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Migranti, i sindaci che accolgono stanno col Prefetto: “Giusto l’ultimatum”

I Primi cittadini di Bergamo, Boltiere , Comun Nuovo, Curno, Dalmine, Levate, Lurano, Mozzo, Osio Sotto, Pontirolo Nuovo, Valbrembo, Zanica hanno diffuso una nota

Dopo la nota che il Prefetto ha inviato ad alcuni Comuni riguardo l’ordinanza da essi assunta in merito all’accoglienza di Richiedenti Asilo (LEGGI QUI), i Primi cittadini di Bergamo, Boltiere , Comun Nuovo, Curno, Dalmine, Levate, Lurano, Mozzo, Osio Sotto, Pontirolo Nuovo, Valbrembo, Zanica hanno diffuso una nota:

“Abbiamo accolto con favore la decisione assunta dalla Prefettura di Bergamo la quale ha indirizzato a tutti quei Comuni che avevano adottato le cd. ordinanze “anti-profughi” una comunicazione di diffida chiedendone la revoca entro il termine del 18 ottobre.

Quella della Prefettura appare infatti come una scelta che da un lato ripristina quel senso di legalità e rispetto delle regole dello Stato di diritto che con quelle ordinanze erano stati violati, dall’altro riafferma il principio per cui nessuno, nel contesto di una comunità, può sottrarsi ai propri doveri, specie se riveste una funzione pubblica.

Non c’è buon governo senza assunzione di responsabilità ed è anche per questo che siamo stanchi di essere additati come “cattivi amministratori” solo perché – al contrario di altri – ci assumiamo le nostre responsabilità ai sensi della Costituzione e delle leggi che abbiamo giurato di osservare lealmente.

Ricordiamo che i migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno sono oltre centoquarantamila. Dietro questi numeri ci sono persone, con un nome, una famiglia, una storia di vita che li ha portati per necessità o disperazione nel nostro territorio. Di loro dobbiamo occuparci di più e preoccuparci di meno. In Lombardia ospitiamo circa 28mila migranti, pari allo 0,28% della popolazione.

Possono questi numeri destare seria preoccupazione?
Il fenomeno immigratorio è infatti una realtà ormai strutturale che abbiamo deciso di affrontare in modo equilibrato e razionale con gli strumenti messi a nostra disposizione dalle leggi dello Stato (SPRAR e/o accoglienza diffusa – CAS), impegnandoci a costruire politiche pubbliche orientate ad un obiettivo condiviso e primario: quello della coesione sociale.

Non lo abbiamo scelto “a cuor leggero”: siamo consapevoli delle carenze e delle incongruenze legislative e delle difficoltà legate all’accoglienza, ma un buon amministratore i problemi li affronta, non li nega. Organizzare l’accoglienza non significa “solo” mettere un tetto sopra la testa delle persone, ma coinvolge aspetti sociali, sanitari, di sicurezza, culturali e economici che devono essere programmati e monitorati. Per questo ci auguriamo di ottenere maggiore collaborazione dalla Prefettura, in modo da concertare l’avvio di progetti nei nostri territori, ma intendiamo ottenere questo risultato con il dialogo e non certo con mezzi “intimidatori” nei confronti dei proprietari degli appartamenti o delle cooperative.

Siamo convinti che la collaborazione tra i diversi soggetti in gioco, compresi gli stessi richiedenti asilo, permetta di creare sicurezza e solidarietà che non possono essere garantite a fronte di un clima di rifiuto e di intimidazione.

Per noi non vi sono ultimi né penultimi, per cui “accogliere” richiedenti asilo non vuol certo dire dimenticarsi di anziani, bambini, persone disabili e famiglie, a cui i servizi sociali dei nostri paesi offrono e offriranno servizi di eccellenza, perché le persone vengono prima di tutto. Rispondere ai bisogni dei cittadini non esclude che si debba prendersi cura degli altri, guardare negli occhi le persone, non considerandole solo dei numeri o dei problemi, costruire inclusione, in una situazione pur difficile e complessa, come opportunità per riscoprirci comunità, per ritrovare la fiducia.

Invitiamo i nostri colleghi e colleghe di qualsiasi schieramento politico a rispettare i valori della Costituzione, a governare le paure delle componenti più vulnerabili delle nostre comunità, senza criminalizzare tutti gli operatori dell’accoglienza ed ergere a nemico ogni straniero o chiunque la pensi diversamente, in sostanza dividere anziché unire per affrontare una fase difficile della nostra storia.

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