• Abbonati
L'intervento

L’orizzonte perduto della sinistra

Massimo Cortesi, già presidente dell'Arci Bergamo, dice la sua: esiste ancora? Dove sbaglia?

Massimo Cortesi, già presidente dell’Arci Bergamo, dice la sua sulla sinistra italiana: esiste ancora? Dove sbaglia?

Non è vero che in Italia non esista più la sinistra o che sia fuori moda parlare di destra e sinistra; la realtà è che oggi non esiste un contenitore nel mondo partitico che la rappresenti, se non dei tentativi in atto che devono spezzare però una barriera di sedimenti impressionante frutto di anni e anni di disinteresse a coltivare e mettere in campo i valori della sinistra. Ultimo di questi sedimenti la pessima legge elettorale che continua a ritenere il cittadino un utile idiota.

Purtroppo la speranza di una politica che ritrovasse come suo centro vitale la cittadinanza, dopo i primi anni Novanta, è andata perduta. I partiti si sono sempre più isolati e legati non a progetti ma a leader, la gente ha misurato questa distanza sentendosi tradita e abbandonando la difesa di un Bene Comune che non veniva riconosciuto.

Una forza politica deve essere tutt’uno con il suo popolo, non può usarlo solo come elemento da attivare nel momento elettorale (senza nemmeno dargli la possibilità in quel momento di essere protagonista); e la sua classe dirigente deve essere in grado di governare la contaminazione senza cadere nel populismo becero e nell’egoismo dell’individuo.

Ma questo è stato dimenticato da tutte le oligarchie che si sono alternate negli ultimi anni alla testa di quello che poteva diventare un partito di riferimento della sinistra europea, mentre oggi è una formazione che ha come solo orizzonte il “governare solo il quotidiano” e non “il governare il quotidiano programmando il futuro” spostando tutto il suo baricentro al centro (con occasionali approdi ora un poco a destro e ora un poco a sinistra). Non certo per spostare il centro sui valori della sinistra naturalmente, perché questa potrebbe essere una strategia interessante, bensì solo per avere appunto una “base elettorale” da attivare alla bisogna, una “base elettorale” che langue in quella medietà tanto criticata e condannata da figure come il cardinal Martini. Quella medietà che ha favorito nel passato le “resistibili ascese” di fascismo e nazismo; quella medietà che oggi ha sdoganato le nuove destre e che si nasconde quando si parla di ius soli.

Ed oggi alcuni di quelli che hanno cavalcato questa nuova strada, perdendo volutamente l’orizzonte, si dibattono cercando di risalire sul carro e riprenderne le redini. Ma ormai non è più tempo. Una di queste figure è Napolitano, uomo che non ho mai amato ma che “sa di politica”. Napolitano aveva tra le sue mani la possibilità di spostare l’equilibrio verso i cittadini e ridare il senso di un progetto comune, poteva quasi annullare quelle forze di destra populiste che erano al livello più basso della loro storia. Ma ha preferito un percorso diverso, che ha abbattuto le speranze di un popolo ed ha rianimato le destre.

Successivamente ha pensato di domare senza problemi una classe dirigente “giovane” (???), ma la classe dirigente giovane lo ha usato e disarcionato. Ed oggi il buon Napolitano, nonostante questa classe “giovane” sia già andata a sbattere con il Referendum del 4 dicembre non ascoltando i suoi tardivi segnali d’allarme, pensa di trovare ascolto nelle sue legittime proteste contro questa pessima legge elettorale? No, perché la sete di potere è sempre più importante che non la volontà di governare avendo un orizzonte.

Ma la storia fortunatamente propone corsi e ricorsi, l’importante è essere pronti a cogliere l’attimo non ascoltando quelle figure che, avendo perso l’orizzonte cercano di cancellare i loro passi dicendo che indietro non si torna. A queste persone io ricordo che per andare avanti serve un passato e il nostro passato è sempre attuale.

Massimo Cortesi

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Abbonati!
Più informazioni
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI