima della donna lo rimprovera e teme di essere dimentica. Poi c’è “Accabadora” di Michela Murgia, ridotto a testo teatrale grazie a Carlotta Corradi, che mette molto in luce il tema della maternità, non biologica ma di senso. Lo spettacolo è quasi al debutto e già è richiesto. Sono molto orgogliosa perché anche “Ivan”, che è un’altra nostra produzione sarà a Roma al Teatro India e al Bellini a Napoli in date bellissime”.

Ha ricercato anche novità di linguaggi?
“Sì, c’è Anagor, la scoperta più felice del teatro di questi ultimi anni, che portano in scena “Rivelazione. Sette meditazioni intorno a Giorgione”. Gli attori sono molto bravi. È una nuova generazione di attori teatrali che cura la precisione e l’estetica, sono molto umili nella loro precisione. E stanno andando alla grande. Affronteremo poi il tema dell’immigrazione, con una storia di integrazione finita bene che è quella di “Lireta”. La Compagnia Scimone Sframeli porterà in scena uno spettacolo assurdo e surreale che affronta il tema della morte. Una coppia etero e una omo si incontrano e si intrecciano con un linguaggio nuovo e molto curioso. Infine, c’è la collaborazione con il Bergamo Jazz e con gli attori Mariangela Gualtieri e Stefano Battaglia portano in scena “Porpora” rito sonoro per cielo e terra. Sono due spettacoli in uno, ma nessuno di loro è a servizio dell’altro, dialogano mantenento un loro protagonismo. Mariangela prende in gioco i colori e Stefano interviene con la sua musica. Puoi togliere uno e l’altro spettacolo, che entrambi stanno in piedi”.

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