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Alle medie si esce solo accompagnati? Le scuole di Bergamo dicono no

Da circa un mese una circolare scolastica sta facendo discutere genitori, alunni e presidi. L'argomento? Permettere o meno che gli studenti delle scuole secondarie di primo grado escano e tornino a casa non accompagnati al suono dell'ultima campanella.

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Da circa un mese una circolare scolastica sta facendo discutere genitori, alunni e presidi. L’argomento? Permettere o meno che gli studenti delle scuole secondarie di primo grado escano e tornino a casa non accompagnati al suono dell’ultima campanella.

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Il dibattito è nato in seguito alla decisione di Cinzia Giacomobono, dirigente scolastico dell’Istituto Parco degli Acquedotti di Roma, di rendere obbligatorio il ritiro da parte dei genitori affidatari o da persone da questi delegati dei propri figli al momento dell’uscita da scuola. Sarà obbligo dal 23 ottobre e “non saranno prese in considerazione autorizzazioni o liberatorie all’uscita autonoma degli alunni”, riporta la circolare.  “Capisco il disagio delle famiglie e tutti appoggiamo la ricerca di autonomia dei ragazzi, ma poi arrivano giudici e sentenze a sconfessare tutto e per i tribunali la responsabilità di un 13enne è di un genitore o “precettore”, quindi il docente e il suo responsabile. Nel codice penale è specificato che per i minori di 14 anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità e, quindi, chiunque abbandona una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.”

Tutto è nato dopo una sentenza della Cassazione dello scorso maggio che condannava scuola e Miur per la morte di uno studente finito sotto lo scuolabus 15 anni fa. E l’interrogativo sul fatto o meno di aderire alla circolare è arrivato anche a Bergamo.

In realtà, il dibattito nato in seguito alla decisione della scuola romana non è una novità nel panorama bergamasco. Il 9 settembre 2016 l’Istituto Comprensivo Statale Alberico Da Rosciate aveva diffuso una circolare che comunicava l’obbligo per i genitori del “ritiro alla fine delle attività didattiche di tutti gli alunni della scuola secondaria di primo grado attraverso accompagnamento dei genitori (o di un incaricato maggiorenne), in quanto minori di 14 anni. Preso atto della vigente legislazione in materia di responsabilità per la vigilanza, la sorveglianza e l’assistenza nei confronti di soggetti minori (fino a 14 anni) da parte dei Genitori o legali Tutori e da parte dei Docenti e dei Collaboratori Scolastici.” LEGGI QUI

Ma, ora, a distanza di un anno, per gli istituti della nostra città e provincia la decisione sembra unanime: “Autonomia agli studenti, previo accordo con la famiglia.”

“Il nostro regolamento – dichiara Nicoletta Vitali, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Eugenio Donadoni di Bergamo – prevede l’obbligo di accompagnamento nella scuola primaria e, invece, autonomia per la scuola secondaria primaria, previo, ovviamente, accordo con la famiglia. Si tratta di una delibera in cui la famiglia dichiara di essere consapevole dei rischi delle strada e che il proprio figlio è a conoscenza delle regole stradali previste per un pedone e che, quindi, è in grado di tornare a casa da solo in maniera responsabile. Sono a conoscenza dei rischi e anche di quanto riportato nel codice penale, ma la nostra è una scelta ragionata e ponderata, creata anche con l’aiuto del Comune che prevede la presenza di volontari che monitorano gli attraversamenti stradali. E’ anche una scelta pedagogica perché crediamo nell’autonomia dei ragazzi di spostarsi liberamente e responsabilmente.”

Anche il dirigente di un altro istituto comprensivo di Bergamo città decide di non aderire alla circolare: “Il nostro regolamento si basa su un’autonomia di uscita dei ragazzi di quarta, quinta elementare e per le medie – afferma Andrea Pioselli, dirigente dell’Istituto Comprensivo Mazzi – avendo fatto firmare alle famiglie un modulo in cui viene dichiarata la capacità da parte dello studente di tornare a casa in maniera responsabile conoscendo le regole della strada. Ho letto la circolare, ma francamente credo che a Bergamo non verrà accolta.”

Gli istituti hanno deciso di non cambiare il loro regolamento scolastico e di attenersi alle decisioni già prese in precedenza con le famiglie: “Ad inizio anno scolastico – dichiara Donatella Finardi, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo De Amicis di Treviglio – chiediamo ai genitori di comunicarci se l’alunno ha delle specifiche modalità di uscita, in caso contrario, il nostro regolamento prevede che alle medie i ragazzi siano liberi di uscire in autonomia, se escono all’orario di fine lezioni: in caso l’uscita fosse anticipata deve esserci un genitore che viene a prendere il figlio dal momento che non c’è il vigile che presiede l’uscita e l’attraversamento stradale.”

Nel codice penale è specificato che per i minori di 14 anni è prevista una “presunzione assoluta di incapacità”. Risultato: se un prof lascia uscire da solo un 12enne, rischia una denuncia per mancato controllo; se un genitore lascia che torni a casa senza di lui, rischia la denuncia per abbandono di minore.

“Di certo bisogna parlarne – dichiara Andrea Carrara, dirigente dell’Istituto comprensivo di Clusone – non si può affermare che sia abbandono di minore se io, genitore, con accordo con la scuola, do il mio consenso per far uscire mio figlio da solo e tornare a casa in autonomia. E, di certo, non si può accusare la scuola di negligenza se rispetta la volontà della famiglia. Noi garantiamo la sicurezza, con controlli stradali e con regole che i ragazzi sanno di dover rispettare. Nel nostro regolamento è previsto che gli alunni delle medie possano uscire liberamente, dopo aver preso accordi con i familiari. Bisogna tenere conto che la nostra è una realtà territoriale diversa rispetto alla grande città e, quindi, la nostra scelta è anche dettata da questo e dalla decisione pedagogica di lasciar crescere i ragazzi dando loro autonomia.”

Al di là di qualsiasi decreto ministeriale o circolare scolastica bisogna considerare il rapporto di fiducia che deve esserci tra genitori e figli e anche scuola e genitori, ma che, sembra, stia lentamente svanendo.

Veronica Migani, dirigente dell’ Istituto Comprensivo “G. Solari” di Albino afferma: “Questo dibattito mette in gioco tre ambiti fondamentali e su cui si basa il mondo della scuola: giuridico, genitoriale e libertà dell’individuo. Conosco la legge e conosco il codice penale, ma so anche che se decidessi di adeguarmi a questa nuova circolare creerei il caos: certo che noi come scuola dobbiamo tutelarci, ma obbligando i genitori a venire a prendere i figli fuori da scuola, rischiamo di creare molti problemi organizzativi alle famiglie. E, inoltre, non contribuiamo alla crescita personale dei ragazzi. Però, è una situazione difficile e come scuola stiamo pensando sul da farsi perché sulle spalle degli insegnanti dell’ultima ora grava una responsabilità civile e penale difficile da gestire. Spero che la situazione cambi e che la responsabilità non continui ad essere della scuola. Certamente l’aggressività dei genitori degli ultimi anni non aiuta: cercano sempre un colpevole e sono sempre alla ricerca di risarcimenti per i propri figli. Saremo, quindi, costretti anche noi a tutelarci con nuove regole e obblighi?”

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Commenti

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  1. Scritto da CANOR

    Bravi! Complimenti ai nostri dirigenti scolastici, che con coraggio e buon senso hanno bloccato un obbligo che avrebbe messo in crisi l’organizzazione di molte famiglie (la mia sicuramente) e forse anche rallentato il processo di emancipazione dei nostri ragazzi.