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Berrino a Bergamo: gli integratori sono pericolosissimi foto

Il tema dell’incontro è stato: “Quanto conta il cibo nella prevenzione e cura delle patologie tumorali?”, analizzato, oltre che con il dottor Berrino, anche con la chef di cucina naturale Laura Castoldi, e i dottor Alessandro Piccinelli, responsabile U.O. di Urologia della Clinica Castelli e Roberto Sacco, Direttore Scientifico della Clinica Castelli.

Il dottor Franco Berrino non ha bisogno di presentazioni e le 150 persone venute – con 200 in lista d’attesa – all’incontro “Food power: il potere del cibo per prevenire e meglio curare il tumore alla prostata”, lo sanno bene.
Medico, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nella sua attività quarantennale di ricerca e prevenzione ha promosso lo sviluppo dei registri tumori in Italia e coordinato i registri tumori europei per lo studio della sopravvivenza dei malati (Progetto EUROCARE). Ha coinvolto decine di migliaia di persone in studi sulle cause delle malattie croniche (Progetti ORDET e EPIC). I risultati gli hanno consentito di promuovere sperimentazioni per modificare lo stile di vita allo scopo di prevenire l’incidenza e la progressione dei tumori (progetti DIANA).

franco berrino
franco berrino

La sua competenza, fama e cordialità non potevano che riempire – con gente anche in piedi – la sala della Clinica Castelli che ha ospitato l’evento in collaborazione con BergamoScienza. Il tema dell’incontro è stato: “Quanto conta il cibo nella prevenzione e cura delle patologie tumorali?”, analizzato, oltre che con il dottor Berrino, anche con la chef di cucina naturale Laura Castoldi, e i dottori  Alessandro Piccinelli, responsabile U.O. di Urologia della Clinica Castelli e Roberto Sacco, Direttore Scientifico della Clinica Castelli.

Prima dell’inizio della conferenza abbiamo avuto la possibilità di intervistare il dottor Berrino per conoscere di più dei suoi studi negli anni di lavoro all’Istituto Nazionale dei tumori e all’Istituto europeo di oncologia, ma soprattutto dei principi di uno stile di vita sano.

“Io raccomando la dieta che consiglia il codice europeo per la prevenzione del cancro, che è stato redatto da un gruppo di lavoro pubblicato nel 2014. Il consiglio di base è di basare l’alimentazione quotidiana su cereali integrali, legumi, verdure, frutta, compresa la frutta oleaginosa; di evitare il consumo di bevande zuccherate, di limitare il consumo dei cibi ad alta densità calorica, che sono cibi molto ricchi di grassi e di zuccheri, ahimè molto proposti sullo scaffale del supermercato; di limitare il consumo delle carni rosse che sono associati ai tumori dell’apparato digerente, soprattutto; di evitare le carni lavorate, il che vuol dire evitare i salumi, e di limitare l’alcool e il sale. Questi sono i principi generali che sono basati su solide osservazioni scientifiche.”

Oltre alla dieta come bisogna comportarsi ai fini di uno stile di vita corretto?

“Il codice europeo contro il cancro raccomanda di non fumare, di non permettere che si fumi in casa nostra, di preoccuparsi dell’inquinamento ambientale e raccomanda di fare attività fisica quotidiana. Diciamo che i tre temi principali sono: il tabacco, l’alimentazione e l’attività fisica. Poi, noi dell’associazione della Grande Via – associazione fondata da Franco Berrino e Enrica Bortolazzi allo scopo di favorire iniziative volte a promuovere la prevenzione delle malattie e la longevità in salute – oltre a questi fattori, sottolineiamo l’importanza della vita spirituale. Perché oggi gli studi dimostrano che con la nostra attività spirituale noi possiamo modificare l’attività del nostro DNA: possiamo accendere e spegnere certe cellule. Si sa, per esempio, che con la meditazione, con la preghiera, che è un po’ la nostra forma occidentale di meditazione, si riduce l’attività dei geni che causano infiammazione. E questo stato infiammatorio cronico è associato a tutte le malattie croniche: al diabete, agli infarti, al cancro, all’Alzheimer. Quindi, è bene avere una vita che tenga basso il livello delle sostanze delle infiammazioni nel sangue. E lo possiamo fare aiutandoci con un cibo prevalentemente vegetale, con un cibo che non faccia alzare troppo la glicemia e diminuendo il cibo animale, eccetto il pesce che è molto anti infiammatorio. Lo possiamo fare con l’attività fisica regolare: non c’è bisogno di fare chissà quale attività fisica, basta mezz’ora al giorno, o un quarto d’ora.”

Gli integratori? Sono d’aiuto?

“Gli integratori sono pericolosi, bisogna stare molto attenti. Prendete tutto quello di cui avete bisogno dal cibo, dalla varietà dei cibi, non dagli integratori. Questa cosa nel codice europeo per la prevenzione del cancro non è stata ripresa perché è possibile che per alcune persone, per esempio quegli uomini che non mangiano mai verdure, frutta, ma mangiano soltanto pane e salame, carne, formaggi etc., è probabile che una pillola di vitamine anti-ossidanti gli faccia bene. Ma non possiamo illuderci di poter prevenire i tumori con delle pillole di qualunque sostanza. Tutti gli studi sono stati fallimentari: o hanno fatto aumentare il cancro o non hanno combinato niente. Per cui gli integratori per la prevenzione del cancro non ci sono. Ci sono degli integratori che possono essere utili se presi per un breve periodo di tempo, in determinate situazioni o per determinate patologie, ma non per la prevenzione né per la cura del cancro. Anzi, bisogna stare molto attenti perché rischiamo addirittura di ostacolare l’efficacia delle terapie oncologiche con integratori di sostanze anti-ossidanti.”

Il filosofo Feuerbach diceva che l’uomo è ciò che mangia. Fino a che punto sostiene questa affermazione?

“Non sono d’accordo. Io penso che l’uomo sia molto di più di quello che mangia, sia anche quello che pensa. Non è fatto soltanto di carne. Però, quello che mangia influenza molto.”

Lei non sgarra mai? Neanche una birretta?

“Ma certo che mi piace la birra. Ogni tanto la bevo. Anche il vino! Ma solo ogni tanto, quando trovo un vino vero, non addizionato con un sacco di porcherie come i solfiti. Mangio anche la carne, un paio di volte all’anno, quando mi capita di trovare un animale che è stato trattato bene. Due anni fa, quando si è sposata la mia cuginetta che abita a Felino, ho assaggiato una fetta di salame e una fetta di culatello!”

Non poteva che terminare con una risata la nostra intervista, come il suo intervento: “E qui, in clinica ci sono i distributori di bibite zuccherate? Sì? E allora toglietele, se no non vengo più!”

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