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Leva civica: 9 mesi importanti, ecco perché

Debora Bolis, classe 1993, ha preso a un progetto di leva civica regionale in una biblioteca di un comune della Valle Brembana e ci racconta la sua esperienza formativa, consigliandola ai suoi coetanei

Nei passati nove mesi sono stata impegnata in un progetto di leva civica regionale in una biblioteca di un comune della Valle Brembana. Nove mesi volati via velocemente, nove mesi di libri in prestito, di scaffali da sistemare e utenti con richieste diverse.

Da amante dei libri, quando è uscito il bando di leva civica regionale non ho avuto dubbi, sapevo bene quale settore avrei scelto. Sono sempre stata attratta da librerie e biblioteche, da quegli scaffali pieni di libri, dalle mille copertine colorate e le storie capaci di portarti altrove. Ho compilato la domanda per il posto di assistente in biblioteca nel mio paese, ho fatto il colloquio, prima con l’associazione che si occupa di gestire i progetti di leva civica e servizio civile poi con l’amministrazione comunale, e sono risultata prima. Così è iniziato il percorso.

Da frequentatrice delle biblioteche come utente, ho amato apprendere come si svolge il “dietro le quinte”: dall’inserimento in catalogo dei libri, all’attivazione delle tessere degli utenti, alla lavorazione dei nuovi volumi acquistati (ovvero mettere sul dorso l’etichetta con la catalogazione del libro, timbrarlo e ricoprirlo), alla sistemazione a scaffale di tutti i volumi che vengono restituiti. Grazie a questa esperienza ho compreso meglio come i libri vengono classificati, dapprima in macro-classi (arti, religione, scienze sociali, storia e geografia, letteratura, ecc.) poi in varie sotto-categorie (ad esempio, letteratura italiana, americana, inglese, ecc.). All’inizio è stato difficile imparare a ricordarsi come le diverse categorie erano state sistemate a scaffale (tenendo conto degli spazi fisici disponibili), ma con il tempo diventa più semplice; non solo riesci a ricordarti dove si trovano i libri della letteratura italiana moderna, dove sono le saghe per ragazzi, le guide turistiche o i volumi di storia locale, ma anche dov’è sistemato il singolo libro.

Accanto a questo aspetto più manuale, c’è stato quello relazionale, sia con la bibliotecaria (unica mia collega) e, soprattutto, con gli utenti. Si accende una punta di soddisfazione in te quando noti che sai associare le facce delle persone ai nomi sui “cavalieri” (ovvero i fogli del prestito interbibliotecario su cui c’è scritto il nome dell’utente che ha richiesto tal volume) o quando riesci a trovare il libro che l’utente cercava. Per fortuna, non ci sono mai stati troppi utenti “problematici”, di quelli che creano tragedie per ogni minimo dettaglio o si lamentano in continuazione. Ovviamente, alcune difficoltà ci sono state; ad esempio, quando le persone ti chiedono di consigliare loro un libro: che siano utenti abituali o meno, non è mai facile riuscire a dare una risposta soddisfacente alle loro richieste. E dato il gran numero di volumi presenti è impossibile credere che un bibliotecario (o assistente) li abbia letti tutti, dalla saggistica alla narrativa per adulti ai racconti per bambini.
Molti degli utenti della mia biblioteca erano adulti o bambini sotto ai 10 anni. Ho visto pochi adolescenti (tra gli 11 e i 17 anni) appassionati alla lettura: i testi che richiedevano erano scelti dagli insegnanti, assegnati come compiti e/o letture estive. La bibliotecaria stessa mi ha raccontato che, nonostante le iniziative scolastiche di promozione alla lettura (che lei svolge tutti gli anni con i ragazzi delle medie), è difficile conquistare l’attenzione e la passione dei giovani catalizzandola verso i libri. Con l’intrattenimento visivo dei film o delle serie TV, leggere è considerato “noioso” e “passivo”. Secondo me, invogliare alla lettura sin da piccoli, non solo come attività solitaria ma anche come esperienza da vivere con genitori e nonni, è un buon metodo per farli appassionare; ma, infondo, è pur vero che leggere è una passione come un’altra: non si può forzare.

Oltre al quotidiano scambio con gli utenti, alle iniziative culturali promosse dall’amministrazione, al lavoro di prestito e interprestito dei volumi, ci sono stati anche i corsi di formazione del progetto leva civica: quaranta ore di lezione su come impostare il curriculum, sulla sicurezza sul lavoro e su tutti gli aspetti burocratici e le leggi che concernono le biblioteche e l’ambiente culturale.

Se il mio tempo passato in biblioteca è stato in sé più che positivo, i lati negativi possono essere imputabili alla natura del progetto, che non può essere considerato un “vero lavoro” con uno stipendio adeguato. È un’esperienza in un contesto lavorativo, che dura nove mesi/un anno e che si chiude quando arriva la scadenza, con poche o nulle possibilità di creare un futuro rapporto lavorativo nell’Ente scelto (poi, dipende da situazione a situazione).

Consiglierei l’esperienza? Sì, soprattutto ai ragazzi che hanno appena concluso le superiori: nonostante ti ripetano fino alla nausea che la leva civica non è un lavoro (in pratica, secondo me ci si avvicina molto), è comunque un’esperienza formativa (anche se momentanea) che dà un’idea di come sia trovarsi in un contesto lavorativo. Inoltre, se non si hanno grosse spese sulle spalle, è un buon modo per guadagnarsi qualche soldo per potersi pagare uscite e acquisti senza gravare sui genitori.

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